ELENA E MICHELA MARTIGNONI.
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I BORGIA, IL DELITTO, LA VENDETTA.
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Parte 4.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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7.
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La prigioniera.
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Cittadella di Forl.
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16 marzo 1502.
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Dorotea Malatesta Caracciolo aveva capelli lunghi e lisci. La moda imponeva di tingerli per schiarirli,
ma lei preferiva mantenerli del loro colore naturale, lo stesso caldo castano della capigliatura di sua
madre. Oltre alle chiome, Dorotea ricordava di lei solo le poche carezze che ne aveva ricevuto. Ancora
bambina era stata portata a Urbino e affidata alla duchessa Elisabetta Gonzaga, sua zia, per ricevere
uneducazione adeguata al suo rango. Il suo viso era un ovale perfetto dal colorito niveo e la sua pelle
risplendeva di giovinezza e salute. Gli occhi scuri, screziati da pagliuzze dorate e protetti da ciglia fitte,
avevano il taglio allungato di una mandorla e la bocca morbida nascondeva un malizioso sorriso
infantile. La sua figura flessuosa aveva le proporzioni di una statua classica. Era bellissima, nel fulgore
dei suoi ventidue anni. Scivol in basso nella tinozza piena dacqua tiepida e profumata e appoggi
indietro il capo. Le piaceva stare immersa nellacqua a pensare. Si accarezz le cosce e i seni,
indugiando nella sua intimit fino a darsi il piacere, sognando che quelle carezze nascoste giungessero
da altre mani. Quelle di Diego Ramires. Si erano conosciuti alla corte di Urbino quando Diego
combatteva al soldo del duca Guidobaldo. Lui la cercava, la corteggiava, la voleva con insistenza.
Erano bastati pochi incontri per accendere entrambi e lei, ricamando camicie per Diego e immaginando
con malizia il momento in cui gliele avrebbe sfilate dal torace, sognava un futuro con lui. Non era il
loro destino. Diego, passato alle dipendenze di Cesare Borgia, aveva dovuto allontanarsi da Urbino con
i trecento uomini che comandava, e lei era stata chiesta in moglie da Giovanni Caracciolo, un anziano
condottiero della Repubblica di Venezia, gradito alla zia Elisabetta. Il contratto di nozze era stato
firmato in fretta e il matrimonio subito celebrato per procura. Aveva sposato un vecchio, che non
amava, senza potersi opporre, anzi, fingendosi onorata! Chiudendo gli occhi Dorotea ripens al dolore
provato in quei giorni. La consolava solo il fatto che la Serenissima non aveva concesso al Caracciolo,
impegnato contro i turchi, di andarla a prendere. Era partita per la sua nuova patria con poche donne,
alcuni soldati mandati da Venezia per scortarla, e la certezza che non sarebbe stata mai pi felice
lontana dagli occhi di Diego. Usc dalla vasca e lasci che la sua cameriera lavvolgesse in un telo di
lino. Il languore dellorgasmo le aveva messo tristezza. Come sarebbe stata la sua vita se Diego non
avesse parlato di lei al Valentino? Lo immaginava, con il volto arrossato dalleccitazione, raccontare al
Borgia il loro amore ostacolato dal Caracciolo e chiedergli aiuto, consiglio, protezione. Quel concitato
racconto aveva di certo prodotto in Cesare il prurito dellazzardo. Il rapimento della moglie di un
condottiero veneziano gli era parsa unoccasione per divertirsi e dimostrare la sua forza alla spocchiosa
Venezia. Aveva messo a disposizione di Diego un drappello, assicurandogli la sua copertura. Era un
anno prima, il 13 febbraio 1501. Con la sua piccola scorta e i suoi tanti bagagli Dorotea era arrivata in
Romagna. La Serenissima aveva scritto al Valentino pregandolo di vigilare sul passaggio del convoglio
della sposa del Caracciolo nelle terre del duca e lui, con la sua abituale falsit, aveva giurato. Dorotea
fremeva ancora ripensando al momento dellattacco subito vicino a Cervia. Una decina di soldati erano
morti per proteggerla, altri erano stati feriti, ma quando Dorotea aveva visto Diego a capo dei suoi
rapitori tutto era cambiato nel suo cuore. Al galoppo, insieme, avevano proseguito verso Forl. Anche
se stupita da quel gesto rischioso era raggiante, il destino prendeva il corso che lei voleva. Una felicit
breve, per. Nei pressi di Forlimpopoli un altro gruppo di spagnoli aveva prelevato Ramires e impartito
ordini agli uomini che la custodivano. Diego le aveva lanciato uno sguardo fugace per rassicurarla e se
nera andato. La notte, passata in una casa di villici, era stata un inferno. Perch lui non tornava? Verso
mattina era stata scortata fino alla cittadella di Forl e rinchiusa in una stanza. La sensazione di
incertezza e di smarrimento che aveva provato era impressa a fuoco nella sua mente, cos come il
momento in cui la porta si era aperta ed era entrato un uomo dal viso mascherato. Laveva osservata
per alcuni istanti poi aveva scoperto il volto. Era il Valentino. Ora viveva l da un anno, nascosta, per
salvare le apparenze ed era la sua concubina. Venezia, il Caracciolo, la zia Elisabetta, tutti sapevano,
ma non potevano nulla contro il Borgia. Tempestavano di proteste il papa e il Valentino che si
professavano estranei al misfatto e accusavano Ramires del rapimento, promettendo di catturarlo. Di
Diego non aveva pi avuto notizie. Trovare una soluzione alla sua prigionia era il suo rovello
quotidiano. La fuga, per esempio. Certo non era facile: la sorveglianza di un mantovano odioso di
nome Zanetto, che Cesare le aveva messo alle costole, era ferrea. Restava la morte. S, aveva pensato
anche a quella per sottrarsi al Borgia e ai suoi vizi, ma... era giovane, voleva vivere e rivedere Diego.
Prese una camicia dalle mani della cameriera e inizi a vestirsi. Si accorse che la ragazza la fissava in
modo insistente cercando di attirare la sua attenzione. Che hai? le chiese annodandosi una cintura in
vita. Ho una lettera per voi. Il viso di Dorotea divenne una fiamma. Chi te lha data? Uno
stalliere, ma vi prego, signora, state attenta... se Zanetto lo verr a sapere mi ammazzer. Non lo
sapr! Nascondila nel mio abito, presto, e poi vai. Quando potr ti ricompenser.  una promessa. La
servetta le infil il foglio in una tasca del vestito e usc a prendere altra biancheria. Appena fu sola
Dorotea si precipit vicino a una finestra e apr la lettera. Era di Diego.
8
La caccia
Cesena 10 aprile 1502
Ramiro de Lorqua respirava con affanno per la galoppata. Aveva scagliato la lancia sul cervo braccato
dai cani e poi si era avvicinato per guardarlo. Lanimale lo fissava con occhi vitrei. Era stato un
combattente e le ampie corna scolpite dai duelli lo dimostravano. Ora non avrebbe pi lottato, ma
saziato palati. Seguito dagli altri cacciatori Diego Ramires raggiunse il de Lorqua. Bella preda! grid
Francesco Orsini con una punta dinvidia. E un tiro formidabile. Usate bene la lancia. Ramiro si
volt verso di lui annuendo. Non solo quella disse spavaldo rivolgendosi anche al suo ospite,
Giovanni dAlbret, cognato di Cesare Borgia. Per onorarlo, in quei giorni, Ramiro aveva organizzato
banchetti, feste, danze e quella caccia alla quale avevano partecipato anche Francesco e Paolo Orsini, di
passaggio con le loro truppe per le terre di Romagna. Allontanati i cani, sotto gli sguardi dei signori che
erano scesi da cavallo per rifocillarsi, gli uomini di Ramiro si occuparono del cervo. Avete visto che
corna? Era un capobranco! osserv Ramiro. Ma ora  stecchito! Francesco Orsini diede una pacca
al suo cavallo e si allontan dietro un cespuglio per orinare. Paolo invece invit Ramiro a seguirlo.
Voglio parlarvi in privato. Lasciate il dAlbret ad altri, lo avete gi viziato abbastanza. Il de Lorqua
cerc il principe francese con lo sguardo e vide che stava conversando con alcuni cacciatori. Chiam
Diego Ramires e gli ordin di seguire lospite e compiacerlo, poi si incammin con lOrsini lungo un
sentiero che si apriva nel bosco. Le loro ombre si stagliavano sul terreno disseminato di radici.
Slanciata quella dellOrsini, bassa e tarchiata quella dello spagnolo. Ho notato molti cambiamenti...
esord lOrsini. Mi compiaccio con voi per come avete trasformato la Romagna. Ho lavorato duro, e
i risultati si vedono. Cesare  fortunato ad avervi al suo servizio. Non  facile trovare persone abili e
fidate come voi. Ramiro trasal. Doveva misurare le parole e lasciare che quel serpente si scoprisse da
solo. Conosco il Valentino da quando era un ragazzo afferm con enfasi. Sappiamo quanto gli siete
legato, anche se lui sta sempre attaccato al Corella... non muove un passo senza di lui. Michele ha i
suoi compiti, io ho i miei disse secco Ramiro. Quel fare insinuante lo infastidiva. Dove volete
arrivare? aggiunse. Io non mi diverto a perdere tempo in chiacchiere come le donne. Paolo Orsini
ridacchi. State tranquillo. La nostra conversazione vi interesser. Largomento? Ramiro si ferm
a gambe larghe in mezzo al viottolo. La Romagna mi piace disse Paolo invitandolo a continuare la
passeggiata e ho anche molti amici qui. Proprio ieri ne ho incontrato uno che mi ha spiegato perch
manca il frumento. Venite al dunque. Paolo Orsini cambi espressione e questa volta fu lui a
fermarsi fissando il de Lorqua con severit. So che ne fate incetta per poi rivenderlo a caro prezzo e
tenervi il denaro. Ramiro divenne di fuoco. Come osate! Port la mano sullelsa della spada mentre
un raggio di sole cadeva sullanello che portava allanulare destro. Lasciatemi finire lOrsini lo
blocc. Sanno tutti che vi ammazzate di lavoro per i Borgia, anzi state facendo molto pi di quanto vi
chiedano. Io non solo non vi biasimo, ma vi ammiro. Lavorate bene per voi e per il vostro signore,
perci non c niente di male se... come posso dire... arrotondate le cifre. La mente di Ramiro correva
in tante direzioni. Lo stava ricattando o fingeva? Dovete ringraziare chi siete e le persone che sono
con noi se non vi chiedo soddisfazione per quello che insinuate! Aspettate Ramiro! Non  mia
intenzione offendervi. Permettetemi di spiegare. Qualche problema, Paolo? domand Francesco
Orsini appena sopraggiunto. Li aveva seguiti per spalleggiare il cugino, pens Ramiro. Tutto a posto.
Stavamo solo parlando... della sua fedelt ai Borgia. Una qualit che tutti gli riconoscono asser
Francesco e che a noi piacerebbe mettere alla prova. Paolo Orsini si accost insinuante. Vi parliamo
da amici, Ramiro, non scordatelo. Ora tutto fila liscio tra noi e Sua Santit, ma il vento pu cambiare,
lo sapete. E credo che a voi dispiacerebbe lasciare il nostro bel paese e loasi di obbedienza che avete
saputo costruire a Cesena. Quanto sapeva quel maledetto romano? pens Ramiro. O era Cesare che li
mandava avanti per metterlo alla prova? Nessun vento di cambiamento, signori disse rivolto ai due
e io ho troppo da fare per interessarmi ad altro. Eh no, una certa brezza si sente in Italia. I Borgia
non abbandonano i loro sogni di grandezza. Bologna per esempio resta in cima ai loro desideri e i
Bentivoglio non dormono sonni tranquilli. Ma ci siamo capiti: vi ribadisco che sarebbe un dispiacere
per noi che Cesena fosse un giorno governata da un altro. Se ci entrassimo noi, la lasceremmo in mano
vostra, vero Paolo? Francesco si era avvicinato molto a Ramiro e gli sussurr: E non ci sarebbe
bisogno di arrotondare le cifre. Gli uomini di valore noi li ricompensiamo per quanto valgono, e voi
valete moltissimo. Ramiro tacque per un attimo. Gli proponevano di tradire Cesare e vendersi a loro?
Cos sembrava, ma in modo ancora troppo nebuloso per pretendere una risposta chiara. Avevano
lapparenza di sogni pi che di progetti concreti. Per il momento era meglio rifiutare ed evitare grane,
ma doveva anche dar loro qualche segnale positivo. Il papa era vecchio... pens, e senza di lui Cesare
avrebbe dovuto per forza trattare con gli Orsini. Ramiro si pass una mano sulla fronte. Da tempo
cercava il modo di coprirsi le spalle per questa evenienza, e poi la parola soldi suonava sempre bene
alle sue orecchie. Signori, sul mio governo in Romagna non spira vento di cambiamento ribad
risoluto. Ma poi, mutata espressione, aggiunse: Qualora per si alzasse una tramontana e voi aveste
una proposta concreta vi ascolter con piacere. Bene, don Ramiro. Gli uomini savi sanno che la vita
riserva molte occasioni... basta saperle afferrare al volo Paolo Orsini gli sorrise sornione. Ci
manterremo in contatto aggiunse Francesco cedendogli il passo. Ora torniamo dagli altri. Il vostro
ospite doltralpe potrebbe offendersi. Seguito dai due romani Ramiro raggiunse il principe di Navarra
che era gi a cavallo. Cerc Diego Ramires con lo sguardo senza trovarlo, infine lo vide sbucare dal
bosco. Allora diede ordine alla comitiva di rientrare. Gli Orsini avevano sondato il terreno in vista dei
loro giochi di potere, pens Ramiro balzando in sella, forse progettavano una rivolta... Italiani
intriganti! Doveva avvertire Cesare? Rivide il volto sprezzante del Valentino. No, per il momento
avrebbe taciuto. Meglio aspettare e tenersi buoni gli Orsini.
9
La lotta
Forlimpopoli
15 aprile 1502
Affidati i cavalli a un palafreniere, Michele Corella e il Valentino si avviarono verso la piazza.
Micheletto si copr il volto con una maschera nera e ne porse una a Cesare. Il suo viso scarno era
conosciuto in Romagna, forse pi di quello del Borgia che nelle occasioni pubbliche si celava dietro il
cimiero. Si assomigliavano; entrambi portavano la barba, marchio dellorigine spagnola, e i capelli
lunghi fino alle spalle divisi da una netta scriminatura: nero corvino quelli di Michele, castani quelli di
Cesare; lui per aveva un naso lungo e affilato mentre Cesare quello un po adunco caratteristico dei
Borgia. Anche i loro occhi erano diversi, neri e sporgenti i suoi, dorati e intensi quelli di Cesare. Quel
giorno vestivano abiti e mantelli di fattura comune e di stoffa grezza, come sempre quando non
volevano essere riconosciuti. Michele stava bene con Cesare. Si erano conosciuti alluniversit di Pisa
studiando giurisprudenza e godendosi la vita tra donne, bevute, sfide, tornei. Poi il Borgia era diventato
cardinale e lui si era messo a sua disposizione. Il loro rapporto era chiaro: Cesare ordinava e lui
eseguiva, senza mai discutere, senza consigliare. Non era corruttibile, apparteneva a quella specie di
persone che scelgono una sola volta. Servire il Valentino gli procurava le emozioni e il temuto rispetto
che voleva. La gente lo chiamava boia? Era vero, uccidere gli piaceva e si sentiva pi sicuro quando
finiva un lavoro con le sue mani. Provava un piacere fisico simile a un orgasmo, durante
unesecuzione. Vedere la vita spegnersi negli occhi dei nemici era la conferma della sua vittoria. La
coscienza laveva messa a tacere da tempo con la giustificazione di agire per volont del vicario di
Cristo e con la convinzione di eliminare individui non certo migliori di lui, ma solo meno protetti,
meno potenti e soprattutto meno svelti. Anche Cesare era di buonumore, not Michele, cogliendo un
sorriso compiaciuto sulle labbra del Borgia. Quelle avventure in incognito lo eccitavano. Invece si
annoiava con i parassiti, invidiosi e diffidenti, che frequentavano la curia: lo circuivano per interesse,
adulandolo senza ritegno. Un rumore di cavalli al galoppo interruppe i suoi pensieri. Sul sentiero che
percorrevano apparvero alcuni cavalieri. Nascondiamoci l sotto ordin Cesare precedendo Michele
in un fossato. Chi erano? chiese poi rialzandosi e tornando sulla strada. La scorta di Ramiro
rispose Michele raggiungendolo. Mi auguro che almeno oggi non te lo troverai tra i piedi. La piazza
di Forlimpopoli era stipata di bancarelle. Si celebrava la festa di qualche santo del contado. Il popolo
aveva bisogno di dimenticare i rigori dellinverno e la carestia che falciava i pi deboli. Michele e
Cesare si avvicinarono a una venditrice di piade che cuoceva le focacce su un braciere. La vecchia ne
porse una al Corella mostrando un sorriso sdentato. Mangiate, signore, c dentro il mio formaggio. 
buono, anche se le bestie ne hanno poca di erba da brucare e il loro latte sembra acqua... il grano, poi,
non  quello solito! Micheletto porse una moneta alla donna e addent la piadina. Perch il grano
non  quello solito, donna? Siete forestieri, eh? Ormai il grano buono se lo mangiano solo i signori e
i soldati, boia di un mondo ladro! Quei porconi non sono mai pieni! Noi poveracci ci tocca arrangiarci
con questo qui indic un sacco di farina scura ai suoi piedi. Io dico che se lo sapesse il nostro duca...!
Ma prendetene una anche voi! Porse una focaccia a Cesare. Gli affari si fanno meglio a pancia
piena. Cesare fece un cenno di saluto e preso Michele per un braccio si allontan verso unaltra
bancarella masticando con gusto. Nella piazza lo schiamazzo era fortissimo. Musicanti e imbonitori
facevano a gara per farsi sentire. Alcune prostitute cercavano clienti tra il razzolare di oche e galline.
Sotto un platano quattro giocatori di tarocchi discutevano ad alta voce, mentre una giovane zingara
invitava i passanti a entrare nella sua tenda per farsi predire il futuro. Michele addit a Cesare un
capannello di persone riunite intorno a un uomo di mezza et, grosso e rubizzo, con un gran paio di
baffi brizzolati, che teneva una sorta di comizio.  il Novacula, il barbiere letterato bisbigli il
Corella ridacchiando. Vuoi ascoltarlo? Di sicuro parla di te. Stiamo un po distanti, potrebbe
riconoscerci. Parola di Andrea Bernardi tuonava il Novacula. Questa volta vado io di persona a
parlarci al Valentino! Non possiamo continuare cos. Ma le vedete quelle oche? Sembrano di legno
tanto sono magre. Somigliano alle nostre donne! Non c pi niente da palpare, santo Dio! Luditorio
esplose in una risata. E quando vi faccio le barbe a voialtri... mi pare di spelare dei teschi! Avete delle
gran brutte facce, lasciate che ve lo dica! E quando ce la fai la barba al duca? grid un popolano.
Ci vado presto e vedrai che mi ascolta! Lui s che  un gran signore e alla sua gente ci vuole bene.
Non come quel porco del Ramiro! Ne ha fatto secco un altro, gi alla locanda del Brunelli. Lha
infilzato col forcone come fosse un pollo perch gli aveva sporcato gli stivali. La deve finire
quellorco di ammazzarci come bestie! Quelli che non ammazza lui li ammazza la fame! Te che sei
un letterato, Novacula, devi scriverlo nelle tue storie! Mentre gli astanti approvavano con calore
queste parole, Cesare e Micheletto si avvicinarono a un angolo della piazza dove era stato improvvisato
un quadrato per i combattimenti. Una corda tesa su quattro paletti delimitava la zona della lotta. Un
contadino imponente aveva appena steso al tappeto un uomo sulla trentina che faticava a rialzarsi da
terra. Bravo Poldino! gridava il pubblico. E quattro! Il campione alzava le braccia sopra la testa e
faceva il giro del quadrato gonfiando il torace. Adesso chi viene? Tirate fuori le palle se le avete!
tuonava il contadino. Micheletto non fece in tempo a fermarlo: Cesare si stava gi togliendo il cappello,
il mantello e la giubba, ed era pronto per combattere. Siete sicuro, signore? Mi sembrate un po smilzo
per il Poldino. Lavete visto bene? gli chiese quello che pareva limpresario del campione. Cesare fece
un fischio di ammirazione e si mise al centro del quadrato. Michele rise tra s. Era proprio questo il
genere di svago che Cesare andava cercando. Si divertiva di pi in mezzo alla gente comune che tra i
nobili. Un momento! esclam di nuovo limpresario. Di guai non ne vogliamo. Non vi abbiamo mai
visto in paese. Chi siete? Siamo mercanti rispose il Corella. Veniamo da Rimini per affari. E chi
mi dice che questo qui non crolla stecchito al primo pugno del Poldino? Cesare, sempre in silenzio, si
avvicin al banchetto di un fabbro che stava l accanto e prese dal tavolo un ferro di cavallo. Il pubblico
guard incuriosito il Valentino che si portava nel mezzo del quadrato e alzava il ferro sopra la testa per
mostrarlo; poi, accertatosi di avere lattenzione su di s, lo pieg a mani nude cambiandone la forma.
Un sospiro di stupore si alz dalla folla. Allora posso sfidarti, campione? chiese Cesare buttando a
terra il ferro deformato e guardando il gigante negli occhi. Poldino sostenne il suo sguardo, ed entrato a
sua volta nel quadrato, gli chiese ironico: E la mascherina? Non te la togli perch sei brutto? Cesare
slacci la maschera e se la tolse insieme alla camicia gettandola a Micheletto. Limpresario, che
fungeva anche da arbitro, si mise tra i due sfidanti mentre calava il silenzio. Signori! Vietati i colpi
sotto la cintura e... Attento Poldino che ti devi sposare il mese prossimo! grid uno del pubblico.
Se con quelle mani ti strappa i maroni, cosa ci dai alla tua bella la prima notte di nozze? I presenti
scoppiarono a ridere motteggiando e incitando il loro eroe. Larbitro mise i due lottatori uno di fronte
allaltro, restando in mezzo. Micheletto pens a quante volte aveva visto Cesare sfidare i tori nella
corrida o i cinghiali a caccia. Aveva sempre quel fuoco negli occhi quando affrontava un pericolo,
come se solo in quei momenti si sentisse vivo. Osserv il petto forte e villoso del contadino e quello
glabro e definito di Cesare. Anche il pubblico commentava: da vestito Cesare non appariva cos
muscoloso e aveva guadagnato punti nelle previsioni. Circolarono le prime scommesse. Larbitro diede
il via e si spost in fretta lasciando campo libero al combattimento. Sfruttando la sua agilit il
Valentino si abbass agganciando con le braccia le gambe dellavversario per farlo rotolare a terra, ma
la sua mossa riusc solo in parte. Poldino, scivolando su un lato, lo trascin a terra. Il Borgia per si
liber dalla stretta e balz in piedi per poi piombare sul torace dellavversario per stenderlo di nuovo,
ma il popolano con la forza delle sue braccia poderose lo sollev e lo rovesci di nuovo a terra. Con un
balzo gli fu sopra e con mani ferree lo schiacci al suolo. Il Valentino resisteva, con le vene del collo
gonfie per lo sforzo e le cosce strette attorno allavversario per trattenerlo. La pressione del romagnolo
era insopportabile e Cesare aveva ormai le spalle a terra. Il pubblico incitava i contendenti mentre
Micheletto stava allerta pronto a intervenire. Con un calcio a sorpresa sferrato nella schiena di
Poldino, Cesare riusc a liberarsi e a rimettersi di nuovo in piedi. Il contadino gli fu subito addosso. I
due uomini sembravano stretti in un abbraccio mortale. Poldo, pi alto di una testa, premeva Cesare
contro il suo petto. Il Valentino cercava di resistere, ma le braccia dellavversario lo stavano
stritolando. Con le ultime forze cerc di divincolarsi, ma il popolano lo sollev di peso e lo scaravent
a terra dove lo inchiod con la pressione del ginocchio. La folla inneggi al suo campione come
vincitore, ma larrivo improvviso della scorta di Ramiro de Lorqua, attirata dalle grida, gel gli
entusiasmi. Il capitano delle guardie si fece largo tra la folla ammutolita, entrando nel quadrato.
Liberate subito il duca! comand ai suoi che si buttarono sui due strappando Poldino dal Borgia.
Fermi! ordin Cesare rialzandosi. Fermi!  una lotta leale! Poldino ansimava trattenuto da tre
sgherri mentre il suo impresario pallido e tremante balbettava: Scusate, Eccellenza, io... non vi avevo
riconosciuto... Cesare lo zitt con un cenno della mano e si avvicin al giovane colosso. Hai vinto.
Sei un vero campione e io i campioni li premio! Lasciatelo! ordin ai suoi, che subito liberarono il
giovane. Michele riprese Cesare dagli quel che si merita, anzi aggiungi un regalo per il suo
matrimonio. Il Corella prese un sacchetto di monete e le lanci al popolano. Questo giovane lo
voglio nella mia scorta ordin il Valentino rivolto al capitano. E concluse stringendo la grande mano
del giovane piegato in un goffo inchino. La folla, che fino a quel momento era rimasta col fiato
sospeso, esplose in acclamazioni. Poldino aveva vinto una piccola sfida, pens Micheletto, mentre si
accodava al Borgia che riceveva plausi dal suo popolo, ma Cesare aveva vinto molto di pi. Aveva
fatto di quella gente la sua gente, un popolo stretto intorno a un signore severo, ma magnanimo,
generoso e umano, capace di mischiarsi a loro e di godere delle loro stesse gioie. Un signore per cui
valeva la pena morire.
10
Il ritratto
Bologna
3 maggio 1502
Paolo Orsini entr a Bologna allimbrunire sotto un cielo greve di nuvole. Una scorta lo stava
conducendo da Giovanni Bentivoglio, signore della citt. Lo scopo apparente della sua visita era lieto:
concludere le trattative matrimoniali tra Jacopa, figlia di suo cugino Giulio, ed Ermes, figlio del
Bentivoglio. Non credeva per di cavarsela con una visita di cortesia e un brindisi. Cera fermento
nellaria e ci sarebbero state discussioni e richieste a non finire. Un fosco tramonto scendeva su
Bologna rendendo pi cupo il rosso dei suoi mattoni. Cittadini, mercanti e studenti affollavano piazze e
vie in una vivace mistura di dialetti e costumi. Una citt prospera, pens Paolo guardandosi attorno, e
situata anche in un luogo strategico. Il papa aveva studiato nella sua universit e goduto delle sue
allegre brigate. Una citt che il Borgia conosceva e amava e che avrebbe voluto inghiottire come un
boccone gustoso. Lanno prima il Valentino aveva tentato di conquistarla, ma aveva dovuto desistere e
firmare un accordo coi Bentivoglio. Non aveva per ancora abbandonato lidea di prendersela. Una
serie di lampi illumin il cielo, seguita da forti tuoni. Nei pressi della chiesa di San Giacomo, lOrsini
si accorse di una strana confluenza di donne vestite a lutto. Giovani, anziane e bambine, con la testa
coperta da veli neri e la medesima tristezza negli occhi, sparivano frettolose allinterno della basilica
come corvi spaventati da un battito di mani. Paolo si gir verso il patrizio bolognese che aveva accanto
per chiedergli chi fossero, ma questo lo anticip dicendo in tono sprezzante: Le donne dei Marescotti
vanno a commemorare i loro morti. Madri, sorelle, figlie e vedove di traditori. Tutte cagne. LOrsini
non comment, e laltro prosegu. Li abbiamo puniti quei rinnegati! Avevano promesso Bologna al
Borgia se sistemava i Bentivoglio e invece sono stati sistemati loro! LOrsini annu. Era stato presente
a quelleccidio. Ermes Bentivoglio e i suoi, approfittando del momento favorevole, si erano vendicati
dei loro nemici trucidandoli e non si erano accontentati dei quattro maggiorenti e dei loro figli, ma
avevano infierito su duecento tra loro consanguinei e sostenitori. Un brivido percorse Paolo al ricordo
di quella carneficina. Il suo stomaco era forte, ma quello che aveva visto allora lo aveva disgustato, e
pare che lo stesso Cesare ne fosse rimasto sdegnato. Si chiese se i Marescotti fossero davvero
colpevoli. Certo il Valentino, conoscendo gli antichi rancori che dividevano le due famiglie, aveva
tentato di approfittarne, ma una volta firmati i patti con i Bentivoglio si era disinteressato delle faide
bolognesi. Non cos il giovane Ermes. Vedendo le prime gocce di pioggia che cadevano pesanti sulla
via, la scorta acceler il passo. Dopo pochi minuti palazzo Bentivoglio si ergeva davanti allOrsini con
la maestosa grazia delle sue eleganti arcate. Introdotto nel salone delle udienze, Paolo venne accolto da
Giovanni Bentivoglio che gli strinse le mani con calore. Il viso del signore di Bologna, dai tratti
morbidi, caratterizzato da un naso importante ma non adunco e gli occhi scuri, un po sghembi e
circondati da ampie occhiaie, offriva uningannevole impressione di bonariet. Ma il Bentivoglio era
un uomo spietato e il suo passato lo testimoniava. Al suo fianco stava Ermes, alto e magro, col viso
affilato e lo sguardo pervaso da una torbida malinconia. Dopo un affrettato saluto il giovane chiese:
Allora, me lo avete portato il ritratto di Jacopa? LOrsini estrasse dalla borsa una piccola tela dipinta
e gliela porse. Una luce famelica si accese nello sguardo da lupo del giovane Bentivoglio. La stessa
espressione, pens Paolo turbato, di quando, armi in pugno, aveva sgozzato i Marescotti. Cercando di
cancellare quella sgradevole immagine, lOrsini esclam con orgoglio: Il ritratto non le rende
giustizia, credetemi, le donne della nostra famiglia sono colte e hanno fascino, oltre che bellezza... Si
interruppe vedendo entrare Ginevra Bentivoglio seguita da figlie e damigelle. Come le vostre, del
resto! esclam inchinandosi alla signora di Bologna. Giovanni prese il dipinto dalle mani del figlio e
gli diede uno sguardo rapido, poi lo pass alla moglie. Le donne, strette intorno a lei, lo osservavano
commentando con un cicaleccio che aumentava via via di intensit. Il Bentivoglio allora invit la
moglie a lasciare la sala, ma questa, prima di allontanarsi, gli lanci uno sguardo imperioso. Il signore
di Bologna rispose con un impercettibile segno dassenso. Paolo sorrise tra s: era risaputo che Ginevra
aveva il carattere di ferro degli Sforza da cui discendeva e che dirigeva le scelte del marito. Uscite le
donne, Giovanni prese Paolo in disparte e gli chiese: Che intenzioni ha il Valentino? Sarei un
indovino se lo sapessi! rise Paolo. Qualcosa saprete, gli state sempre attaccato! S, ma lui tace. Di
cosa avete paura? Lanno scorso abbiamo firmato un patto e noi Orsini siamo determinati a rispettarlo.
Altrimenti non vi proporremmo questo matrimonio. Voi s, ma il Valentino? E vostro genero
Vitellozzo? Quegli accordi li hanno firmati anche loro. Tra poco il re di Francia scender in Italia
intervenne Ermes.  sempre stato nostro amico, ma ora che  cugino di Cesare come si comporter nei
nostri confronti? Mi fate domande alle quali non so rispondere disse lOrsini a disagio. Vi posso
solo rassicurare sul fatto che noi Orsini non marceremo contro di voi. Il Bentivoglio lo scrut con
preoccupazione. Quindi sapete che il Valentino vuole riprovarci! Vi ribellerete al Borgia se lo far?
Paolo fece attendere la sua risposta. I tempi non erano maturi per replicare a questa insinuante
domanda. Non volete rispondere a... riprese Giovanni, ma Paolo lo interruppe con un gesto deciso.
Senza di noi Cesare  finito! Non ha uomini a sufficienza per conquistare una citt come questa.
Giovanni alz sullOrsini uno sguardo inquieto. Non mi fido del papa, e nemmeno del Valentino.
Lanno scorso mi sono rifiutato di cedergli Castel Bolognese e di aiutarlo nella conquista di Faenza.
Sono certo che non lha dimenticato. Sappiamo che Bologna gli fa gola disse Ermes spalleggiando
il padre. Ma noi non gliela cederemo!  presto per questi discorsi, Ermes, e ricorda che laltra volta
ci siamo salvati patteggiando. Se occorrer lo rifaremo lo calm il padre. E i bolognesi che ne
pensano? domand Paolo. Abbiamo molti oppositori rispose Ermes sprezzante ma come abbiamo
zittito i Marescotti cos faremo tacere anche gli altri. Giovanni guard il figlio con biasimo e scand
secco: Sar lamore per Bologna e per lindipendenza che ci attirer i consensi. E ora onoriamo il
nostro ospite con una cena degna del suo rango. Giovanni invit lOrsini a seguirlo nella sala del
banchetto. Mentre usciva, Paolo lanci uno sguardo al dipinto di Jacopa appoggiato in bella vista sopra
un leggio. La giovinetta dai tratti delicati sorrideva. Nei suoi occhi innocenti si leggeva uninfantile
gioia di vivere. Non si sarebbe annoiata tra le braccia di Ermes, pens lOrsini seguendo i suoi ospiti:
avrebbe conosciuto linferno.
11
La lezione
Cesena
16 maggio 1502
Quando Michele Corella si present nella sala da scherma, il Valentino stava gi eseguendo gli
esercizi di riscaldamento. Indossava una camicia di lino bianco e un giubbetto di cuoio. La mano
destra, protetta da un guanto, impugnava la spada. A Micheletto ricord un felino: la stessa grazia
minacciosa, calcolata e prudente. Vedendolo entrare, Cesare lo apostrof con una leggera irritazione
nella voce: Sei in ritardo! Il mio cavallo si  azzoppato rispose con calma Micheletto conoscendo
la suscettibilit del Borgia e ho dovuto farmi a piedi da... Eri solo? lo interruppe Cesare
sospendendo gli esercizi. Certe cose le faccio ancora da solo ridacchi il Corella. Il Valentino gli
lanci uno sguardo incandescente. Non era necessario portarti la scorta in camera da letto. Sai che non
mi va che giri senza protezione,  imprudente, per Dio! Devo essere io a ricordartelo? Non temere, a
me non si avvicina nessuno. Era almeno brava, la puttana? chiese il Valentino riprendendo ad
allenarsi. Micheletto lo guard sorridendo mentre sceglieva una spada
da sala dalla rastrelliera. Esperta, e anche piacente, ma non adatta a scaldare il tuo letto. Poi,
guardandolo serio, mormor: Avevo la scorta, ma non ho lasciato il cavallo finch per lui non c
stato pi niente da fare. Lhai abbattuto? Il Corella annu. Era affezionato a quellanimale, regalo
del Borgia per un suo lavoretto. Gli occhi morenti della bestia stesa a terra lo avevano toccato pi di
quelli delle sue vittime quando imploravano piet. Peccato, era un bel baio disse Cesare scuotendo la
testa. Poi fendendo laria a colpi di sciabola esclam: Non essere tenero Michele, ho bisogno di
sfogarmi! Si mise in posizione al centro della sala, le gambe un po piegate, la destra avanti, il braccio
sinistro ad angolo retto, con la mano rilassata in avanti. Poi prov alcuni assalti verso un bersaglio di
legno. Mi guardi scettico, che c? chiese cogliendo lo sguardo perplesso del Corella. Riflessi
pronti e buona tecnica, ma... Ma? Troppo impulsivo, attacchi come un toro, senza ragionare.
Spiegati. Meno impeto! Se ti sbilanci troppo in avanti diventi impreciso, cos! Gli mostr gli errori
imitandolo. E mentre riprendi la posizione diventi un bersaglio facile. Dimostramelo! lo sfid il
Borgia. Compiuto il saluto di rito i due incrociarono le lame. Per alcuni istanti si studiarono a vicenda,
poi Cesare tent un assalto improvviso. Micheletto indietreggi parando in terza e colpendolo alla
gamba destra. Hai lasciato scoperto il fianco. Un errore che non ti puoi permettere. Si rimise in
posizione. Riprova! Di nuovo Cesare ripet laffondo e il Corella par in quarta e in terza e lo colp
al petto. Se basta una stoccata non farne unaltra. La seconda potrebbe ricevere una risposta mortale.
In guardia! Il Valentino avanz, questa volta con maggiore prudenza, ma con eccessiva teatralit.
Micheletto si ferm e abbass la spada. Un consiglio: punta pi sullefficacia che sulleleganza. Ora
attento: ti attacco io. Il Corella si slanci come un falco in picchiata su Cesare che, colto alla
sprovvista, indietreggi malamente e riusc a parare le prime tre stoccate, ma poi, stretto allangolo,
allent la presa. Micheletto con una fulminea cavazione lo disarm. La spada vol in aria e cadde al
suolo con uno schianto che risuon a lungo nel silenzio della sala. Il Borgia, costretto alla parete,
ansava. Sei lunico che pu puntarmi unarma alla gola e restare vivo sibil. Il Corella abbass il
ferro, ma non lo sguardo che sostenne quello di Cesare. Nessuno deve permettersi di arrivarti cos
vicino. Il mio compito  quello di evitarti queste situazioni. Il Valentino lo fiss ironico e scoppi in
una risata che non aveva niente di divertente. E gli amici? Hai un consiglio anche per come mi devo
difendere da loro? Perch questa domanda? si chiese Micheletto. Cesare rideva, ma lui lo conosceva
bene e intuiva che qualcosa non andava. Per il Borgia la parola data era sacra. Almeno questo
pretendeva dagli altri. La sua parola invece era pi fragile. Micheletto raccolse la spada del Valentino e
porgendogliela disse: Gli amici veri li riconosci al fiuto, e il tuo  senzaltro migliore del mio. Il
Borgia tacque, si rimise in posizione e per il resto dellincontro mise in pratica al meglio i
suggerimenti. Al termine dellallenamento, affannati e sudati, si strinsero la mano. Il Corella gli chiese
quasi con indifferenza : Che volevi dire con quella frase sulla fedelt degli amici? C qualcuno da cui
dobbiamo guardarci? Non ti ha nemmeno sfiorato il dubbio che parlassi di te, vero? gli rispose
Cesare mentre si liberava del giubbetto di cuoio. Michele pieg le labbra in un sorriso sorpreso:
Perch dovresti dubitare di me? Io ti sar fedele per sempre. Cesare gli diede una manata amichevole
sulla schiena. Chi mi  fedele vive a lungo. E allora, se non parlavo di te, guardati intorno, e dimmi tu
se c qualcuno di cui non devo fidarmi. Michele Corella non rispose subito. Meglio dire una parola di
meno che una di pi. Avanti, dimmi il primo lo incalz Cesare invitandolo a sedersi accanto a lui su
una panca. Perch lasci andare il Vitelli ad Arezzo? gli chiese invece il Corella.  una sua
iniziativa. Io intanto osservo le reazioni dei francesi. Vitellozzo  uno che non si controlla, devi stare
attento. E anche quellanimale di Oliverotto non mi piace. Ma a me interessa la Toscana e loro
possono aiutarmi ad averla. Ho ricevuto ieri alcuni emissari di Pisa che volevano offrirmi la citt. Non
posso ignorare chi vuole seguirmi. Il Valentino scosse la testa e con decisione riprese: Andrai ad
Arezzo. Il Vitelli creder che tu sia l per aiutarlo, e invece devi sorvegliarlo. Prima di conquistare la
Toscana voglio prendere Urbino e Camerino. E gli Orsini? domand Micheletto asciugandosi la
fronte bagnata di sudore. Stanno con me per non fare la fine dei Colonna e degli altri che abbiamo
spazzato via. Sa che sono i pi temibili, pens tra s il Corella. Sono vipere pronte a morderti alla
prima occasione. Il peggiore  il vecchio cardinale. I Borgia lo farebbero fuori allistante, ma serve
ancora. Aspettiamo una loro mossa falsa disse. Intanto Paolo e Giulio stanno preparando i loro
uomini e verranno con te quando ti muoverai, a patto che tu non chieda loro di marciare contro
Bologna. C gran fermento per le nozze di Jacopa Orsini con Ermes Bentivoglio. Tanti auguri agli
sposini ironizz Cesare alzandosi. A Bologna penseremo dopo. E Guidobaldo? Lui  convinto
della tua amicizia e continua a darti prove di fedelt. Cesare si lasci sfuggire un sospiro infastidito.
Non ha le palle per comandare e nemmeno per fare figli. Il popolo di Urbino per lo ama. Questo
 pericoloso. Quando lo cacceremo dalla sua citt lo farai fuori. Micheletto annu. Guidobaldo e
Cesare erano troppo diversi. Non cera possibilit di intesa tra loro. Si alz e gli chiese: C qualcun
altro di cui non devi fidarti? Avevo chiesto a te di rispondermi. Il Valentino si sistem gli abiti e si
avvi verso luscita. Il Corella lo ferm posandogli una mano sulla spalla. Nella scherma se voglio
colpire a destra faccio credere al nemico che miro a sinistra. Devi fare cos anche nella vita. Io sono
con te, Cesare, e vedo tutto quello che ti si muove intorno. Il Borgia, senza ribattere, lo fiss dritto
negli occhi con lo sguardo di un basilisco che scruta i pensieri altrui. Micheletto avrebbe voluto dirgli
che poteva stare tranquillo: non ci sarebbero stati buchi nella fitta maglia della sua sorveglianza. Solo la
morte di uno dei due avrebbe potuto spezzare il filo che li univa, ma temeva di cadere nel sentimentale
e di sembrare falso. I fatti avrebbero parlato per lui. Riposte le spade nella teca, si avvi verso luscita,
dietro al Borgia.
12
La voce
Arezzo
18 giugno 1502
Ancora quella voce! Vitellozzo si strinse la testa tra le mani per spegnere lurlo che lo assillava.
Attimi brevi, ma tremendi. Era il morbo, lo sapeva, quel mal francese che divorava i coglioni, riempiva
di piaghe il corpo e si ingoiava anche la mente. Nessuno doveva accorgersi del suo stato, n amici n
nemici. Si volt e sent ancora le grida esultanti degli aretini in festa. Li aveva liberati dal giogo di
Firenze e avevano buoni motivi per gioire. Anche la cittadella era caduta e i suoi uomini stavano
catturando il presidio fiorentino che difendeva Arezzo. Vide Gianpaolo Baglioni, signore di Perugia,
che sghignazzava battendo pacche sulle spalle di un soldato. Il Baglioni laveva aiutato a compiere
quellimpresa appoggiata anche dalla potente famiglia dei Medici che voleva recuperare il governo di
Firenze, dagli Orsini, da Siena e anche dai Borgia. Il papa e il Valentino avevano mandato Micheletto
coi suoi uomini. Non che avessero fatto molto, ma cerano, e avevano dichiarato di essere con loro, pur
non potendolo fare alla luce del sole per non irritare il re di Francia. Di un fatto Vitellozzo era certo: la
prossima meta sarebbe stata Firenze. Un ufficiale arriv dalla Rocca trascinando un uomo che
protestava, seguito da altri giovani legati e vigilati da una scorta. Signore, li abbiamo presi mentre
cercavano di fuggire. Con loro c anche il vescovo de Pazzi. Che ne facciamo? chiese lufficiale. Il
Vitelli sent una fitta alle tempie e di nuovo la voce della donna che gridava nel suo cervello. Le sue
parole erano confuse, sembravano un lamento, una preghiera o unesortazione. Vitellozzo scosse la
testa e si rivolse alluomo in catene. Tondinelli, non sei riuscito a fuggire, eh, maledetto? Lo sollev
per la giubba alzandolo quasi da terra. Come vuoi che ti tratti, Bernardino? Vuoi che usi la stessa
clemenza che hai usato tu con mio fratello? Lo sai che arriveranno i francesi! A che ti serve questa
scena? grid il prigioniero guardandolo negli occhi. A che servi tu, dovresti chiedere! url il Vitelli
mentre intorno a lui era calato il silenzio. Tu sei feccia e la feccia non serve a niente, puzza soltanto!
Risparmia almeno i miei figli! Sono innocenti! grid il Tondinelli. Vitellozzo combatteva la sua
guerra interna: nella sua mente la donna continuava a supplicarlo. Moriranno con te sbrait in faccia
al Tondinelli con voce rauca e innaturale. Non lo vogliamo pi sentire il vostro tanfo. Tu non vivrai
abbastanza per vedere i francesi, ma io sar qui ad aspettarli. Poi rivolgendosi allufficiale:
Decapitateli. Per primo il vescovo. Poteva salvare mio fratello, ma non lha fatto. Ora morir come
lui. Tondinelli sput per terra e Vitellozzo gli assest un calcio nello stomaco. Il rumore del colpo
rimbomb nel suo cranio. Portatelo via prima che lo finisca a calci ringhi. Non voglio rovinarmi
gli stivali! Guardate, aretini! grid rivolgendosi alla folla. Io non ho paura n di Firenze n dei
francesi. I soldati trascinarono via i prigionieri e Vitellozzo chiam un attendente perch gli allentasse
i lacci del pettorale e gli portasse da bere. Sentiva la gola arsa e non aveva pi saliva. Un dolore acuto
alla schiena lo fece quasi svenire, ma cerc di resistere. Poteva essere felice, pensava, senza dolori e
quellinferno dentro la testa. Stava per realizzare la sua vendetta e allora perch quella prostrazione?
Intorno a lui il tumulto di una citt appena conquistata. I cittadini avevano iniziato a demolire la
fortezza e il rumore di ferraglia era assordante. I cavalli nitrivano nervosi e il popolo si accalcava
cercando di vedere da vicino il volto del liberatore. Lui avrebbe provato a dar loro pane e libert, se la
mente avesse retto. Raggiunse Gianpaolo Baglioni notando che alcuni soldati cercavano di intendersi
con un araldo del re di Francia che gridava nel suo linguaggio barbaro. Signore, il boia  pronto gli
rifer un ufficiale. Vitellozzo lo segu fino alla piazza grande dove una folla curiosa circondava il
patibolo. Il Tondinelli, i suoi figli e il vescovo de Pazzi aspettavano la loro sorte con le mani legate
mentre un prete e il vescovo Giulio Vitelli li confessavano. Un ufficiale, brandendo lalabarda, faceva
largo a Vitellozzo che avanzava zoppicando. Dopo pochi minuti il vescovo de Pazzi appoggi la testa
sul ceppo. Il boia impugn la scure. Un colpo secco, un tonfo sordo. Il popolo esult levando un grido.
Vitellozzo invece non riusc a gioire. Mentre il boia eseguiva il suo compito la donna che viveva nella
sua mente aveva pianto. Laveva sentita benissimo, questa volta. Erano singulti strozzati. Nessuno
doveva capire, pens, nessuno doveva sapere quello che lui provava. Anche la testa del Tondinelli era
rotolata nel cesto. Poi fu la volta dei suoi figli. Il pubblico continuava a strepitare e Vitellozzo a
soffrire. Comand che le teste fossero esposte per tre giorni, insieme ai corpi dei fiorentini. Anche le
mosche avrebbero goduto della sua vendetta! Vitellozzo! lo chiam il Baglioni. Vieni a sentire
questo francese. Il Vitelli vide un uomo di bassa statura, vestito di blu, con le insegne di Francia, che
brandiva una pergamena. Alcuni ufficiali cercavano di calmarlo, ma lui stizzito pretendeva di parlare
con il comandante. Il suo re ci ordina di rendere i castelli e le fortezze che abbiamo occupato
tradusse un ufficiale rivolto al Vitelli. Vitellozzo scoppi a ridere. Dite a questo galletto di andare a
spiegarlo agli aretini! Stanno gi facendola a pezzi, la fortezza. Noi non restituiamo niente! Possiamo
solo dargli da bere e mandarlo con Dio. Gianpaolo! Vieni con me. Andiamo a mangiare. Ma il
Baglioni esitava. Forse dovremmo ascoltarlo. Vitellozzo si ferm e si gir di scatto. Che stai
dicendo? Il Baglioni non cerc di ammansirlo, ma decise di parlar chiaro. Il papa non pu
scontentare re Luigi. Ci sta mollando, Vitellozzo: si dissocia dalla tua impresa sostenendo che non ne
sapeva niente. Rosso in volto, le vene del collo gonfie dira, il Vitelli gli agit un pugno davanti agli
occhi. Vuoi dire che devo ritirarmi e lasciare Arezzo? Di nuovo, a un passo da Firenze? Il Borgia
non vuole inimicarsi la Francia. Preferisce per il momento ingoiare prede pi piccole. Camerino per
esempio... Io di qui non mi sposto! Il Baglioni gli appoggi una mano sulla spalla e gli disse:
Dovrai farlo, Vitellozzo, e anche col sorriso sulle labbra: non puoi scontrarti da solo contro lesercito
francese. Il Vitelli si accasci sopra una sedia come una bestia ferita.
13
La fuga
Dintorni di Urbino
21 giugno 1502
notte fonda
Guidobaldo di Montefeltro, duca di Urbino, cavalcava disperatamente. Da pi di unora fuggiva dalla
citt per sentieri e viottoli e le sue gambe, tormentate dalla gotta, non potevano resistere ancora molto.
Dietro a lui il suo giovane nipote Francesco Maria Della Rovere e due amici fidati scortati da quattro
balestrieri. Poche ore prima stava cenando nel monastero degli Zoccolanti quando era stato avvertito
che lesercito del Valentino marciava verso Urbino. Diecimila uomini armati contro una citt poco
fortificata, senza soldati e senza cannoni. Che smacco! Se la citt era indifesa la colpa era sua. Aveva
prestato le sue artiglierie a Cesare che le reclamava per assalire la vicina Camerino e invece, quel
traditore, cambiando allimprovviso direzione, le aveva rivolte proprio su Urbino, sguarnita e ignara.
Pensare a Cesare come a un nemico era strano: fino a quel momento lo aveva considerato un alleato,
anche se pericoloso e imprevedibile. Non avevano combattuto fianco a fianco? Non si erano forse
scambiati regali? Lui gli aveva mandato un superbo stallone conoscendo la sua passione per i cavalli e
il Borgia aveva ricambiato mandandogli una barca colma di afrodisiache ostriche. Non aveva ospitato
Lucrezia alla sua corte? E ora il Valentino lo rinnegava rubandogli terre e potere. Guidobaldo imprec.
Unintera fazione del suo consiglio lo aveva messo in guardia contro i Borgia, ma lui, vassallo fedele
che pagava regolarmente i tributi alla Chiesa, si era sentito in dovere di ignorare quei sensati
avvertimenti. E ora si trovava in fuga da Urbino, gabbato dal voltafaccia di Cesare. Il Borgia trovava
sempre una scusa per legittimare le sue azioni infami: lo avrebbe accusato di aver aiutato i ribelli di
Camerino. Ma non era vero. Anche se i Varano lo avevano assillato con le loro richieste, Guidobaldo
non aveva fatto nulla per soccorrerli. E i signori italiani come avrebbero reagito? Il Montefeltro non
aveva dubbi. Avrebbero esibito due facce: a lui quella dolente e al Valentino quella ossequiosa.
Presto, duca, da questa parte bisbigli un balestriere. Conosco un sentiero riparato e potremo
avanzare pi in fretta senza doverci nascondere. S, il nemico poteva essere gi nei dintorni. La
speranza di arrivare salvi alla fortezza di San Leo dava a Guidobaldo la forza di proseguire, ignorando i
dolori e le voci della coscienza. I Borgia si accanivano su di lui con unostinazione sconcertante.
Cinque anni prima era stato loro capitano nella guerra contro gli Orsini, ma quando era stato catturato,
il papa gli aveva girato le spalle e lui aveva dovuto pagarsi il riscatto per tornare libero. I catalani lo
avevano persino sospettato dellomicidio di Juan Borgia, ma laccusa era assurda e non aveva avuto
seguito. Lonta per restava. Lui era diverso dai Borgia, credeva nella lealt e amava circondarsi di
artisti, letterati e filosofi, desiderava stare con sua moglie Elisabetta che lo amava anche se non le
aveva dato un figlio e nemmeno un momento di piacere. La sua impotenza resisteva a dispetto delle
cure e degli esorcismi di medici e guaritori. Era diverso, non solo dal dannato figlio del papa, ma anche
dai suoi alleati assetati di sangue, di potere e di guerre. Erano le strategie e i duelli leali a interessarlo,
non le violenze inutili. Forse era un uomo migliore, ma sconfitto e in fuga. E ripetutamente umiliato.
Che se ne faceva Urbino della sua nobilt danimo se poi restava schiacciata sotto gli zoccoli del toro
spagnolo? Doveva tornare indietro, si disse, e affrontare quei traditori con la spada e... no, non poteva. I
suoi sudditi volevano che si salvasse per avere un duca per il quale combattere, resistere e sognare un
futuro stabile. Intanto erano giunti nei pressi di San Leo. La fortezza, posta su una rupe, sintravedeva
appena nella tenue luce dellalba nascente. Saliamo di l sugger il balestriere esperto di quei luoghi
e stiamo attenti. I dintorni della Rocca potrebbero essere sorvegliati. Un rumore di rami calpestati li
immobilizz. Siamo amici bisbigli un uomo vestito da pecoraio accostandosi alla piccola comitiva.
Signor duca, ci manda messer Dionigi, presto, seguiteci. I soldati di Ramiro de Lorqua hanno preso la
Rocca e vi stanno aspettando per catturarvi. Dovete andarvene subito di qui. Dionigi vi attende a casa
sua, presto, di l! Guidobaldo annu e si avvi dietro ai finti pastori. Tutto  perduto, pens, ma mi
resta la fedelt di questa gente. Solo unora prima aveva riunito in piazza nobili, mercanti e popolani
per spiegare loro quanto accadeva. Amici aveva gridato sono stato tradito. Lesercito di Cesare
Borgia  qui. Sapete che ho agito in buona fede e che ho tentato in ogni modo di proteggere lonore e la
citt. Devo fuggire, per salvare me e mio nipote, il vostro futuro signore. Non opponete resistenza, 
inutile, ormai. Non voglio sacrificare nemmeno una delle vostre vite, sono troppo preziose per me. I
cittadini di Urbino erano sconvolti. Guido conosceva la loro devozione: avevano amato suo padre,
uomo forte e giusto, e ora anche lui li aveva conquistati coi suoi modi gentili. Come li avrebbe trattati,
invece, il Valentino? Dopo il suo discorso ci furono alcuni attimi di silenzio. Poi qualcuno aveva
gridato: Duca duca, Feltro Feltro ma Guidobaldo, alzando un braccio, lo aveva zittito: No,
ascoltatemi! Non dovete provocare il Borgia. La fortuna degli uomini cambia in fretta; vedrete, il
futuro ci offrir unaltra occasione. Io torner. Ma ora arrendetevi, se mi amate. Rivivere quel
commiato lo riempiva di tristezza. Cavalcando in fila, muti e guardinghi, giunsero da Dionigi Agatoni.
Guidobaldo e gli altri seguirono il padrone di casa in uno studio illuminato da poche fiaccole, mentre il
giovane Francesco Maria veniva accompagnato a riposare in unaltra stanza. Alcuni servitori portarono
abiti puliti con i quali il duca e i suoi compagni si cambiarono. Sono stato ingannato di nuovo disse
Guidobaldo buttandosi stremato su una sedia. Ti avevo avvertito che nel tuo consiglio cera un
traditore! Ti avrebbero catturato se noi non li avessimo prevenuti! esclam Dionigi offrendogli un
boccale di vino. Devi raggiungere Mantova e metterti sotto la protezione di tuo cognato Francesco
Gonzaga. Elisabetta  l e lui non potr negarti accoglienza. Mantova  lontana e non posso passare
da Firenze. Dovr attraversare la Romagna, ma col ragazzo come faccio? Se prendono anche lui...
No, non lo prenderanno. Oggi star qui nascosto e domani, travestito da mercante, partir con i miei
uomini per Savona. Lunica speranza per lui  la protezione di suo zio, il cardinale Della Rovere
afferm Guidobaldo. Tu invece devi partire subito e sfruttare ogni minuto gli disse Dionigi
guardandolo supplicante. Ho gi fatto preparare i cavalli. I tuoi uomini sono disposti a seguirti senza
riposare. Andiamo allora! Passeremo dalle terre del Valentino. Non immaginer che sono tanto
pazzo da farlo. Dionigi abbracci il duca con trasporto e lo accompagn alle scuderie.
14
Il segretario
Urbino
25 giugno 1502
Prima del sorgere del sole Niccol Machiavelli, segretario della Repubblica di Firenze, scriveva al suo
governo.  Il duca Valentino  un uomo di bellaspetto e di grande signorilit, tanto audace che niente
gli sembra impossibile. Non conosce riposo o paura se deve affrontare unimpresa.  cos rapido negli
spostamenti che te lo trovi addosso senza nemmeno sapere da dove sia partito. Si fa ben volere dai
soldati, si  scelto i migliori ed  grazie a loro che ottiene le sue vittorie... oltre a una buona dose di
fortuna che sembra non abbandonarlo mai...
Pos la penna per un attimo strofinandosi gli occhi affaticati. Aveva provato a stendersi sul letto, ma il
sonno non era venuto. Gli succedeva cos quando era stanco o euforico. Alla fatica della lunga
cavalcata che aveva portato lui e il vescovo Soderini a Urbino, si aggiungeva leccitazione per il
colloquio appena sostenuto col Borgia. Si era perci messo a scrivere per riportare le sue impressioni a
caldo, con il ricordo ancora vivo. Il Valentino li aveva ricevuti a mezzanotte, appena smontati da
cavallo, e li aveva invitati a sedere indicando al pi autorevole Soderini il posto davanti a s. Rivide il
viso scarno di Cesare, i suoi occhi, non grandi e un po infossati, dal bagliore ferino di un animale
notturno. Era vestito di velluto nero, e si muoveva con eleganza. Il suo aspetto raffinato contrastava con
quello rozzo e trasandato di Ramiro de Lorqua che gli stava vicino, chino su un tavolo ingombro di
carte. Machiavelli intinse la penna doca nellinchiostro e riprese a vergare il foglio con la sua
calligrafia minuta e imprecisa. Signori Cesare aveva una voce profonda, rauca, e una dizione precisa,
anche se laccento spagnolo affiorava nellintonazione. Sono lieto di incontrarvi e desidero che al pi
presto troviamo il modo di essere uniti e concordi. Il vescovo Soderini aveva sorriso e sciorinato
lunghi complimenti per la presa di Urbino. Laveva definita una vittoria celere e felice e il Valentino
a quelle parole aveva ricambiato il sorriso con unespressione appena compiaciuta. Machiavelli aveva
capito che schermava i suoi pensieri, ma a lui pareva dintuirli. S, io agisco sempre in fretta e odio
nascondermi dietro le parole, perci vi dico subito che voi fiorentini mi avete deluso. Dovreste tenermi
caro, avrei potuto far rientrare i Medici a Firenze quando e come volevo e bastonare la vostra
Repubblica, ma non lho fatto. Nonostante la vostra ingratitudine voglio fare un altro tentativo, ma se
vi lasciate sfuggire anche questultima occasione per trovare un accordo con me non avr piet. Mi
siete confinanti e non mi sento sicuro. Ascoltandolo, Machiavelli aveva compreso che quel
condottiero incarnava le sue teorie politiche. Per vincere non si poteva rimandare, ma fare, tutto e
subito, con coraggio e assenza di scrupoli. Doveva scriverlo nella sua relazione per i Dieci di Balia,
voleva che intendessero quel parlar chiaro. La penna graffiava la carta mentre descriveva i tentativi del
Soderini di fermare minacce e lamentele: i fatti non erano andati come il Borgia riferiva e loro non
erano corsi fino a Urbino per farsi intimorire, aveva detto il vescovo. Firenze voleva trovare un accordo
con lui, ma prima le truppe del Vitelli dovevano lasciare Arezzo. Devo capire con chi sto trattando.
Siete gente di cui posso fidarmi? So che a Firenze non siete ben disposti verso di me, anzi molti di voi
mi reputano un assassino, perci ascoltatemi: il vostro governo non mi piace. Bisogna che lo
cambiate. Nemmeno il re di Francia avrebbe pronunciato parole tanto esplicite! Invece quelluomo di
ventisette anni si sentiva tanto sicuro da proferirle senza emozione nella voce. Se questo governo
piace ai cittadini di Firenze, Eccellenza aveva detto Niccol, parlando per la prima volta e guardando
dritto in viso il Valentino se ne possono accontentare anche i suoi amici. Il Soderini laveva
osservato con ammirazione mista a rimprovero, ma il segretario si era sentito fiero. Voleva far capire al
Borgia che il suo tono forte non li impressionava. Bene aveva risposto il Borgia. A voi la scelta. Se
non mi volete amico, mi proverete come nemico. Machiavelli sottoline quel passaggio: amici o
nemici. Con Cesare non potevano esistere mezze misure. Nellattimo di silenzio che segu, i quattro
uomini presenti nella stanza sembravano statue. Il de Lorqua aveva continuato a leggere le sue carte.
Dunque ci minacciate? aveva chiesto infine il Soderini indignato. Vi aspettavate che mi scusassi
con voi? aveva riso il duca di Romagna imitato da Ramiro. Il Soderini non aveva gradito quellilarit
e aveva deciso, suo malgrado, di affrontare per primo lo spinoso argomento che teneva in serbo.
Signor duca, visto che tenete alla nostra amicizia e che non ne parlate voi, sono costretto a farlo io:
Vitellozzo Vitelli  un vostro uomo e invade le nostre terre. Perch non lo ritirate? Ad Arezzo il
Vitelli ha agito da s. E ne ha motivo. Comunque non meritate favori, visto che a me non ne avete
ancora fatti. Anzi, a dire il vero sono contento di quanto Vitellozzo  riuscito a combinare e ci
dovrebbe farvi riflettere: se uno solo dei miei ha fatto tanto, immaginatevi se unissi le mie forze.
Soderini, scegliete con chi schierarvi. Io non voglio portar via nulla a Firenze, non sono un tiranno,
anzi, io i tiranni li spengo, perci come prima prova di amicizia consegnatemi Guidobaldo di
Montefeltro. So che lo proteggete. Ma niente affatto! Non sappiamo nemmeno dove sia! aveva
risposto il Soderini stupito. Informatevi bene e avvisate il vostro governo che io non terr ancora a
lungo il mio esercito sopra le vostre montagne. Devo solo decidere da quale parte farlo scendere su di
voi. Ora  tardi, andate a dormire. Riprenderemo domani. Il Borgia si era alzato e aveva congedato
tutti, anche Ramiro. Una volta usciti, il vescovo Soderini aveva detto in modo pacato: Sai che faremo,
Niccol? Prenderemo pi tempo possibile. So gi cosa vuole il Borgia, i suoi trentaseimila ducati. Non
gliene importa nulla di Vitellozzo. Gli proporremo la met dei soldi subito in cambio della resa di
Arezzo e del rientro del Vitelli. Tu tornerai a Firenze a informare la Repubblica che non sar facile
tenere a bada questo leone. Eminenza, troverete voi il modo di ammansirlo e non dimenticate che c
suo padre che gli tira la criniera e il re di Francia che lo minaccia col tridente! Firenze non la
toccheranno e vedrete che salveremo i soldi e la citt. A mio modesto parere la prossima preda saranno
i Varano di Camerino. Machiavelli pos la penna. Aveva scritto tutto, parola per parola. Col suo tono
aggressivo Cesare non li aveva spaventati. Tanto lui che il Soderini, usciti dal colloquio, sebbene
contrariati, si erano intesi subito: non era il contrattacco larma giusta da usare con il Valentino.
Bisognava invece prendere tempo e cercare con calma di smorzare le sue minacce. Le trattative erano
appena iniziate. Spense la candela e si butt sul letto esausto sperando di dormire qualche ora.
15
Il vecchio
Camerino, Palazzo Ducale
20 luglio 1502
Ormai dormiva solo poche ore. I suoi occhi di vecchio si aprivano prima dellalba e, in attesa del
giorno, iniziava ad arrovellarsi. Era scomunicato, bandito e minacciato dallesercito dei Borgia. Non
avrebbe lasciato niente ai suoi figli, non le terre, non le ricchezze artistiche che aveva accumulato, non
una dinastia stabile e riconosciuta. La sua vita era un fallimento. Giulio Cesare Varano lasci il suo
letto senza pace e, compiuti i riti del mattino, scese a fatica la scalinata aiutato da un servitore. Percorso
il vasto porticato del palazzo, si affacci a un davanzale appoggiandosi con tutte e due le mani al
marmo. Da quel cortile che sembrava sospeso nellaria lo sguardo poteva spaziare lontano, seguendo
lavvicendarsi delle morbide colline illuminate dal primo sole del mattino. Il Varano prov una stretta
al cuore alla vista di ci che gli si presentava davanti: lesercito borgiano, comandato da Francesco
Orsini e da Oliverotto Eufreducci, invadeva il suo ducato e con la sua protervia calpestava tutto quello
che lui e i suoi avi avevano costruito in pi di duecento anni. La sua terra feconda, arroccata sopra un
impervio rilievo e posta in luogo strategico, faceva gola ai Borgia. Da quando Giulio Cesare non
pagava pi i tributi alla sua Chiesa ingorda, Alessandro Quarto aveva deciso di annientarlo. Nessuno poteva
dargli aiuto. Di colpo si sent vecchio e senza forze. Let in quei momenti gli pesava, e non perch le
sue spalle si fossero incurvate e la sua andatura si fosse fatta stentata per la gotta. A questo si
rassegnava, considerandolo lo scotto da pagare per vivere fino a sessantotto anni. Non accettava invece
che il tempo gli avesse sbriciolato le ossa e asciugato la carne senza spegnere il fuoco della passione
che ardeva, inutile, nelle membra fiaccate. Combatteva contro i rischi della vita fin dalla prima
infanzia. Era solo un neonato quando i cittadini di Camerino si erano ribellati cercando di sterminare la
sua famiglia. Una zia lo aveva salvato avvolgendolo in un fascio derba e affidandolo alle suore pietose
di un vicino convento. Aveva poi trascorso linfanzia a Rimini col nonno, Galeazzo Malatesta, e a soli
dieci anni era diventato signore di Camerino dividendo per ventanni pericoli e potere con il cugino
Rodolfo. Il rimorso lo pungeva ancora, dopo tanto tempo, quando ripensava a lui. Aveva dovuto
sacrificarlo. La ragione di Stato era la giustificazione che trovava per tacitare la coscienza: governare in
due non era possibile. Ma il suo peccato restava comunque e lo accompagnava come uno spettro, oggi
vivo pi che mai, visto che il Borgia si richiamava a quellomicidio per giustificare la sua aggressione.
Uno stormo di uccelli pass nel cielo lanciando aspri stridi. Loro sono liberi, pens, o forse no. Gli
animali devono cercare cibo e calore, schiavi del sole e delle stagioni sono vittime dei predatori e degli
archi degli uomini. Forse nessun essere vivente  davvero libero. Anche lui aveva cercato la libert: per
un anno non aveva versato i tributi che doveva alla Chiesa. Il risultato era quellesercito che
saccheggiava le sue terre. I successi che i suoi figli Annibale e Venanzio avevano ottenuto nei giorni
precedenti contro Francesco Orsini non erano serviti. I castelli vicini si erano arresi luno dopo laltro e
i papalini, padroni del contado, lasciavano la terra senza rifornimenti. La Rocca, privata di uomini e
munizioni, non poteva sostenere lassedio di un esercito di quattromila soldati comandati da uno
sciacallo come Oliverotto. Al rumore di passi si volt. Pirro, il pi giovane dei suoi figli, si stava
avvicinando. Bello come sua madre, pens ricordandola. Quel figlio era lultimo frutto della sua
virilit. Gi sveglio? gli chiese con la tenerezza che riservava solo a lui. Non riesco a dormire...
dobbiamo chiedere aiuto! A chi? sospir il vecchio. Guidobaldo non ci ha aiutati e ora anche il suo
ducato  perso, e tuo fratello Gianmaria non  riuscito a smuovere la Serenissima. Almeno lui  in
salvo a Venezia! esclam Pirro stringendo forte le mani del padre. E anche il nostro tesoro lo . Non
voglio che cada nelle fauci del Borgia. Una luce avida si accese nello sguardo del vecchio. Ho lottato
per averlo e... La voce di suo figlio Venanzio lo interruppe: Ascoltate! Il giovane, arrivato di corsa,
circond con un braccio le spalle del padre per sostenerlo e in tono concitato disse: I cittadini
vogliono arrendersi e andare a trattare con Francesco Orsini. Un traditore li sta sobillando! Il cuore del
vecchio Varano acceler. I nobili e i mercanti non vogliono difenderci perch mi odiano, mi hanno
sempre odiato, ma da soli non sono stati capaci di contrastarmi. Miseri vigliacchi! Se ottenessimo
alcune garanzie la resa potrebbe essere onorevole intervenne Pirro. Io e Annibale accompagneremo
la delegazione disse Venanzio scrutando inquieto la piana invasa dai soldati. Giulio Cesare guard
implorante i due figli. Non aspettatevi clemenza. I nemici sanno che la citt  in condizioni disperate.
Non mi preoccupo per me, ormai... lasciatemi qui a fronteggiarli e voi fuggite! Unitevi a vostro fratello,
insieme riuscirete a riprendervi il ducato. Non vi lasceremo qui da solo disse Pirro con
unespressione troppo matura per i suoi anni. Io non lo far. Perch non tentare, invece? Con laiuto
di Venezia potremmo rimettere in piedi un esercito e tornare. Mentre Annibale esce per discutere la
resa, io cercher una via di fuga. Addio! esclam Venanzio allontanandosi di corsa. Seduto allaperto
il vecchio osservava Pirro che, in silenzio, camminava avanti e indietro. Devo farlo fuggire subito,
pens; forse Camilla pu nasconderlo nel suo convento... no, suor Camilla doveva restarne fuori.
Aveva gi fatto soffrire troppo quella figlia dolce come un angelo che a un matrimonio illustre aveva
preferito lumile velo. La sua volont incrollabile sostenuta dalla vocazione laveva portata a
disubbidire. Alla fine, di fronte a tanta fede, lui aveva ceduto, e ora sua figlia era quasi una santa. Non
poteva turbare la sua serenit... e poi i Borgia non rispettavano nemmeno la sacralit dei conventi!
Doveva trovare unaltra soluzione. Il portone venne spalancato con violenza. Entr Annibale affannato
seguito da un gruppo di seguaci. Dalle loro espressioni Giulio Cesare cap che la missione era fallita.
Vogliono la resa senza condizioni disse Annibale. Francesco Orsini non ci ha concesso nulla.
Esegue gli ordini del Valentino. Dov Venanzio?  riuscito a fuggire. Dio sia lodato! E la
citt?  perduta: i cittadini hanno aperto le porte ai Borgia. Ci sono combattimenti in diversi luoghi,
ma gi molti dei nostri sono caduti. Annibale, devi fuggire anche tu gli bisbigli il vecchio
aggrappandosi al suo corpetto. Un clamore improvviso lo interruppe. Nel palazzo erano entrate le
milizie papali, accompagnate dai nobili e dai mercanti ribelli. Alcuni ufficiali circondarono i tre
Varano. Siete nostri prigionieri! gridarono mentre li disarmavano. Il vecchio si alz aiutato da Pirro,
ma un ufficiale lo stacc dal figlio che venne preso in consegna da due soldati e trascinato via insieme
con Annibale che si dibatteva girandosi a guardare il padre. Giulio Cesare Varano si scroll di dosso le
mani dellufficiale e, raccolte le ultime forze, si apr un varco tra la gente accorsa. Nobili e mercanti
fecero ala per farlo passare. Nei loro sguardi il Varano vide disprezzo e soddisfazione. Carogne! li
apostrof fissando lo sguardo sui volti conosciuti dei cortigiani. Sperate che il Borgia vi renda pi
potenti? E voi, mercanti, credete di ingrassare ancora di pi con nuovi commerci? Illusi! Vi siete messi
in casa un lupo che vi spolper fino allosso. Uscito sulla piazza gett uno sguardo sulla folla riunita.
La plebe non sta n con me n coi miei nemici, pens. Sa che il basto pesa uguale, chiunque sia a
posartelo sulla schiena. Aiutato da due soldati il vecchio sal sopra una mula mentre le urla e le risa di
scherno si univano al rumore dei soldati che dilagavano tra le vie. Un popolano di nome Stremuccio
rideva sgangheratamente alla volta del Varano: Signori di Camerino, vi siete ricordati di portarvi via
almeno il catorcio con i vostri stracci? Vi  restato solo quello! Giulio Cesare chin il capo e si lasci
condurre via, senza pi pensieri.
16
Il legame
Castiglione del Lago
21 luglio 1502
Gianpaolo Baglioni, signore di Perugia, entr nel castello a notte fonda, spossato dallafa che pesava
sul Trasimeno. Congedata la scorta, attravers il cortile interno liberandosi del corpetto e del cappello.
Il desiderio di lei laveva infiammato per tutta la galoppata, intrecciato a un fastidioso senso
dangoscia. I fantasmi del passato erano difficili da allontanare. Quel giorno in modo particolare. Due
anni prima, in una notte altrettanto calda e soffocante di luglio, suo padre, suo zio, molti dei suoi cugini
e dei loro sostenitori, riuniti per una festa di nozze, erano stati passati a fil di spada, non da nemici, ma
da altri Baglioni assetati di vendetta e potere. Lui si era salvato grazie a una serie di circostanze quasi
miracolose: prima un servo che si era buttato tra il suo corpo e la spada di suo cugino Grifonetto, poi la
fuga da una finestrella e la corsa affannosa sui tetti, e infine laiuto di alcuni studenti che lavevano
nascosto e aiutato a uscire dalla citt rossa del sangue della faida. Era stata il cupo preludio alla sua
scalata al potere, per. Alcuni giorni dopo il massacro, con laiuto di Vitellozzo, era tornato in citt,
aveva punito i parenti ribelli ed era diventato signore di Perugia. Da allora era un uomo nuovo. Un urlo
accompagnato da gemiti lo raggiunse mentre percorreva un corridoio. Acceler il passo ed entr
nellultima stanza. Nuda, in ginocchio sul letto, con gli occhi sbarrati, Elettra gridava e si dibatteva
come unindemoniata tra due donne che tentavano di calmarla. Quando lo vide url ancora pi forte e
gli si butt addosso. Fuori di qui! intim il Baglioni alle due serve, bloccando con le sue braccia
quelle di Elettra. Uscite le fantesche, Gianpaolo la lasci e, prima che potesse reagire, le sferr un
manrovescio che la fece ricadere sul letto. Di colpo la donna smise di gridare e rest ansante sui
cuscini. Gianpaolo... sussurr poi riconoscendolo e rialzandosi. Scarmigliata e sudata si avvicin a
lui. Un rivolo di sangue le scendeva dal labbro ferito. Il Baglioni la strinse a s, mentre lei iniziava un
pianto sommesso. Li ho sognati di nuovo! Grifonetto e gli altri ci uccidevano: io non avevo scampo...
E tu non ceri... Un singhiozzo le imped di continuare. Sono qui ora.  tutto passato sussurr il
Baglioni scostandole dal viso una ciocca di capelli umidi. Ma noi due siamo il nostro passato... i miei
ricordi sono anche i tuoi e non li voglio perdere gli prese il viso bruno tra le mani accarezzandogli la
corta barba. Come sei bello! Senza smettere di fissarla Gianpaolo si tolse gli abiti gettandoli a terra.
La baci prima con tenerezza leccandole le labbra sanguinanti, poi una, due, tre volte con sempre
maggior ardore, respirando il suo respiro e asciugandole le lacrime. Prendimi... ti desidero mormor
Elettra. La penetr con forza, entrando e uscendo da lei che lo assecondava in silenzio, guardandolo
con le pupille lucenti, fino allacme dellorgasmo. Con nessuna godeva cos, sembrava creata apposta.
Era sua sorella. Un legame pi forte della ragione e del pudore. Si stacc piano e si sdrai affannato al
suo fianco. Uno spiraglio di luce filtr dai tendaggi mossi appena dalla brezza mattutina. Lalba stava
per nascere. Mi sei mancato disse Elettra passandogli le dita sulle labbra tumide. Sono rimasto ad
Arezzo con il Vitelli per consegnare la citt ai francesi le rispose il fratello accarezzandole il volto
cos simile al suo, solo pi giovane e delicato. Elettra era lo specchio nel quale si vedeva riflesso. La
donna si sedette su di lui e inizi a massaggiargli le spalle. Piero de Medici ha provato a convincere
Vitellozzo a tenere Arezzo senza il consenso del Borgia continu Gianpaolo a occhi chiusi. Gli ha
promesso soldi e onori, e anche gli Orsini erano disposti a girare la schiena al papa. Ma io lho
convinto che contro i francesi non avremmo avuto nessuna possibilit. Vitellozzo sar furibondo.
Gianpaolo sospir. S,  stata unimpresa fargli lasciare Arezzo, ma pi duro  stato rabbonire gli
aretini che lo avevano gi acclamato come salvatore. E il Valentino da che parte sta? chiese Elettra.
Con i francesi! Infatti, appena Luigi protesta, Cesare minaccia Vitellozzo di togliergli Citt di
Castello, se non libera Arezzo.  ambiguo, come al solito. Lho sempre detestato e lo detesto
ancora! Gianpaolo chin la testa. Molti ricordi lo legavano a Cesare, ricordi di giovent, quando il
Borgia era studente a Perugia e si univa a lui nei piaceri pi perversi. Non cera esperienza che il
Valentino non volesse provare, bordello che non frequentasse, scherzi che gli sembrassero troppo
audaci. Si era divertito con lui e vivendogli accanto aveva imparato a conoscerlo. E anche a temerlo.
Ho limpressione che Cesare voglia farci fuori a uno a uno disse convinto. Ma, se crede di far fesso
me, si sbaglia. Lo conosco da anni. La sorella lo guard con un lampo di gelosia negli occhi. Era il
tuo compagno prediletto per andare a puttane! Quei tempi sono passati. Io non confondo il piacere
con la politica. Perugia  mia e non la ceder. Il Baglioni tuff il viso nei capelli corvini di lei.
Avevano il profumo della sua giovinezza. Elettra si allontan di scatto mettendosi in un angolo del letto
e fiss il fratello con aria interrogativa. Ho ricevuto una lettera oggi: il cugino Morgante  morto.
Era malato. No! Lhai fatto avvelenare tu. Lavranno fatto i Borgia ribatt Gianpaolo incupendo
lo sguardo. Voleva servire Firenze contro il loro e il mio ordine. Allora  alla tua volont che si 
ribellato! Morgante voleva fare di testa sua e si  messo contro di me. Ma io comando e io sistemo le
questioni dei Baglioni! Baglioni maschi e... Baglioni femmine! La prese per una caviglia e la tir a s
con unespressione divertita. Elettra lo fiss senza parlare, sentendo il suo respiro caldo sul viso; poi
scoppi in una risata. Hai ragione, ed  bello obbedirti... gli sussurr nellorecchio in tono malizioso
graffiandogli leggermente i glutei. Mi ordini di fare proprio quello che pi mi piace... Gianpaolo
guard quegli occhi neri e dannati e sent che la voglia lo riprendeva.
17
Il re
Milano, Castello Sforzesco
5 agosto 1502
Il salone delle udienze era gremito. Nobili, dignitari e segretari discutevano e si studiavano a vicenda
nellattesa. Il loro vocio si interruppe allingresso del re di Francia. Il sovrano avanzava solenne
nellabito bianco e oro. Non molto alto, ma snello ed elegante, teneva il viso, circondato da un casco di
capelli chiari, rivolto verso lalto. Il suo naso pronunciato si curvava sopra le labbra carnose e
imbronciate, mentre un piccolo mento sfuggente chiudeva il volto distinto. Gli occhi vacui del re non
badavano alle ginocchia che si piegavano in inchini e ai cappelli che sventolavano. Luigi XII era
arrivato ai primi di luglio, con il suo corpo di spedizione, diretto alla conquista del Regno di Napoli.
Non veniva a Milano da tre anni, da quando laveva strappata a Ludovico il Moro, costringendolo alla
fuga. I signori italiani si precipitarono a riverirlo, ma il re con un gesto annoiato conged tutti e invit
Francisco Troches ad avvicinarsi. Questa gente  peggio di un mastice, non riesci a scollartela di
dosso! esclam quando gli altri si furono allontanati. Poi sedette su una poltrona di raso cremisi e
bevve un sorso di vino fresco. Vengono a chiedere favori, a lamentarsi, a riferirmi tradimenti. Italiens,
merde! Si mangerebbero vivi tra di loro! Veneziani, Sforza, Montefeltro, Varano, Gonzaga,
Bentivoglio, quanti sono! Petits hommes, a capo di piccoli Stati e con piccoli ideali nella testa. Uno
sciame di fastidiose zanzare. Il Troches taceva a capo chino. Dovete parlarmi, Francisco? gli chiese
il sovrano asciugandosi con un fazzoletto di pizzo il velo di sudore che gli imperlava il viso. Maest, il
duca Alfonso dEste ha mandato un messo per avvertirvi che tra unora sar a Milano con il duca
Valentino. Alla fine lavete convinto a venire da me! Era Sua Santit che non lo voleva lasciar
partire, temeva lo avreste trattenuto come ostaggio. Non ne ho bisogno. Cesare mi serve per spazzare
gli Aragonesi da Napoli. Ma non gli permetter di toccare Firenze! Il re si interruppe vedendo entrare
il suo segretario con unespressione contrita. Che c ancora? chiese spazientito. Perdonatemi,
Maest, il cardinale Orsini sta ancora aspettando, vuole parlarvi in privato. Luigi XII si rivolse al
Troches. Andate, Francisco, e mandate cavalli freschi al Borgia, poi fate preparare una scorta per me.
Voglio andargli incontro. Datemi solo il tempo di liquidare anche questa canaglia. Il cardinale Giovan
Battista entr nella sala accompagnato da un chierico. Vi ringrazio di avermi ricevuto, Sire esord
congedando la sua guida e sedendosi, su invito del re, davanti a lui. Luigi nascose dietro un sorriso
invitante la sua tensione. Se gli occhi del prelato erano quasi ciechi, la sua mente era lucida. Un
dovere e un onore disse in tono ossequioso. LOrsini emise un calcolato sospiro, poi, scandendo le
parole, inizi: Una lunga amicizia lega la mia famiglia al trono di Francia. Noi Orsini abbiamo pagato
un prezzo ingente per esservi fedeli. Non avrete scordato che Virginio  morto per la causa francese.
La Francia vi  grata, Eminenza. Bene, dunque non sar sorda alle mie richieste. Luigi trov una
posizione pi comoda e accavall le gambe fasciate da calze di seta. Era interessante sentire cosaltro
gli Orsini volevano da lui. Fece un gesto con la mano per invitare il cardinale a continuare. Ci
sentiamo in pericolo e abbiamo bisogno della vostra protezione prosegu suadente il cardinale. Sua
Santit ci chiede di aggredire Bologna, ma noi ci siamo impegnati un anno fa a mantenere rapporti
amichevoli con i Bentivoglio e ora stiamo per celebrare un matrimonio che suggeller la nostra
alleanza. Il fatto che Valentino estenda i suoi domini grazie ai nostri eserciti, non pu indurlo ad
ignorare le nostre volont. La vostra casata ha sempre difeso il papa. Maest, voi sapete che Sua
Santit riprende i domini ecclesiastici per darli a suo figlio. Noi siamo disposti a innalzare la Chiesa di
Dio, non Cesare Borgia. Vi chiediamo protezione e siamo disposti a pagarla con denaro sonante.
Abbiamo gi stanziato sessantamila ducati. Il re di Francia annu, si fece aria col fazzoletto e
sentenzi: La devozione della Francia alla Santa Chiesa non  inferiore a quella della famiglia Orsini.
I vostri meriti sono altissimi e le vostre proposte allettanti, ma io non andr contro il volere del papa.
Il re rimase alcuni istanti in silenzio, mentre il cardinale attendeva a testa bassa, poi con voce forte e
chiara riprese: Il Santo Padre ha ricevuto da voi offese e danni, sia nel passato sia nel presente, e non 
pi disposto a tollerare rifiuti e insubordinazioni. So con certezza che  deciso a far valere la sua
autorit. Per fare questo pu scegliere di quali uomini servirsi. E Cesare lo serve bene. State
confermando i miei pensieri asser il cardinale con molta amarezza nella voce. Rodrigo Borgia vuole
spegnere la nostra famiglia. Aveva capito, pens Luigi senza ribattere.  cos, Maest? lo incalzava
Giovan Battista. Pensate sia in grado di farlo? Altrimenti non sarei qui a chiedere il vostro aiuto.
Capisco che non vogliate farvi coinvolgere, ma almeno una concessione la dovete a chi vi  stato e vi 
fedele: non date al nostro nemico quello che negate a noi. E sia, avrete la mia neutralit. Ora vi devo
congedare, ho un impegno molto urgente. Luigi XII si alz convinto di aver ascoltato anche troppo.
LOrsini raggiunse luscita guidato da un servitore. Dopo essersi cambiato, il re si fece scortare fino
alle scuderie dove era atteso dal Troches. Quando rientrer con il Valentino voglio una degna
accoglienza gli ordin. Radunate quelle nobili sanguisughe nel cortile della Rocchetta. Sar
divertente vedere le loro facce. Ricevuto lassenso del segretario, mont sul suo cavallo bardato con
gualdrappa istoriata di gigli di Francia e, preceduto dalla scorta, super il ponte levatoio e si lasci il
castello alle spalle. Cavalcando, osservava la campagna intorno a Milano. Quel
fertile ducato gli apparteneva ormai da quattro anni. Per quanto gli italiani fossero fastidiosi e
inaffidabili, lui amava il loro paese e progettava di prendersi anche il Regno di Napoli. Dopo poche
miglia vide una piccola comitiva che gli veniva incontro al trotto. Lo riconobbe subito, ma non era
luomo che ricordava ai tempi del matrimonio con Charlotte. Quando si era presentato in Francia
vestito con volgare sfarzo spagnolo lui lo aveva deriso coi suoi cortigiani. Quel modo di vestire era
eccessivo per il modesto duca di Valentinois. Ora invece niente lusso, Cesare indossava solo un
mantello nero e una tunica bianca con la croce da cavaliere gerosolimitano sul petto. Troppo misero per
il duca di Romagna! Ma il vero cambiamento era negli occhi: vi si leggeva la matura consapevolezza
delle sue qualit e del suo potere. Il Borgia scese da cavallo e rest a capo chino davanti al sovrano di
Francia. Cugino! Luigi smont e lo abbracci con trasporto. Che piacere incontrarvi! Maest,
non potevo mancare. Il re gli circond le spalle con un braccio e gli sussurr: Niente cerimonie tra
noi quando saremo soli. Devo parlarti. Anchio sussurr il Borgia vedendo suo cognato Alfonso
dEste avvicinarsi. Bienvenu! esclam il re rispondendo agli ossequi del ferrarese. Spero che la
vostra cara duchessa si sia ristabilita. Vi faccio i miei sinceri auguri, ma ora rientriamo in citt. L
potrete rifocillarvi. La comitiva riprese la strada per Milano. Il re affiancava il Borgia. Ti ho
preparato una sorpresa... disse Luigi guardando sornione il Valentino qualcosa di molto piccante. Il
Borgia sorrise divertito. Con te il piccante di solito arriva a notte fonda... Il Valentino non termin la
frase. Erano entrati nella corte del castello. Ancora un po di pazienza e vedrai mormor Luigi
invitando Cesare a procedere verso il cortile interno. Come ordinato dal re i signori spodestati
attendevano il loro arrivo. Mezza penisola era l rappresentata: Giovanni Sforza di Pesaro e Guidobaldo
da Urbino conversavano con Ercole Varano. Poco lontano Francesco Gonzaga e due Bentivoglio
passeggiavano discutendo, mentre alcuni oratori veneziani e fiorentini confabulavano guardandosi
intorno. Si fermarono e tacquero allarrivo della comitiva reale. Avevano riconosciuto il cavaliere
gerosolimitano. Guardali bisbigli Luigi a Cesare mentre scendeva da cavallo. Come sono ridicoli!
Ma c dellaltro! Amici! il re di Francia li chiam attorno a s. Il mio caro cugino  giunto tra noi,
ossequiatelo come gli  dovuto. La delusione e lo stupore dipinti sui volti dei nobili fecero quasi
scoppiare a ridere il re. Intanto il Valentino riceveva i saluti legnosi dei suoi nemici. E ora lasciamo
che, dopo la lunga cavalcata, il duca si rivesta. Venite cugino, il mio guardaroba  a vostra
disposizione! Lo precedette facendo ala come fosse un suo servitore, girando la testa per vedere
leffetto che la sua pantomima produceva sui signorotti italiani. Ti ho fatto preparare una stanza
accanto alla mia gli disse. Ma ora, guarda... Stiamo per fare lincontro pi importante. Dal fondo
del corridoio era apparso il cardinale Orsini. Camminava lento, sorretto da un paggio e solo quando fu
a pochi passi da loro li riconobbe. Da uomo scaltro e consumato, diede il benvenuto a Cesare con un
mielato sorriso. Il Valentino ricambi, ma senza esagerare in cerimonie. Non ti vede gli disse Luigi
quando lOrsini si fu allontanato ma sente il tuo fiato sul collo! Mi occuper presto della sua
famiglia... ma dopo essermi ripulito. Cesare fece un inchino ed entr nella stanza che il re gli indicava.
A plus tard, mon cousin. Le sorprese non sono finite. Luigi si infil in una camera vicina. Ah! I
vostri sapori! Questo arrosto  superbo il re prese un coltello che lo scalco gli porgeva. Lasciatemi
riempire il vostro piatto, Cesare. Tagli un pezzo di carne e la pose davanti al Valentino.
Accompagnatelo con una coppa di questo vino rosso gli consigli porgendogli un calice. Francesco
Gonzaga e Alfonso dEste, tra i pochi ammessi al banchetto, si scambiarono unocchiata di stupore.
Luigi, cogliendo quello sguardo, si rivolse al signore di Mantova: Marchese, non stupitevi! Le roi est
le garson de Monsieur le Duc. Quando sarete consuocero di mio cugino capirete che  un uomo degno
di questi onori. Il Gonzaga chin gli occhi sul piatto senza parlare. Per tutta la durata del banchetto il
re continu a scherzare e a fingersi un servitore del Borgia, poi conged gli altri e invit il Valentino a
seguirlo nella sua camera privata. Ci siamo divertiti, nest-pas? Sono venuti qui a chiedermi di
proteggerli contro di te e io ho dimostrato loro di essere al tuo servizio! Ne sei contento? Vous savez
bien que vous tes mon prfr! Cesare assent sorridendo, ma il suo sorriso si spense prima di
chiedere: Mi porti notizie di mia moglie e di mia figlia? Luigi guard altrove per alcuni secondi. Poi
con fare distaccato rispose: Charlotte  una donna deliziosa, cugino, e molto devota. Questo lo
sapevo rispose il Valentino cercando gli occhi del sovrano. Ci che non capisco  perch non mi
raggiunga in Italia. Le mie terre reclamano una duchessa e un erede. Non sarai tu a impedirle di partire?
La nostra alleanza non  in discussione, non hai bisogno di ostaggi. Mais vous blaguez donc, mon
cousin? Le dame della corte e anche la regina continuano a ripeterle di raggiungerti! Ma lei  una
ragazza prudente, troppo prudente... devi darle tempo, sai come sono volubili le donne. Piuttosto il re
cambi con disinvoltura argomento, diventando serio col Troches ho parlato a lungo delle tue
intenzioni, qui in Italia. I miei accordi con Sua Santit sono molto chiari, ma tu stai forse cambiando
idea su qualcosa, mon chre frre? Ti ripeto che la mia amicizia per la Francia  immutata disse
Cesare con voce metallica. Terr per tre anni a tua disposizione diecimila fanti e cavalieri e quando
vorrai ti aiuter a conquistare il Regno di Napoli. Luigi fece un mezzo sorriso. La commedia alla
quale si era prestato per puro divertimento era finita. Lalleanza e linfluenza del papa gli erano state
necessarie fino a quel momento, ma non scordava che Rodrigo Borgia e suo figlio erano spagnoli e
sapeva molto bene che lamore che millantavano per la Francia era falso e opportunista. Se credevano
di ingannarlo si sbagliavano e non avrebbe esitato a dimostrarlo. Che succede in Italia, Cesare?
chiese usando un tono autoritario. Quelle sanguisughe mi assediano da giorni con richieste daiuto
perch temono che tu li faccia fuori. Ti vedono come il demonio. Il Gonzaga, che stasera era cos
amabile, qualche giorno fa voleva sgozzarti. Spero tu non mi nasconda nulla. Sto solo eseguendo gli
ordini di Sua Santit: sterminare i tiranni che sfidano la Chiesa rispose il Valentino senza esitazione.
Sai che Firenze gode della mia protezione, ma ti dar trecento lance per conquistare Bologna il re
scandiva le parole per sottolineare la sua superiorit. E anche per far fuori Orsini, Baglioni e Vitelli.
Non ho bisogno di loro, sto gi arruolando nuovi condottieri. Ho parlato col cardinale Orsini. Vuole
la mia neutralit perch ti teme. Meglio cos, la paura fa sbagliare. Luigi ebbe un piccolo tremito
cogliendo unespressione diabolica negli occhi di Cesare. La tenacia e lambiguit di quelluomo lo
sconcertavano. Ora basta con la politica disse per allentare la tensione. Ti avevo promesso qualcosa
di stuzzicante e lo avrai. Chiam un servitore e gli sussurr alcune parole allorecchio. Pochi istanti e
dalla porta entrarono tre figure velate. Gli occhi del Valentino si accesero. Via i veli ordin il re. Con
mossa simultanea le leggere stoffe volarono in aria scoprendo tre donne nude. Non ricordando i tuoi
gusti, ho preferito offrirti un po di tutto. Le donne erano giovani, una era piccola e di pelle candida e
aveva una chioma nera lunga fino alla cintola, unaltra bionda e piuttosto in carne, lultima,
giovanissima, era scura di carnagione e molto snella. Spero siano di tuo gradimento, quanto a me...
batt forte le mani e la porta si apr facendo passare una donna vestita di verde e con una massa
fiammeggiante di capelli acconciati alla moda. Ecco la mia ultima passione. La baci su una spalla
nuda. Quando la guardo mi commuovo, mi piace spogliarla adagio le abbass la scollatura. Sa
gemere in modo provocante e ha una voce cos sensuale quando mi parla... Il re si volt. Cesare si era
liberato degli abiti e aveva fatto stendere le tre donne sul letto. Con un balzo sal anchegli e si butt in
mezzo a loro.  bello il vostro ospite, mio signore sussurr la cortigiana al re mentre lui la liberava
della sopraveste e laccarezzava con passione ma mi sembra un po... come dire, brusco. Non ha la
vostra delicatezza, Sire. Sono un sentimentale, io il re la baci tra i seni mentre la donna gli sfiorava
i capelli con le labbra. E voi, con i vostri occhi impertinenti, mi avete catturato il cuore. Una risata
echeggi alle sue spalle. Farsi catturare il cuore  pericoloso! esclam Cesare staccandosi
dallabbraccio della bruna. A me non succede! Il mio  un cuore di tiranno! Cos dicendo si sdrai
sulla giovane mulatta che lo avvinghi con le gambe. Per un attimo Luigi rest assorto e ferm la mano
della sua favorita che si era fatta audace. Unimmagine gli comparve nella mente: quella di una
giovinetta dagli occhi seri, un po impauriti ma sinceri, che gli chiedeva il permesso di raggiungere suo
marito in Italia... Lui le aveva negato quel permesso e aveva fatto bene. Gli occhi di Charlotte dAlbret
dovevano rimanere innocenti. Luigi riprese la mano della cortigiana e se la infil tra le cosce. Ah, la
vita, pens, che straordinaria avventura piena di sorprese!
18
Il genio
Cesena
22 agosto 1502
A tutti i nostri Luogotenenti Castellani Capitani Condottieri Ufficiali soldati e sudditi ai quali
giunger questo messaggio comandiamo che al nostro eccellente e carissimo amico Architetto e
Ingegnere Generale Leonardo da Vinci sia concesso di prendere visione dei luoghi e delle fortezze dei
nostri Stati e ordiniamo altres che venga ospitato coi suoi e lasciato operare come meglio crede;
inoltre invitiamo tutti a prestargli aiuto e a sottostare alle sue decisioni...
Leonardo da Vinci sollev lo sguardo dal foglio che teneva tra le mani. Quella patente gli permetteva
di attuare i progetti che il Valentino gli aveva commissionato: la fortificazione della Rocca di
Piombino, una precisa cartografia del suo ducato, la costruzione del palazzo della Rota e del Ginnasio
di Cesena, e la realizzazione di un porto e di un canale che collegassero Cesenatico alla citt. Una
manna per chi, come lui, era schiavo di un cervello che non riposava mai, pens, riponendo il
lasciapassare in un astuccio di cuoio. Allo spegnersi della fortuna di Ludovico il Moro, aveva dovuto
cercarsi un nuovo mecenate. A cinquantanni, ricco di idee e non di denaro, aveva accettato la chiamata
del Borgia con entusiasmo e, lasciata Firenze, era corso al suo servizio. Aveva sentito dire che il
Valentino era un eclettico e si interessava a tutte le novit; inoltre non si piccava di essere esperto
darte comera abitudine di molti signori. Il loro sodalizio quindi era perfetto: lui aveva la capacit di
creare, Cesare il potere di realizzare. Ma del Valentino conosceva anche il disprezzo per le norme
comuni, lavidit con cui depredava i nemici vinti, lambizione senza limiti, la tenacia e il coraggio. Il
tutto in un giovane bello, potente e adescatore. Nella pochezza della nobilt italiana un uomo del
genere era una rarit, un tesoro di informazioni per lo studio che pi lo incuriosiva: quello dellanimo
umano. Il Borgia chiudeva la lettera patente con la raccomandazione di rito: ubbidire ai suoi voleri se
non si voleva incorrere nella sua indignazione. Un avvertimento inutile, pens Leonardo, chi mai
avrebbe osato incorrere nellindignazione di Cesare? Eppure... Aggrott lampia fronte incisa dalle
rughe e ricord una cena, un mese prima, a Urbino... La tavola era apparecchiata in modo impeccabile,
solo per due commensali. Il maestro e il duca di Romagna. Vedendo arrivare un vassoio carico di carne
fumante Leonardo si accigli. Non temete, questa carne non  per voi lo rassicur Cesare cogliendo
la sua espressione turbata. Io mangio carne, voi... solo erba, come le capre. Preferisco mangiare
come una capra che essere mangiato come capra ribad Leonardo rasserenandosi alla vista di due
paggi che portavano vassoi ricchi di verdure fresche, focacce e frutta. Non  divina come la vostra
Ultima Cena, maestro, ma spero vi sia gradita disse Cesare. A quanto vedo mi offrite il meglio dei
prodotti delle vostre terre Leonardo intinse le mani nella bacinella dacqua che un paggio gli porgeva.
Mentre si asciugava le dita in un panno candido si rallegr per quellattenzione. Non toccava cibo se
prima non si lavava le mani. Il mio Cenacolo non  solo divino, signor duca prosegu facendosi
servire dellinsalata. In esso ci sono anche sentimenti terreni. Il Valentino indic allo scalco il pezzo
di fagiano che voleva e afferm: Non commento la vostra pittura, non la conosco abbastanza e
preferisco parlare di ci che conosco. Molto saggio. Solo sincero. Siete sempre sincero, duca?
La domanda era stata posta con leggerezza, ma scavava a fondo. Lo sguardo del Borgia si fece attento.
Siete impudente il Valentino lo fiss ancora per un attimo, poi sorrise ma siete anche un uomo di
spirito e per questo vi risponder: no, non sono sempre sincero, altrimenti come potrei essere un buon
politico? Leonardo annu: il Borgia gli piaceva. Lo osserv mentre addentava la carne. Era vorace, ma
non volgare. Mentalmente prese appunti su quel volto, per poi disegnarlo. Era un viso duro, la cui
origine spagnola era evidente nonostante il castano chiaro della barba e della capigliatura ereditato
dalla madre lombarda. Gli occhi erano la luce della sua intelligenza. Di un colore indefinito, di taglio
lungo, non lasciavano trapelare nulla. Avete ragione. La natura umana inclina verso la menzogna e
linganno.  questa la mia fama? Oh, la fama... Eccellenza, la fama di un uomo non corrisponde
quasi mai alla verit. Siamo ritornati sulla verit Cesare gli sorrise ambiguo e bevve dal suo calice.
 un argomento interessante, non trovate? gli chiese Leonardo. Non siamo qui per parlare di questo,
e neanche di filosofia. Il tono sferzante del giovane potente non intimor il fiorentino che fissandolo
con gli occhi celesti ribatt: Perch no? Sono certo che la verit non vi fa paura. E la filosofia  una
scienza proficua, fornisce molte spiegazioni. Le spiegazioni si danno a chi le chiede. E voi non ne
pretendete mai? Io da voi ne voglio molte. Le mie invenzioni dovranno rispondere ai vostri gusti, al
vostro piacere, servire ai vostri scopi. Come posso farlo senza conoscervi? Cesare Borgia rise
gettando indietro la testa. Nemmeno mia madre ha mai avuto questa pretesa, messer Leonardo! Vi
dovrete accontentare del vostro intuito. Per una cosa ve la posso dire: io voglio vincere. Cesare si
protese sul tavolo e, afferrato un coltello, lo piant sulla tovaglia. Vincere le resistenze di questi
signori italiani ribelli e rinnegati! Voglio un ducato stabile e fiorente difeso da un esercito invincibile.
Leonardo non si scompose e tagli in quattro una mela. Dite bene, ho grande intuito, ed  per questo
che mi piacete, duca. Di nuovo Cesare scoppi a ridere. Dovrei essere io a dire questo di voi! Siete
esilarante, maestro, avevo bisogno di qualche risata. Mi pagate anche per questo, no? Vediamo...
Leonardo scrutava gli occhi del Borgia come per cavarne il mistero. Voi odiate i mediocri, e in questo
siamo uguali, e odiate anche i traditori. Non perdonate il minimo errore nemmeno a voi stesso. E poi...
temete pi la vita che la morte, perch la morte  una certezza e la si pu trovare quando si vuole,
mentre la vita  mistero. Non possiamo sapere quello che ci riserva il domani. Il domani non conta!
 loggi che dobbiamo vivere! Cesare e Leonardo si girarono insieme: Vitellozzo Vitelli era entrato e
si avvicinava zoppicando alla tavola. Su invito di Cesare si sedette a tavola mentre i camerieri si
affrettavano a servirlo. Che ne dite, maestro, della mia filosofia di vita? gli chiese Vitellozzo
afferrando una coscia di capretto e iniziando ad azzannarla. Il fiorentino osserv lincredibile avidit
con cui il condottiero spolpava losso. Un rapace non avrebbe operato con maggiore precisione. Colse
anche lo sguardo di Cesare che lo osservava con ostentata indifferenza. Noi viviamo loggi gli
rispose ma gli uomini lavorano per il futuro. Pensate ai progressi della matematica. Con i numeri
costruiamo palazzi, strade, macchine, calcoliamo le distanze. Non possiamo farne a meno. La
matematica  la scienza esatta! I grandi scienziati del passato ci hanno lasciato opere fondamentali...
Qualche giorno fa intervenne Vitellozzo buttando i resti nel piatto. Mio fratello Giulio mi diceva
che a Borgo San Sepolcro hanno ritrovato un codice di Archimede. Ne siete sicuro? Leonardo lo
guard incuriosito. Far in modo che lo abbiate. Ne sarei entusiasta. E io vi far avere il codice
che possiede il vescovo di Padova aggiunse il Borgia che sembrava non gradire la cortesia di
Vitellozzo. Credo sia conservato meglio. Il maestro abbass la testa in segno di gratitudine, divertito
da quella gara di gentilezze e prosegu: Qui a Urbino ho potuto consultare la biblioteca del grande
Federico di Montefeltro e... sorvol sulla robusta spoliazione che il Borgia aveva compiuto
trasferendo buona parte dei libri di valore a Cesena. Ne ho tratto un piacere immenso e anche alcune
idee che vorrei realizzare. A proposito,  vero che state progettando nuove macchine da guerra?
Vitellozzo allontan da s il piatto e bevve una lunga sorsata di vino. Sono un uomo di pace, ma mi
occupo anche di questi studi. Ho pensato a due nuovi tipi di carro, uno chiuso dove i soldati possano
stare al riparo dalle artiglierie nemiche e avvicinarsi senza rischi alle mura e agli obiettivi da colpire; un
altro attrezzato con lame rotanti che riescano a falciare... E voi sareste un uomo di pace? lo
interruppe il Vitelli che rivolgendo unocchiata verso Cesare prosegu: Non vi sporcate le mani col
sangue, ma fate in modo che lo facciano gli altri, e senza scrupoli! Leonardo comprese che
quellosservazione non era diretta a lui, ma al Borgia. Gli uomini hanno istinti feroci ribatt cercando
di stemperare la tensione che avvertiva. Limportante  dominarli con la ragione. E voi ci riuscite?
La ragione vi convince che sul campo le vostre macchine facciano meno male delle nostre spade? Lo
sguardo provocatorio del Vitelli irrit Leonardo che si rizz sulla sedia cercando una replica adeguata.
Ma Cesare lo precedette. Maestro,  inutile discutere di filosofia con Vitellozzo. Voi mangiate le
mele ne prese una dal vassoio e la fece scivolare nel mezzo della tavola. Lui si mangia le carni dei
nemici. Non potete capirvi. Il Valentino non aveva cambiato n timbro n volume di voce e non si era
servito dellenfasi per sottolineare lorrore di quello che stava dicendo. Gli occhi del signore di Citt di
Castello sincendiarono, ma fu un solo attimo. Con una fragorosa risata Vitellozzo esclam: Leggende
che circolano tra i soldati per spaventare i nemici e le reclute! Altro che leggende! Come si chiamava
quello che ti sei divorato con i tuoi ad Acquasparta? Il Vitelli appoggi il bicchiere con un colpo secco
e si rivolse a Cesare: Mi mangio chi sbarra la mia strada, ma chi cammina con me va molto lontano.
Chiss dove andremo tutti... gli rispose il Valentino con un sorriso ironico. Lunica cosa certa  la
morte. Leonardo si pul le mani in un panno e non comment. Voi, maestro, continuate a progettare
macchine continu il Borgia battendo le mani per chiamare i servitori. Io guardo sempre avanti. Il
nuovo non mi spaventa e le novit mi conquistano. Filosofia a parte esclam il Vitelli se servono
per far fuori pi nemici ben vengano le vostre trovate! Io preferisco eliminare con le mani i miei
nemici, e non solo i miei... ma per vincere, oggi come oggi, la tecnica  fondamentale. Un calice di
vino, maestro? chiese il Valentino ignorando parole e allusioni del suo condottiero. Vi ringrazio,
duca, ma questa acqua fresca mi disseta di pi. Avete esaminato la mia relazione sulla Rocca di
Piombino? Cesare annu. Ho bisogno di qualche altra settimana, sempre se me la vorrete concedere
prosegu Leonardo. Devo ultimare alcuni disegni. A voi  difficile negare qualcosa, ma non vi
dilungate. I ritardi mi irritano. Si alz e concluse: C qualcosa che posso fare per agevolare il vostro
lavoro? E non tornate a filosofeggiare, per carit! Leonardo si scherm e rispose: S, c una cosa di
cui avrei certamente bisogno. Ho avuto molte difficolt nellattraversare il ducato e anche a farmi
riconoscere e rispettare. Sapete, a volte ho bisogno di esplorare i luoghi pi impensati, le cantine, le
cucine, le stanze segrete... oppure voglio valicare nei punti pi impervi. Mi piacerebbe andare dove
voglio, con il vostro permesso. Avrete un lasciapassare che vi consentir di entrare anche allinferno,
con il mio permesso. Oh, no, nellinferno ci siamo gi. Con il vostro permesso io cerco il paradiso.
Leonardo si inchin al Borgia e diede uno sguardo di sottecchi anche al Vitelli. Il condottiero umbro
fissava il Valentino. Leonardo lesse nel lampo sinistro dei suoi occhi invidia, odio, forse follia. Erano
solo impressioni da analizzare in un altro momento, dopo aver preso le distanze dal raccapriccio che
quella discussione gli aveva suscitato. Ora, a un mese di distanza, in possesso della sua preziosa lettera
patente, ancora non scordava quellocchiata inquietante. Sent limpulso di fissarla sulla carta, per
sviscerare le sensazioni che gli aveva lasciato e chiarirsi le idee. Ne aveva studiati tanti di uomini, da
vivi e anche da morti. Era in grado di intuire chi erano stati e quello che avevano pensato anche se non
respiravano pi. Il Vitelli era un uomo intelligente e colto, e non solo un guerriero stimato per le doti
militari e temuto per la crudelt senza limiti, a volte anche immotivata. Tuttavia da mesi si diceva che
fosse consumato da una malattia che gli aveva annebbiato la mente senza attenuare per la sua ferocia.
Listintiva malvagit del condottiero, non pi imbrigliata dalla ragione e dalla convenienza, poteva
portarlo a rivoltarsi contro lalleato catalano. Non era affidabile. Forse tramava qualcosa... Doveva
mettere in guardia il Valentino contro quel pericoloso antagonista, consigliarlo e deviarlo da una strada
che presto si sarebbe sporcata di sangue... una lettera, no, meglio un colloquio privato. Leonardo
sedette. Che gli saltava in mente? Non si era mai immischiato in faccende politiche! E non era n un
censore n un consigliere... forse un veggente, ma il Valentino non gli aveva chiesto di esserlo. Non
aveva bisogno dei suoi ammonimenti, era volpe e leone, ed era il figlio del papa. Chi meglio di Rodrigo
avrebbe potuto consigliarlo e proteggerlo? Pi sensato ritrarlo e cercare di soddisfare le sue richieste.
Prese un bastoncino di sanguigna e appoggi la mano sul foglio. Limmagine di Cesare per sfumava
nella sua mente. Le espressioni di quel volto cambiavano di continuo rendendogli impossibile fissarne i
lineamenti. Gett la matita e sospirando srotol alcuni disegni immergendosi nello studio dei suoi
progetti.
19
Il parto
Ferrara
5 settembre 1502
Aveva paura di morire. Da un mese la febbre le bruciava il corpo gi indebolito da una faticosa
gravidanza. Il suo colorito si era fatto livido e gli occhi erano spenti sotto le palpebre gonfie. Solo due
mesi prima cavalcava e danzava con gioia e ora le sue gambe snelle giacevano inerti sotto il lenzuolo.
Lucrezia Borgia si pass le dita tra i capelli che si inanellavano in ciocche dorate sui cuscini. Non li
voleva legati, vi giocherellava per far passare il tempo. Il tempo dei malati che non scorre mai. I riti
quotidiani che scandivano le sue giornate si svolgevano con regolarit: le cure e la pulizia, la messa, le
visite e i consulti. Lucrezia non sopportava pi nulla e, quando il dolore o la febbre alta la facevano
delirare, scacciava tutti con rabbia. I medici e la corte allora alludevano ai suoi accidenti danimo.
Ma lei non era pazza, lottava solo con la sofferenza. Anche suo padre, che pure le aveva mandato due
valenti medici da Roma, credeva che lorigine del suo male fosse il dispiacere di non aver ottenuto dal
suocero lappannaggio di dodicimila ducati annui. Il denaro? No, non pensava ai soldi in quei momenti.
La mente correva, invece, al piccolo Rodrigo, il figlio che aveva dovuto lasciare a Roma, o a quella
creatura che cercava di crescerle dentro e che forse non sarebbe mai nata o... alla morte. Quella parola
la terrorizzava: voleva ballare ancora, amare, leggere, cavalcare... vivere! Lepidemia di peste per
dilagava e molti del suo seguito ne erano gi morti. Suo marito Alfonso dEste era stato richiamato da
Milano dove si trovava presso il re di Francia. Questo non era un segnale di speranza, per lei.
Salutandola laveva guardata con occhi malinconici; anche se non lamava, si stava affezionando al
pensiero di avere un figlio. Si agit nel letto in preda a uno spasmo. Cosavrebbe dato per una
galoppata nella campagna! Aveva parlato a lungo con Cesare della vita e della morte quandera venuto
qualche settimana prima a visitarla. Si era sentita meglio, era riuscita ad alzarsi dal letto e a vestirsi, ma
al mattino, ripartito suo fratello, la febbre era risalita. Adriana Mila Orsini, la sua anziana tutrice,
laveva rimproverata: tutta la notte sveglia a parlare con Cesare, strapazzi non consentiti a una donna
nelle sue condizioni! Che importa? le aveva risposto lei, ritrovarsi con Cesare dopo tanti rancori e
parlare in valenciano come quando erano piccoli non poteva che farle bene. La malattia ha almeno
questa utilit, pens, aiuta a sistemare questioni che una morte improvvisa lascerebbe sospese e
irrisolte. Il suo legame con Cesare era come una fune robusta con molti nodi. I ricordi degli intrighi e
dei misfatti romani in cui era invischiata la sua famiglia non si erano cancellati tra le braccia di Alfonso
dEste. Suo padre e suo fratello la amavano, ma prima dellamore veniva il loro progetto politico. Per
compierlo avevano ignorato i suoi sentimenti, usandola come merce di scambio per le loro alleanze. E
cos il giovane Perotto, ciambellano del papa, suo focoso amante, era stato imprigionato a causa del
loro impossibile legame. Dopo pochi giorni era stato ripescato cadavere nel Tevere. Quante lacrime e
quanto dolore! La crudelt della sua famiglia affiorava da quel delitto, tremenda da accettare. Ma un
dolore ancora pi atroce laspettava. Appena la sentenza della Rota laveva sciolta dal primo
matrimonio con Giovanni Sforza di Pesaro, suo padre laveva maritata con Alfonso di Bisceglie, figlio
illegittimo del re di Napoli. Lei laveva amato al primo sguardo. E come non amarlo bello, nobile e
giovane comera! Quando era nato il piccolo Rodrigo aveva pensato che la sua felicit fosse completa.
La politica della sua famiglia, per, aveva di nuovo cambiato rotta. Le violente discussioni tra Alfonso,
Cesare e il papa erano chiodi arrugginiti nel suo cuore. Il giovane aragonese cercava di difendersi.
Aveva capito di essere, come lei, una pedina da spostare a piacimento e non lo accettava. Le sue
proteste cozzavano contro il muro delle scuse di suo padre e di suo fratello che lo blandivano e
negavano, anzi accusavano lui di tramare contro di loro, quando era risaputo che stavano per
abbandonare gli Aragona per allearsi con i francesi. Una notte Alfonso era stato assalito e pugnalato
mentre rientrava in Vaticano. Si era salvato, ma solo un mese dopo era stato soffocato da un sicario
mentre era ancora convalescente. Lucrezia sapeva di essere una donna ricca, viziata, invidiata, ma il
prezzo dei suoi privilegi era altissimo, richiedeva una docilit vicina al martirio. Fin da bambini lei e
Cesare erano stati addestrati a ricacciare il dolore in fondo allanima e a restare fedeli allaffetto
viscerale per i congiunti. Questo spiegava come, ora, Cesare la abbracciasse, si preoccupasse per la sua
salute, persino si prendesse cura del piccolo Rodrigo, al quale aveva assassinato il padre. Sei stato
tu? gli aveva chiesto quella notte. Stava per morire e doveva sapere. Cesare non aveva ammesso la sua
colpevolezza. Si era limitato ad accarezzarla e le aveva promesso che non avrebbe pi sofferto a causa
sua. Ma lei lo incalzava. Aveva sofferto di nuovo, per causa sua! Lui aveva preso Urbino ingannando i
Montefeltro che lavevano colmata di gentilezze nel suo viaggio verso Ferrara. Elisabetta era cognata
di suo marito, lei si era tanto vergognata per quellimpresa ai suoi danni! Cesare laveva interrotta.
Vergognarsi? Lei? Mai! Lei era una Borgia, sangue suo, e doveva stare dalla sua parte. Gli amori e i
matrimoni si fanno e si sciolgono, non cos laffetto di un fratello. Da un fratello non si divorzia, aveva
scherzato, e cos dicendole aveva gli stessi occhi complici di quando erano bambini. E Ramiro,
insisteva lei, anche per colpa di quellanimale aveva sofferto. Non lo sapeva che aveva osato toccarla
con una delle sue sudicie zampe e laveva guardata voglioso per tutto il viaggio da Pesaro a Ferrara?
Questa volta Cesare non aveva sorriso. Ramiro stava commettendo molti errori, le aveva detto, e
sapeva di doverlo addomesticare. Si scusava con lei per quella mancanza di rispetto. Lucrezia lo
conosceva, nulla e nessuno poteva fermarlo, n una sorella n una donna. E cos, in quella notte di
confidenze, che poteva anche essere lultima, Lucrezia aveva capito quanto suo fratello fosse solo,
circondato dodio e dinvidia, e quanto ancora avesse bisogno di lei. Voleva la sua famiglia dietro di s.
Quella che si era fatto in Francia aveva poco valore. Non morire, sorella mia laveva supplicata
abbracciandola. Era bastato quellinsolito slancio sincero per riportarla da lui. Perdonarlo no, non
poteva, ma nemmeno lasciarlo andare senza stringerlo a s unultima volta. Una fitta alla schiena la
fece sobbalzare allontanando il ricordo di Cesare. Senza volerlo url, facendo accorrere le donne e i
medici. Il suo viso arrossato si era coperto di sudore. Si lasci rinfrescare la fronte e strinse la mano di
Adriana Mila. Nei giorni precedenti aveva avuto crisi fortissime, durante le quali non riusciva a
controllare i gemiti. La febbre saliva e vampate di caldo e brividi di freddo si alternavano incessanti.
Landirivieni delle cameriere e dei medici e i loro commenti bisbigliati le giungevano ovattati
allorecchio. Una grande pesantezza le avvolgeva la testa. Dormire, voleva dormire per non avere
paura, per non stare male. Ma ecco di nuovo il basso ventre che si squarciava. La regolarit delle
contrazioni significava che il parto era prossimo. Inarc la schiena in modo innaturale. I medici, con il
benestare di Alfonso che attendeva nellanticamera, fecero chiamare la pi esperta delle levatrici, una
vecchia ferrarese che aveva fatto nascere centinaia di bambini. Lucrezia si sent sollevata dalle parole
di quella donna che le parlava con affetto e la guidava in modo sicuro. Nei fumi della febbre cap che
era arrivato il momento. Ora i dolori erano continui, senza tregua, senza tempo per respirare tra una
fitta e laltra, le vene del collo sembravano scoppiare nello sforzo di resistere al male e di spingere in
basso. La levatrice la incoraggiava, mentre Lucrezia si lasciava andare alla disperazione, maledicendo
se stessa per quella perdita di dignit. Coraggio duchessa, la testa  fuori, spingete pi forte... un
respiro ora, premetele laddome, qui, pi su... Contorcendosi e aggrappandosi a chi le stava intorno,
Lucrezia diede lultima spinta. E intorno fu silenzio. Nessun vagito. Nessun grido di giubilo.
Buttandosi di schianto sui cuscini, Lucrezia perse conoscenza. Drusilla si appoggi alla porta appena
richiusa dietro di s e scoppi a piangere. Quella cosina livida che aveva appena deposto nei panni
caldi era senza vita, ma da quel viso grinzoso sembrava affiorare una preghiera. Non  per colpa mia,
sembrava dicesse, non ho fatto nulla, avrei tanto voluto vivere. Lucrezia era ancora svenuta e la febbre,
anche dopo lespulsione della placenta, non scendeva. Drusilla imbocc un corridoio a passi stentati.
Dopo tante ore di veglia al capezzale della malata doveva riposare. Voleva bene a Lucrezia, faceva
parte del suo seguito da alcuni anni e aveva lasciato Roma portandosi dietro anche i suoi due figli. Il
dolore della duchessa era anche il suo, come anche il suo destino e quello dei suoi bambini. Sent un
rumore di passi pesanti provenire dal fondo del corridoio e due alte figure venire verso di lei. Si pass
le mani tra i capelli arruffati e sugli occhi gonfi di lacrime. Laveva riconosciuto. Vostra Eccellenza
mormor inchinandosi al Valentino. Lui la sollev dallinchino e invit il dAlbret a lasciarli soli.
Presto, dimmi come sta. Drusilla non pot fare a meno di osservarlo prima di rispondergli. Aveva il
viso nascosto dai capelli sciolti, ma gli occhi brillavano ammalianti come sempre e il suo corpo era
desiderabile. Come dimenticare il modo in cui un tempo la stringeva a s? Ora una nuova stella brillava
tra le tante: Dorotea. Non laveva mai vista, ma ne aveva sentito parlare come di una creatura perfetta...
la giusta amante per il condottiero pi valoroso. Drusilla si morse le labbra che tremavano. Una
semplice damigella come lei aveva gi avuto tanto da quelluomo potente e non poteva permettersi il
rovello della gelosia.  debolissima gli rispose guardandolo negli occhi. Vogliono salassarla di
nuovo, ma aspettano che si risvegli. La bambina, una settimina... piccina come un coniglietto,  morta.
Drusilla scoppi in singhiozzi e si aggrapp a lui. Signore, assomigliava alla nostra bambina. Cesare
si liber dalla sua stretta e le prese il mento tra le dita. Non piangere. Lucrezia si riprender, e nostra
figlia  viva e sta bene. S, mio signore, la bambina sta bene e vostra sorella la cura come fosse sua.
E Girolamo? Cresce sano e il duca Alfonso lo tratta con grande cortesia. Speriamo che la duchessa
guarisca bisbigli infine. Cos sar. Ora vai a sciacquare il tuo bel viso. Pi tardi passer a vedere i
figli che mi hai dato, almeno loro. Sul volto del Valentino Drusilla lesse unombra di malinconia.
Ora manda qualcuno ad annunciarmi al duca Alfonso. Voglio vedere mia sorella. Drusilla si inchin
di nuovo. Unaria cupa gravava sulla stanza in penombra. Alfonso dEste sedeva di fianco al letto.
Appena la cameriera gli annunci la visita del cognato annu e si alz. Porse la mano al Borgia, salut
il dAlbret con un cenno della testa e riprese il suo posto accanto alla malata. Non  ancora rinvenuta
disse a bassa voce. I medici vogliono procedere a un nuovo salasso. Ha avuto le cure necessarie?
chiese il Borgia non nascondendo la sua sfiducia. Giudicate voi stesso: si  fatto quanto era possibile
disse il duca dEste indicando il consulto che si svolgeva in un angolo della stanza. Ora la vita di
vostra sorella dipende solo dalla volont di Dio. Cesare si avvicin al letto e accarezz la fronte di
Lucrezia. In quel momento lei apr gli occhi e vedendolo cerc subito di alzarsi dai cuscini per
abbracciarlo. Non stancarti le disse Cesare. Rester accanto a te. Si  ripresa! grid Alfonso ai
medici. Presto, visitatela! I medici si prepararono per praticarle un salasso. Lucrezia non
abbandonava la mano del fratello. Non lasciarmi... mormor ... ti prego, resta... Sono qui, stai
tranquilla. Dobbiamo incidervi una gamba, duchessa disse il medico. Ve la sentite? Ti aiuter
io Cesare prese delicatamente il piede di Lucrezia e glielo tenne fermo durante lincisione. Lo sai che
sono capace di tenerti ferma se lo voglio aggiunse rivolto alla sorella con un sorriso. S, nessuno si
muove... disse sorridendo Lucrezia se tu non lo vuoi.
20
Gli amanti
Castello di Imola
5 settembre 1502
Si erano posseduti con limpazienza di chi si  a lungo desiderato. Stretta a lui, alla luce soffusa delle
candele quasi consumate, Dorotea accarezzava con la punta delle dita i lineamenti di Diego Ramires.
Le piaceva ancora, anche se i capelli ricci e ribelli che prima portava lunghi fino alle spalle ora erano
corti, la barba scura da spagnolo era stata tagliata e il volto era smagrito. Restavano le labbra piene, il
corpo giovane, le spalle possenti e i glutei forti di soldato. Portami via gli sussurr. Fuggiamo
questa notte mentre lui  da Lucrezia. Diego Ramires sospir e la prese per le spalle. E dove,
Dorotea? Non esiste un posto sicuro per noi. Cesare ci ritroverebbe ovunque. Andiamo nel Nuovo
Mondo. Dalla Spagna partono le navi per quelle isole lontane, un frate me ne ha parlato. L potremmo
ricominciare una vita insieme. Diego, pensieroso, si mise a sedere sul letto.  assurdo. La Spagna 
lontana. Non riusciremmo mai a raggiungerla... e poi la sua sorveglianza  strettissima. Ma tu sei
qui!  la prova che  possibile sfuggirgli. Stiamo rischiando, infatti. Se la droga che hai dato a
Zanetto non funzionasse saremmo perduti. Dorotea scoppi in lacrime. Dobbiamo fuggire!
Altrimenti per me non c speranza! No, ti prego Diego la accarezz. Non sciupiamo cos il
tempo. Ci sono altri modi per... Sono sua prigioniera, lo capisci? Nessuno ha cercato di liberarmi,
nemmeno mio marito e anche lui diceva di amarmi! Occorre un piano. Non si pu improvvisare.
Dorotea lo scrut negli occhi vivi. Parlava di ostacoli, di piani... ma lamava come lei lo amava? Il
dubbio che nemmeno lui fosse sincero le gel il cuore. Gli afferr le mani con forza. Giurami che non
mi stai tradendo! Non ti fidi pi, lo capisco disse Diego con disperazione. Ma io rischio la vita per
stare con te qualche ora. Dobbiamo avere pazienza. Credimi, la fortuna di Cesare sta declinando. Ne
sei certo o lo speri? Ha seminato tanto odio intorno a s... qualcuno prima o poi si ribeller. So che
gli Orsini si rifiutano di seguirlo nella conquista di Bologna e che anche gli altri condottieri vogliono
abbandonarlo. Ma il papa lo protegge... nessuno oser sfidarlo. Suo padre  vecchio. Dobbiamo
aspettare la sua morte? No, io non posso resistere ancora. Tu lo farai. Dorotea si alz di scatto dal
letto, si copr con una vestaglia e gli grid in faccia: Che ne sai tu di come vivo? Mi hai forse chiesto
di raccontarti quello che devo sopportare? Il viso di Diego si indur. Non ho voluto chiederti niente
per non rovinare queste poche ore. Dorotea lo guard con aria di sfida. Non  vero! Sei geloso e
soffri perch sei stato proprio tu a cedermi a lui! Diego con un balzo scese dal letto e la prese per le
braccia. Io non ti ho ceduta a nessuno, sono stato tradito! Questa  la verit e tu la conosci. Sono
ancora braccato dai veneziani e devo difendermi da tutti, ma non ho smesso di pensare a te la guard
con tenerezza. Mi accusi di non fare niente per liberarti, ma ho gi sbagliato una volta per irruenza e
non voglio ripetere lerrore. Dorotea lo guard sospettosa. Dove sei stato dopo che il Valentino mi ha
rapita? Sono rimasto nascosto per mesi, poi sono tornato al suo servizio. Ho finto di averti
dimenticata e gli ho chiesto protezione in cambio della mia fedelt. Per dimostrarmi la sua fiducia mi
ha mandato in Francia, da sua moglie. Dovevo convincerla a venire in Italia, da lui. La guard negli
occhi intensamente, cercando cos di allontanare i suoi dubbi. Il Borgia era lunico che poteva
proteggermi e condurmi fino a te continu. Mi diceva che eri felice e ben protetta, ma io non gli ho
creduto. Dorotea lo ascoltava con dolore. La vita aveva insegnato a entrambi che in un attimo tutte le
certezze si possono frantumare. Il destino  come un fiume che non pu uscire dal suo corso senza
causare disastri. E il destino li voleva lontani. Non dovrai aspettare molto, amor mio la rassicur
Ramires. Il piano questa volta non fallir. Con la fine di Cesare tu sarai libera, e allora s potremo
fuggire. Le tese le braccia con gli occhi pieni di desiderio. Ma Dorotea non si mosse. Lo tradirai?
Non mi ha tradito lui per primo? Mi riprender ci che  mio e lui vada allinferno! E il
Caracciolo? Penser anche a lui, vedrai. Due leggeri colpi alla porta li fecero trasalire. Diego
impugn la spada. Che c? chiese Dorotea riconoscendo il tocco della sua cameriera. Signora, 
quasi lalba. Ho sentito Zanetto che si agitava e parlava nel sonno, forse sta per svegliarsi. Torna da
lui e sorveglialo ordin alla donna. Presto, devi andartene disse rivolta a Diego che si stava gi
rivestendo. Dorotea, trover una soluzione le promise stringendola a s per un attimo prima di
infilare la porta e sparire nel buio. Dorotea sedette sul letto. Diego sembrava sincero e il rischio che
aveva corso lo dimostrava. O forse era la follia della passione che lo conduceva da lei e non lamore. O
solo la voglia di vendicarsi di chi laveva tradito gli dava il coraggio? Sent gli occhi pieni di pianto. E,
anche se Diego fosse stato sincero, era possibile sfuggire al Valentino? Le disillusioni stavano
sgretolando la sua fiducia. Si asciug le lacrime e si alz. No, non poteva seppellire il sogno di
ritornare libera. Se svaniva anche questo, che altro rimaneva della sua vita? Salut Diego nel suo cuore
come si saluta un soldato amato che parte per la guerra e pu non tornare pi. Ma lei era viva e poteva
salvarsi, prendendo esempio dagli uomini e dai loro inganni.
21
Il predicatore
Bologna, chiesa di San Giacomo
27 settembre 1502
Nella chiesa di San Giacomo cal il silenzio. Floriano Dolfi si era affacciato al pulpito e saettava gli
occhi verdi lungo le navate stipate di cittadini. Bolognesi! La sua voce chiara e tonante non
sembrava appartenere a un uomo che aveva superato la sessantina. Il Dolfi era ancora dritto e prestante,
aveva baffi e capelli nerissimi appena striati di grigio e un viso fiero che suscitava rispetto. Lev le
braccia al cielo come un profeta biblico mentre la folla strepitava. Siamo stati traditi dal re di Francia!
Traditi da chi ci aveva promesso appoggio e protezione continu superando il vociare dei fedeli e
che invece ci volta le spalle, anzi aiuta il nostro aggressore! Sospese per qualche istante la predica
lasciando agli ascoltatori lopportunit di sfogare lindignazione. Poi, mettendo nel tono molto
sconforto, continu: E siamo stati traditi anche dal papa, il toro infuriato che vuole piegarci sotto il
giogo della schiavit! Concittadini, ascoltatemi: dal suo trono dice di voler restituire Bologna alla
Chiesa, ma non credete alle sue menzogne! Vuole la nostra citt per suo figlio, perch diventi la
capitale del suo regno! Grida di consenso si levarono dalla moltitudine mentre gli occhi del Dolfi
indugiavano su alcuni anziani che sedevano nelle prime panche. Dice che ama Bologna pi di ogni
altra citt, ma lo conoscete anche voi Rodrigo Borgia! Ricordi Malvezzi si rivolse a un vecchio che
annuiva quando studiava giurisprudenza qui, con noi? Sono passati quarantanni, ma io non dimentico
come riusciva a farsi amare, a far valere le sue cause, dissimulando i suoi pensieri. Ora dobbiamo
difenderci dalle sue parole adescatrici e dalla sua capacit di corrompere le anime! Cittadini di
Bologna! Non fidatevi di ci che vi promette con il suo sorriso accattivante: ha in mano il pugnale per
trafiggervi! Un anno fa il Valentino dichiarava che non avrebbe toccato Bologna, ma ora sembra che n
lui n suo padre ricordino quel patto, anzi progettano di assalirci da ogni parte, e noi dobbiamo
prepararci alla difesa. Costruiamo nuovi bastioni, raccogliamo soldi per reclutare altri mercenari e
resistiamo con la fermezza del nostro cuore e la forza delle nostre braccia! Lovazione dei presenti si
alz come una tempesta di vento. Giovanni ed Ermes Bentivoglio si guardarono tronfi. Loratore li
addit con enfasi e riprese a tuonare: Signori Bentivoglio! Rifiutatevi di andare a Roma come lui vi
intima. Non dovete rendere conto al papa del vostro operato! La vostra citt vi ordina di restare. Se
avete bene o male amministrato la giustizia a Bologna saremo noi cittadini a deciderlo e nessun altro!
Un applauso assordante accompagn le ultime parole del Dolfi che scese dal pulpito raggiungendo gli
altri maggiorenti. Protetti dalla loro scorta Giovanni ed Ermes si fecero largo tra la folla e uscirono
dalla chiesa. Non si  risparmiato oggi il Dolfi! esclam Ermes camminando accanto al padre tra i
consensi e gli incoraggiamenti dei concittadini. I bolognesi ci preferiscono ai Borgia e ci
difenderanno. Non andremo a Roma a metter la testa nella bocca del leone disse Giovanni
inchinandosi a una nobildonna. Ermes annu. Ma non ho intenzione di buttarmi in una guerra costosa
e disperata per accontentare il popolo continu Giovanni. C la diplomazia, prima. Ermes si ferm
e fiss il padre. La diplomazia non ci ha dato grandi risultati. Il re di Francia, a Milano, sembrava lo
scendiletto del Valentino. Quel bastardo gli serve per prendersi Napoli! Comunque sia, i patti firmati
sono sempre validi e quando tu avrai sposato Jacopa saremo anche imparentati con gli Orsini. Loro non
ci tradiranno. Se Cesare vuole aggredirci dovr farlo da solo, senza i suoi condottieri e anche senza il
francese che vuole Napoli e non Bologna. Erano quasi giunti a palazzo quando un messo li raggiunse
e porse una lettera a Giovanni. Il Bentivoglio strapp con impazienza i sigilli e inizi a leggere.
Quando sollev lo sguardo Ermes vi scorse un bagliore soddisfatto.  in atto una ribellione contro
Cesare! esclam. I suoi condottieri si riuniscono a Magione.  fatta! Si rifiutano di seguirlo contro
di noi. Il Valentino arruoler altri condottieri, non gli mancano i soldi asser Giovanni scuotendo la
testa. Non ne trover del valore di Vitellozzo. Giovanni Bentivoglio guard il figlio con intensit e,
prendendolo per le spalle, disse: Andrai anche tu a Magione e farai sentire la nostra voce. Ma ricorda:
prima di impegnarmi e di firmare valuter bene i pro e i contro. Non mi fido di nessuno, voglio capire
le loro intenzioni e le loro probabilit di riuscita. Non voglio inimicarmi del tutto il papa e il Valentino.
Potremmo salvare comunque Bologna dai loro artigli senza farci coinvolgere in congiure dallesito
incerto. Anzi, con un abile doppiogioco potremmo dimostrare al papa che siamo con lui. Ermes
sorrise. I piani contorti di suo padre lo divertivano.
22
La congiura
Magione, castello dei Cavalieri di Malta,
sabato 1 ottobre 1502
Per quel primo giorno di ottobre il lunario prevedeva uneclissi di sole, ma le nubi cariche di pioggia,
che si aggiravano nel cielo, ne avrebbero schermato leffetto. E comunque, per il cardinale Giovan
Battista Orsini, abituato a vivere nella penombra, quella inconsueta tenebra diurna rappresentava
soltanto un infausto presagio. Gli altri, invece, avrebbero visto il luminoso ocra del castello smorzarsi
fino a diventare grigio e lo splendore della campagna circostante, accesa dai colori autunnali, spegnersi
in una buia foschia. Il cardinale pregava nella severa e raccolta cappella del castello di cui era
commendatario. Era il suo rifugio quando si allontanava dagli intrighi di Roma. Di recente ne aveva
fatto affrescare le pareti e aveva fatto dipingere da un pittore perugino il suo eponimo, Giovan Battista,
al fianco della Madonna col Bambino, e ritrarre allaltro lato san Giacomo. Sulla scarsella appesa al
bastone del santo pellegrino aveva voluto dipinto lo stemma degli Orsini. Era dispiaciuto di poter
appena intravedere gli occhi angelici di san Giacomo e non godere della vivacit dei colori e della
spiritualit che traspariva dai volti. In quella circostanza aveva bisogno dellaiuto di Dio. Si interrogava
su quale contegno adottare per tenere aperte tutte le possibilit senza esporsi troppo. Di l a poco nobili,
condottieri, ambasciatori e segretari avrebbero riempito le sale del castello di Magione. Si teneva una
dieta e lui ne era il capo. Da quando il re di Francia gli aveva ventilato che il papa era deciso a spazzare
anche gli Orsini dalla compagine italiana, aveva deciso di passare allazione per liberarsi dal giogo dei
Borgia. Pochi giorni prima, a Todi, gli altri condottieri si erano riuniti e avevano deciso di non
affiancare il Valentino nella presa di Bologna per ridimensionare le sue mire espansionistiche. Sent
una mano posarsi sulla spalla. Il suo segretario personale gli stava al fianco. Eminenza, perdonatemi
se disturbo le vostre orazioni, ma sono arrivati tutti. Aiutami. Andr a riceverli. Appena uscito dalla
cappella, Giovan Battista trov la piccola corte del castello invasa di gente. Non riusciva a distinguere i
volti dei presenti finch non gli erano vicini, ma ne sentiva le voci e il tramestio dei passi. Il soffio del
vento si mischiava alle parole dei convenuti e le nuvole che si addensavano sopra il castello rendevano
laria pesante e latmosfera irreale. Con la sua fine sensibilit il cardinale percep molto nervosismo. In
particolare una voce sovrastava le altre. Proveniva dal lato del cortile dove si trovava il pozzo e
apparteneva a un uomo che agitava alcuni fogli. Quellesaltazione preoccupava il cardinale, ma nello
stesso tempo lo rincuorava. Suo fratello Giulio gli si avvicin e richiam lattenzione dei partecipanti.
Signori, vi prego, salite quella scala. Abbiamo predisposto la sala darmi per questa prima udienza. I
segretari troveranno posto nellala destra. Il centro dellampio salone rettangolare dai soffitti a volta
era occupato da un lungo tavolo con le sedie disposte intorno. A capotavola una poltrona di raso
attendeva il porporato. Ci sono tutti? chiese sottovoce Giovan Battista al nipote Paolo che gli sedeva
accanto. Per Guidobaldo c un nipote e da Bologna  arrivato Ermes Bentivoglio. Siena ha mandato
un suo rappresentante, e per i Baglioni c Gianpaolo. Ed ecco Oliverotto. LEufreducci si inchin al
cardinale che gli chiese: Il Vitelli? Lo stanno portando su una lettiga annunci il signore di Fermo
prima di sedersi. Un vocio si alz nella sala. Il fatto che Vitellozzo fosse cos malato da non riuscire pi
a cavalcare poteva rappresentare un problema. Alcuni servitori portarono brocche di vino, il rosso
corposo e sanguigno prodotto dalle viti di Magione, frutta e noci. Pochi istanti dopo entr la barella di
Vitellozzo. Il condottiero, pallido e provato, fu fatto accomodare di fianco al tavolo, sopra una panca
imbottita. Non preoccupatevi disse con voce altisonante. Le mie gambe non sopportano questo
clima umido, ma sono ancora buone. Le porte del salone furono chiuse e due sentinelle rimasero di
guardia. Signori! Paolo Orsini chiese il silenzio alzando un braccio. Ora che siamo tutti presenti,
pregherei il cardinale di aprire la riunione. Giovan Battista chin il capo per assentire e inizi: La
vostra presenza mi onora e dimostra che siamo uniti. Solo adesso ci accorgiamo che il papa vuole
appropriarsi delle nostre terre servendosi delle nostre stesse armi. Pensate alla slealt del suo progetto:
ci ha usati per afferrare le piccole prede e ora si serve di noi per distruggerci uno a uno, e, quel che 
peggio, mettendoci luno contro laltro. Dio per non tollera le ingiustizie e ci ha illuminati... fece il
segno della croce imitato da molti. Lidea di opporsi a chi  gi potente e ora anche pi saldo, grazie
ai francesi, pu sembrare folle, ma se mettiamo sulla bilancia le nostre forze unite vedrete che il peso si
paregger. Limpresa  possibile. Non dobbiamo farci intimorire dalla fama sinistra dei Borgia. Le
parole dellOrsini scatenarono un applauso. Vitellozzo si alz a sedere appoggiandosi su un gomito.
Dai suoi occhi sporgenti sprizzavano scintille. Con voce rauca grid: Io non ho paura di nessuno. In
meno di un anno lo catturer, lo caccer dalla Penisola o lo far fuori! Non perdiamo tempo e
dimostriamo al Borgia che le nostre armi funzionano anche contro di lui. Gianpaolo Baglioni si alz
sventolando di nuovo i suoi fogli. Un mio corriere ha intercettato una lettera del papa al Valentino! Vi
riassumo quello che scrive: suggerisce al figlio di usare cortesie e lusinghe con noi e poi, al momento
opportuno, di imprigionarci e, una volta preso Vitellozzo, di ammazzarci tutti. Avete capito? Tutti!
comprese con un gesto i presenti. Dobbiamo stringere subito un patto tra noi prima di venire divorati
dal dragone. Questa  loccasione per farlo! grid Ermes Bentivoglio. Il papa vuole Bologna per
suo figlio, non per la Chiesa! Ha capito che non laiuteremo a conquistarla disse Paolo Orsini con
supponenza. E voi bolognesi dovete ringraziare la nostra fedelt ai patti dellanno scorso. Vi siamo
riconoscenti per questo, soprattutto ora che il re di Francia ci ha abbandonati incalz il Bentivoglio.
Sollevate un argomento interessante intervenne il cardinale girandosi verso di lui. Luigi XII non
alzer un dito contro il Valentino, ma mi ha garantito la sua neutralit.  gi molto per noi, credete,
perch la faina francese mangia da tutte e due le parti. Protegger soltanto i fiorentini! afferm con
livore Vitellozzo. Dobbiamo invece portare Firenze dalla nostra parte disse il rappresentante di Siena
alzandosi. Se Firenze  con noi lo sar anche la Francia. Mai! Vitellozzo si strinse la testa tra le
mani con espressione sofferta. Non firmer accordi con chi ha ucciso mio fratello. Dimentica le
vendette personali si intromise Paolo Orsini con fare paternalistico. Parlate bene, ma  con la spada
che si vince! grid Oliverotto. Il Valentino lo strozzerei con le mie mani e i fiorentini non mi
piacciono, ma voglio un tornaconto per mettermi contro il papa. Capisco che la mia proposta sia dura
da accettare per voi insisteva il senese ma  la pi sensata. I Borgia sono il nemico comune, ricordate
questo. Ci serve lappoggio di Venezia disse il nipote di Guidobaldo. Mio zio mi ha fatto sapere
che la Serenissima lo tratta con molti onori, e sono certo che con il suo garbo riuscir ad aprire uno
spiraglio per noi. Le sue speranze di tornare a Urbino si sono rinvigorite: il suo popolo lo ama e i
cittadini si stanno preparando alla rivolta. Venezia ci aiuter, non approva le espansioni del
Valentino in Romagna aggiunse Giulio Orsini. Quindi, signori, tirando le fila concluse il cardinale
bisogna scrivere quanto ci proponiamo di fare. Chiediamo ai segretari di preparare le bozze con le
nostre proposte. Ne avremo ciascuno una copia per apportarvi suggerimenti e correzioni. Poi le
manderemo a Firenze e a Venezia e, quando avremo le risposte, ne riparleremo. Si alz imitato dagli
altri. Ora sistematevi nelle vostre stanze. Ci incontreremo pi tardi per cenare insieme. Quando
furono usciti, Giovan Battista Orsini respir soddisfatto. Leclissi era davvero un preludio di rovina.
Ma per i Borgia.
23
Il colloquio
Dintorni di Imola
7 ottobre 1502
Niccol Machiavelli aveva gi saggiato limpazienza di chi lo attendeva. Se non voleva irritarlo
doveva proseguire pi in fretta. Si volt verso la sua scorta: era troppo lenta. La conged appena
raggiunta la stazione di posta pi vicina e, cambiato il cavallo stanco con uno fresco, riprese il trotto.
Questa volta la Repubblica di Firenze laveva inviato da solo con una mansione importante: restare al
fianco di Cesare Borgia e ingraziarselo in quella complicata situazione politica. Quanto tempo ci
avrebbe richiesto Niccol non riusciva a prevederlo, sapeva solo che sua moglie Marietta gli avrebbe
scritto irritata reclamando il suo ritorno. Lasciarla con i cinque figli a combattere le difficolt
quotidiane gli era costato, ma questo era il suo lavoro. E poi era incuriosito dal Valentino. Verso
mezzogiorno, quando Imola distava solo due miglia, vide venirgli incontro un gruppo di otto cavalieri.
Li guidava un uomo di una cinquantina danni con un grande cappello. La sua autorit era evidente.
Niccol riconobbe Agapito Geraldini, vescovo e segretario personale di Cesare Borgia. Di fronte alla
superba ricchezza delle sue vesti Niccol si sent perduto dentro il mantello rosso cupo, ormai logoro.
La Repubblica non lo viziava, questo era certo, mentre il Borgia non badava a spese. Non doveva
puntare sullaspetto, pens Niccol, ma sullintelligenza. Il Geraldini, seppure vescovo di Siponto e
ricco, in fondo era solo un collega. Rizzandosi e cercando di darsi un contegno, Niccol accenn un
saluto. Messer Machiavelli! rispose Agapito fermando il cavallo accanto a lui. Siete gi qui! Il duca
 impaziente di incontrarvi, perci venivo a Firenze a reclamare la vostra presenza. Per fortuna ci siamo
incrociati fece un cenno alla sua scorta perch invertisse il senso di marcia. Ritorneremo in citt
insieme. San Leo si  ribellata e la regione di Urbino  in fermento, ma noi siamo pronti. Ramiro de
Lorqua sta ammassando le truppe a Rimini. Niccol spron il cavallo per accostarlo a quello di
Agapito. Quindi il duca teme che quelle rivolte possano espandersi anche nei suoi territori?
Alludete alla riunione di Magione? rispose il segretario del Borgia. Il duca si aspettava da mesi una
ribellione. Ha chiesto ai suoi capitani di marciare contro Bologna per costringerli a scoprirsi, e cos 
stato. Il loro rifiuto  una risposta evidente, ma hanno un bel dire che  spaventato e si sente perduto
senza i loro eserciti. Tutto sembra, fuorch allarmato. Machiavelli annuiva e ragionava. Il Valentino e
Firenze avevano gli stessi nemici: gli Orsini e Vitellozzo. Allearsi sarebbe stato naturale, ma Niccol
conosceva il suo governo. Il Savonarola aveva lasciato nellacqua dellArno molta diffidenza nei
confronti del nome Borgia. Molte citt della Toscana pochi mesi prima si erano consegnate al
Vitellozzo e al Baglioni. Firenze doveva stroncare quelle rivolte. Ora poi che i sudditi di Guidobaldo di
Montefeltro insorgevano reclamandone il ritorno, il panorama cambiava di nuovo. Decise di strappare
al Geraldini quante pi informazioni poteva per prepararsi al colloquio. A Urbino sono insorti appena
hanno saputo della ribellione dei condottieri! esclam. E questo per lamore che il popolo porta a
Guidobaldo. S, avete ragione, lappoggio del popolo conta pi di un buon esercito. Ma questo
perch a Urbino ancora non conoscono il governo del mio signore. In Romagna  molto amato e anche
Arezzo e Pisa hanno richiesto il suo intervento alcuni mesi fa. Machiavelli cap lantifona e annu.
Intanto erano giunti a Imola. Nel piazzale della Rocca si arruolavano contadini e cera movimento di
soldati, ma in generale Niccol non colse n agitazione n paura. Agapito lo invit a presentarsi subito
al duca, senza cambiarsi dabito. Niccol venne introdotto in uno studiolo segreto, dove il Borgia stava
solo, seduto dietro un tavolo illuminato da un grande candelabro. Hanno mandato te, bene! disse
stringendo la mano a Niccol che si stup e al tempo stesso sinorgogl di quel tono confidenziale.
Almeno non occorrono giri di parole e cerimonie. Sai che non mi piacciono indic la sedia davanti a
lui. Il fiorentino gli porse le sue credenziali. Cesare le butt con disinteresse sul tavolo e sorrise
guardandolo dritto negli occhi. Il segretario sent in quel momento la gravit del suo compito. I modi
del Valentino mettevano a disagio: era cortese, molto pi dellaltra volta, ma con gli occhi indagava
lanima del suo interlocutore. Machiavelli per non tradirsi continuava a ripetere a mente lobiettivo da
raggiungere: destare nel Borgia speranze di alleanza senza prendere impegni. Sai tutto? chiese
Cesare. S, Sua Eccellenza Geraldini mi ha parlato della rivolta di Urbino rispose assumendo unaria
preoccupata. Ho gi conquistato una volta quei luoghi, perci conosco la strada per riprendermeli
afferm Cesare con forzata supponenza. Ho visto che vi state armando. Sono qui per assicurarvi che il
mio governo ha gi fatto la sua scelta: la devozione a Sua Santit e lamicizia che ci lega al re di
Francia ci obbligano a stare dalla vostra parte. Ho sempre dichiarato di tenere a questa fratellanza,
dovresti ricordarlo; se non si  ancora fatto nulla non  certo per colpa mia. Anzi ti far una confidenza:
Vitellozzo si era prostrato ai miei piedi per scongiurarmi di castigare Firenze, ignorando persino il
volere di Sua Santit. Ma io, come sai, ho preferito la vostra amicizia e ve lo posso provare: ho
richiamato il Vitelli da Arezzo, nonostante voi non abbiate mantenuto i patti. Lostilit di Vitellozzo
 comprensibile, ma non mi spiego latteggiamento degli Orsini disse Machiavelli. Perch vi girano
le spalle? Temono che il papa li voglia annientare. La verit  che il re di Francia li ha abbandonati.
Gli Orsini sono sempre ambigui, ma non ho paura di loro. Non hanno soldi per pagare i soldati e senza
la condotta della Chiesa come faranno? Pi li conosco meno li stimo. E che pensate del Vitelli?
chiese il fiorentino con interesse. Vitellozzo non ha cuore, aggredisce solo quelli che non possono
difendersi, ruba e tradisce. La sua malattia non lo giustifica ai miei occhi. Concordo con voi, duca. E
anche gli altri signori hanno agito nel peggiore dei modi. Molti episodi passati e recenti lo
testimoniano. E continuano a farlo. Si tradiranno lun laltro, anzi c gi qualcuno di loro che mi
scrive per tornare sui suoi passi di nascosto dagli altri. Cesare accenn un sorriso sardonico e riprese:
Non hanno un vero capo e ciascuno di loro pensa solo al proprio utile.  una dieta di falliti. Niccol
si illumin a questa affermazione del Borgia. Era lieto di sentire Cesare insultare i nemici di Firenze. Il
colloquio stava scivolando in acque sicure. Bisogna essere pazzi continu Cesare a contrastarmi
proprio ora che Sua Santit gode in pieno del favore della Francia. E questo favore mi mette un tale
fuoco dentro che serve ben altra acqua che quella del lago di Magione per spegnerlo. Perci anche voi
fiorentini, sbrigatevi. Mandate soldati a Borgo San Sepolcro, sul confine. Questo far capire ai
congiurati che ci siamo uniti. Non vi conviene aspettare che gli Orsini tentino di riconciliarsi con me.
Quelli vogliono che io rimetta i Medici al governo e in questo caso mi troverei in una posizione molto
sfavorevole per voi. Scrivilo ai tuoi: questanno prevedo un triste destino per chi si ribella. Scriver,
non dubitate. Io e te ci intendiamo, vero? lo sguardo del Valentino si fece complice. Ora vai.
Niccol con un inchino usc dallo studio. Era riuscito a raggiungere il suo obiettivo, aveva conquistato
la fiducia del Borgia senza promettere niente.
24
Il ripensamento
Castello di Magione
sabato 8 ottobre 1502
Il sole dellautunno dorava le vigne di Magione. Alcuni contadini potavano e curavano le piante dopo
la vendemmia. Anche per quellanno il castello avrebbe potuto contare sul vino robusto delle sue
colline. Paolo Orsini fece un cenno di saluto ai villici e invit Roberto Orsini a seguirlo lungo un viale
costeggiato di cipressi. Vieni, proseguiamo di l disse Paolo al cugino. Roberto Orsini, noto a tutti
come cavalier Orsino, annu. Era arrivato solo da qualche ora a Magione, inviato in segreto da Cesare.
Il Valentino gli aveva affidato un compito delicato: sondare latmosfera nel covo dei ribelli e trovare il
modo di ricondurli ai suoi ordini. Quellincarico non gli dispiaceva, sia per i benefici che il Borgia gli
aveva prospettato sia perch giudicava le scelte dei suoi congiunti pericolose e dannose per la famiglia
Orsini. Lanello pi debole della catena, gli aveva suggerito Cesare, era Paolo. Avido di complimenti e
di gratifiche, ragionava ancora come un bambino convinto di poter volgere gli eventi a suo piacimento.
Doveva minare le sue certezze e allettarlo con promesse in modo da convincerlo a desistere dalla
secessione. Roberto sospir ed entr subito in argomento. Allora, Paolo, a che punto siete con i vostri
accordi? Tra oggi e domani dovremmo firmare il patto. Non  facile. Vitellozzo cambia umore di
continuo, ma io per ora lo controllo. Il Baglioni invece  una testa calda e bisogna tenerlo a freno: si 
esaltato da quando ha trovato la lettera del papa con i consigli velenosi su come farci fuori tutti. Quel
breve papale  falso. Paolo si ferm e lo guard sbigottito. Come lo sai? Prova a riflettere: non
pensi che avrebbero cifrato, e protetto con una scorta, una lettera tanto delicata? Ma aveva i sigilli
del papa! Falsi anche quelli. Mi meraviglio che vi abbiate creduto. Roberto Orsini rise accorgendosi
dellespressione smarrita del cugino. Paolo, tu sei lunico col quale si pu ragionare continu
prendendolo sottobraccio con fare amichevole. Questa rivolta va fermata subito, prima che succeda
qualcosa di spiacevole alla nostra famiglia. Poco fa sono salito in camera da Giovan Battista e mi ha
detto che  intenzionato a riallacciare il dialogo col papa. Lui sa che Rodrigo  riconoscente verso chi
lo serve bene. Vi siete fatti trascinare da questi soldatacci senza cervello! Noi Orsini non abbiamo nulla
da spartire con una bestia come Oliverotto. Ascoltami appoggi le mani sulle spalle di Paolo. Il
Valentino me lha assicurato: se tu riesci a calmare questi scriteriati, lui non solo ti reintegra
nellesercito con la condotta raddoppiata, ma ti regala altre terre. Dobbiamo stare dalla parte del pi
forte, dalla parte del papa e della Francia. La vostra  una pazzia! Paolo riprese a camminare con le
braccia dietro la schiena e laria pensierosa. Non vogliamo seguire il Valentino a Bologna, lo abbiamo
garantito ai Bentivoglio firmando il patto noi personalmente, e ora Jacopa  promessa a Ermes. Non
occuparti di Bologna e pensa ai fatti nostri. Cosa credi? Non sai che il vecchio Bentivoglio sta trattando
da solo coi Borgia, e salver se stesso e il suo Stato senza bisogno di voi? Il re di Francia non gli ha
promesso nulla, ma Cesare lascer in pace Bologna, vendendo la sua rinuncia molto cara. Noi Orsini
dobbiamo proteggere le nostre terre e le nostre milizie, battersi contro i pi forti  da stupidi, non da
valorosi. In effetti Ermes Bentivoglio se n gi andato da Magione, sembrava seccato perch non
abbiamo ancora siglato gli accordi. Vedi? Ognuno per s! Fai cos anche tu, firma pure se c da
firmare, ma poi parla con gli altri, e portali dalla tua parte, uno a uno. Hai solo da guadagnarci e hai il
prestigio per farlo. Accompagn la frase con uno sguardo ammirato e convinto. Paolo raddrizz le
spalle e assent, mentre un cavaliere entrava al galoppo nella corte del castello. Porta notizie disse
Roberto Orsini accelerando il passo. Presto, rientriamo. Salirono al primo piano del loggiato, in una
piccola sala dove, davanti a un camino acceso, stavano seduti il cardinale Orsini, Vitellozzo, Gianpaolo
Baglioni e Oliverotto. Di fronte a loro il messaggero stava parlando: Urbino si  ribellata ai Borgia.
Da due giorni teniamo testa ai soldati papalini, ma abbiamo bisogno di voi. Se il Valentino manda
rinforzi rischiamo di vanificare i successi raggiunti. Gianpaolo Baglioni si alz di scatto dalla sedia.
La guerra si alimenta da s! Dobbiamo soccorrere Urbino. Paolo e Roberto Orsini cercarono lo
sguardo vacuo del cardinale che disse: Calma, Gianpaolo, prima dobbiamo firmare. Sollecitate gli
scrivani. Questi capitoli dovrebbero essere pronti, ormai. Grazie disse rivolto al messo. Andate ora,
vi manderemo a chiamare pi tardi. Questa lentezza  insopportabile! sbott il Baglioni. Il papa si
serve di noi e intanto cerca di depredarci non solo degli Stati, ma anche della vita. Lo abbiamo letto coi
nostri occhi che ci vuole far fuori. Quella lettera che da giorni ci stai sventagliando sotto il naso 
solo un falso afferm Paolo con naturalezza guardando Roberto in cerca di sostegno. Ma cosa stai
dicendo? url il Baglioni mentre anche gli altri presenti lo guardavano stupiti. Un falso?
Provamelo!  falso, e tu lo sai! continu Paolo. Non fingere di ignorare che le lettere si falsificano
con facilit.  per questo che lhai intercettata lanci uno sguardo di superiorit al Baglioni. I Borgia
volevano che tu la trovassi. Il papa ha molti nemici disse Roberto Orsini. Anche noi lo siamo, o mi
sbaglio? grid Vitellozzo. E se ne accorger! Basta! il cardinale si alz bruscamente. Domani
mattina convocher una seduta generale. Leggeremo i capitoli e li firmeremo. Si diresse verso le sue
stanze lasciandosi alle spalle unatmosfera pesante.
25
Laccordo
Magione
9 ottobre 1502
domenica mattina
Sorgeva lalba quando Paolo Orsini chiam il suo palafreniere e si fece preparare un cavallo. Non
aveva riposato bene quella notte perch il colloquio con Roberto laveva turbato. Mont in sella e diede
di sprone uscendo dal lungo viale alberato che portava fuori dal castello di Magione. Costeggiando al
passo il piatto lago scuro si domandava come avrebbe dovuto comportarsi nellimminente riunione. Era
lusingato dal fatto che il Valentino avesse scelto lui per negoziare. Il vecchio cardinale si sarebbe forse
stizzito, convinto comera di essere la mente della famiglia, ma perdeva smalto ogni giorno a causa
delle donne, dei vizi e della fatica che gli costava mantenerli. Ospitava i ribelli al castello dichiarandosi
il capo della sedizione, ma Paolo, come gli aveva confermato Roberto, sapeva che aveva contatti in
Vaticano per ritrattare e salvarsi. Era un politicante marcio e corrotto. Non guidava gli uomini a morire
in battaglia, ma se ne stava nei corridoi a intrigare. Lui invece era sia un guerriero impavido sia un
abile politico e il Borgia contava su quelle doti. Doveva sconfessare la rivolta a una sola settimana dal
suo proclama? Non voleva marciare su Bologna ed era convinto che ai Borgia servisse una sferzata, ma
le parole degli altri gli sembravano troppo infuocate di livore e gratuita violenza. Se anche si poteva
arginare Cesare come avrebbero eliminato il papa? Roberto aveva ragione: la convenienza per gli
Orsini andava anteposta a tutto. Decise che se i suoi parenti, al soldo di Venezia, lo avessero rassicurato
sullalleanza con la Serenissima sarebbe rimasto fedele alla dieta di Magione. Diversamente avrebbe
cercato di ricucire i rapporti col Borgia. Era una buona occasione per mettersi in luce e per provare che
sapeva legare e sciogliere rivolte come voleva. Una dimostrazione di potere che alla famiglia Orsini
serviva, in quei tempi oscuri. Tir le redini e invert la marcia per tornare al castello. Dopo
unabbondante colazione poteva accingersi alla recita. Oliverotto Eufreducci scroll la giovane
contadina che si era fatto portare a letto e che si era assopita. Le intim di andarsene. Non sopportava
di tenersele accanto dopo che avevano compiuto i loro doveri. Quella poi non gli era nemmeno
piaciuta, puzzava di stalla e aveva le cosce muscolose. Era ancora notte e voleva dormire in pace.
Lindomani doveva firmare il patto di alleanza con gli altri condottieri e voleva essere riposato per non
farsi fregare dai paroloni che quelli sapevano usare. Lui parlava poco, ma aveva le idee chiare. Fermo
non gli bastava pi, voleva uno Stato pi grande, pi ricco e per averlo doveva ammazzare il Valentino.
Gli piaceva sentirsi chiamare signore. Per la prima volta, da che aveva eliminato suo zio, ebbe un
pensiero per lui. Il vecchio ubriacone sarebbe stato orgoglioso di vederlo in quel castello accanto a quei
potenti impegnati in una ribellione contro il papa. Una meta che il Fogliani non avrebbe mai potuto
raggiungere con il suo cervello limitato. Lui invece domani avrebbe firmato un patto alla pari con gli
Orsini. Sorrise soddisfatto rannicchiandosi sotto le coperte. Vitellozzo, seduto in poltrona con le gambe
appoggiate a uno scanno coperto di cuscini, guardava fuori. Contemplava la vegetazione rigogliosa che
circondava il castello immaginando la vita misteriosa che si svolgeva nel sottobosco. I piccoli animali
che si nascondevano nelle tane e cercavano rifugio dai predatori, gli insetti laboriosi che riposavano in
attesa di un nuovo giorno fitto di pericoli, gli uccelli che cantavano sui rami. Quante notti aveva
dormito allaperto, durante le campagne militari! Conosceva i fruscii, i respiri e le ombre dei boschi.
Rimpiangeva ogni attimo di quella vita rude e schietta, a contatto con gli uomini darme. Ora invece si
trovava nel covo della falsit, dove ognuno diceva bianco e pensava nero. Credeva in quella rivolta, ma
sapeva che le speranze di riuscita erano poche. Avesse avuto ventanni di meno si sarebbe spinto fino
alle terre di Cesare e lavrebbe affrontato in battaglia anzich a suon di carte e documenti. E cos era
convinto che avrebbero dovuto fare anche ora, mentre il Valentino si trovava sguarnito dei loro eserciti.
Invece si parlava si parlava si parlava... e le decisioni tardavano. Intanto lui moriva ogni attimo di pi.
Ebbe voglia di piangere. Si prese il volto tra le mani e inizi a singhiozzare mestamente, lasciando che
le lacrime gli lavassero i pensieri. La voce della donna taceva nella sua mente. La grande sala
formicolava di segretari e uditori mandati dalle citt vicine interessate agli esiti della rivolta. Il tavolo
posto al centro della sala era occupato dai capi che sedevano concentrati. Il primo a parlare fu
Gianpaolo Baglioni. Amici, le notizie che arrivano da Urbino sono buone. Il messo mandato dagli
urbinati  presente e aspetta la risposta da portare alla sua citt. Dopo una sapiente pausa tuon a
braccia alzate: I popoli della penisola non vogliono il dominio dei Borgia, vogliono noi! Uno
scroscio di applausi accompagn le sue parole. Questo dovrebbe spingerci a firmare subito il nostro
accordo, prima che anche qui si insinui il veleno della vipera. Le sue parole sembrano colme di miele,
invece sono intrise di tossico amaro. Io non mi fider mai del Borgia, ricordatelo, le sue promesse
celano sempre un tranello. Vitellozzo annu, imitato da Oliverotto. Il Baglioni si rivolse poi a Paolo:
La nostra lega  la sola salvezza. Firmiamo e passiamo ai fatti. Di nuovo applausi. Solo Paolo
guardava titubante Roberto Orsini che era rimasto impassibile. A quel punto non poteva tirarsi indietro.
Avrebbe dovuto firmare. Gli parve che il Vitelli gli leggesse nei pensieri, ma non poteva immaginare i
suoi dubbi. Con sguardo bieco suo genero approvava con il capo il discorso focoso del Baglioni.
Basta, firmiamo! Dove sono questi capitoli, per Dio? incalz Oliverotto, che stava semisdraiato sulla
sedia. Un segretario cerc lapprovazione di Paolo con lo sguardo e poi porse una pergamena al
Baglioni. Vi legger i punti principali di questi capitoli. Primo: non accordarsi con potentati o signori
se non insieme e quindi non prendere decisioni senza la volont degli altri; se uno di noi viene
minacciato o cacciato dal suo Stato gli altri devono soccorrerlo e aiutarlo a tornarvi. Punto secondo:
non si dichiara guerra se non in comune accordo con gli alleati. Punto terzo: Vitellozzo sar il capitano
generale delle forze in campo. Punto quarto: le milizie. Resta da decidere quanti uomini ognuno di noi
metter in campo. Ricordate! Cinquantamila ducati di pena e la nomea di traditore a chi non rispetta gli
accordi. E ora giuriamo: moriremo piuttosto che venir meno a quanto abbiamo firmato. Oggi anche noi
abbiamo passato in armi il Rubicone. I capi si alzarono e posero la loro firma sotto il testo. Non vale
niente, pens Paolo apponendo il suo nome sotto quello del Vitelli, avrebbe potuto disconoscere i patti
in ogni momento. Sent suo cugino Francesco di Gravina che invece urlava con convinzione:
Vinceremo e, se staremo uniti, ci che ora  negli artigli di Cesare sar nostro! Noi Orsini occuperemo
Pesaro. Avremo bisogno dellaiuto di Venezia... disse Paolo a mezza voce guardando sempre
Roberto. Vedrai che non si tireranno indietro, lo sanno che in cambio del loro aiuto gli lasceremo
Faenza e Rimini. I Bentivoglio potrebbero assalirlo in Romagna asser Vitellozzo mentre Fano  per
me. Urbino a Guidobaldo! grid il messaggero di Urbino. Camerino  mia! strill Oliverotto. Il
Baglioni controll le firme e porse di nuovo la carta al segretario dicendo: Preparatene una copia da
portare a Urbino insieme con le nostre promesse di aiuto. Quando sapranno della conclusione della lega
si sentiranno pi forti. Si strinsero le mani prima di lasciare la sala. Ognuno di loro chiuso in pensieri
contrastanti. Roberto lo aspettava vicino alle scuderie e Paolo lo raggiunse sottraendosi allassedio di
diversi petulanti oratori in cerca di notizie. Accompagnami gli chiese il cavalier Orsino stringendo il
sottopancia del suo baio. Paolo si avvicin a uno stalliere e richiese il suo cavallo. Lontani dal castello
e da orecchie indiscrete, i due romani ripresero i loro discorsi. Cos hai firmato il tuo impegno! Farete
fuori il Borgia e vi prenderete le sue terre. Bel progetto avete messo insieme! Smembrare quello che lui
stava cercando di unire per restare come sempre tanti, piccoli, ognuno col culo dentro a met in casa
dellaltro! Vuoi che faccia fuori anche noi?  chiaro che ci odia, ci ha sempre odiati. Abbiamo
provato a stare dalla sua parte in questi anni. Il risultato qual ? Che ci ha fatto firmare che non
avremmo attaccato Bologna e ora ci costringe a farlo, che ci aveva promesso Firenze e ci fa lasciare
anche Arezzo e Pisa. E con ci? Roberto aveva unaria compassata, un po apatica, per dimostrare
al cugino la sua superiorit. Anche tu hai firmato gli impegni, ma sei pronto a rinnegarli! Adesso, con
calma, ci pensi e poi prendi gli altri uno a uno. Li lasci sfogare, ammetti che hanno ragione, che  tutto
vero, ma... quando arriverai al ma dovrai essere convincente. Dette queste parole Roberto Orsini
spron il cavallo e part al galoppo verso nord. Paolo allung le redini e lasci che il cavallo lo
riconducesse al castello.
26
La resurrezione
Pesaro, chiesa di San Francesco
9 ottobre 1502
Inginocchiato sul pavimento della sua cella il padre guardiano pregava. Sgranava nervoso il rosario
volgendo gli occhi al crocifisso appeso al muro. Cercava una risposta alla domanda che gli dava il
tormento: potevo salvarlo? Il giovane Pirro Varano... solo mezzora prima lo aveva visto arrivare dalla
Rocca dove era stato rinchiuso per due mesi. In mezzo ai carcerieri che lo accompagnavano appariva
pallido, inerme, un bambino spaurito. Guardava il cielo, quel giorno sfacciatamente terso, senza badare
ai rari passanti che lo osservavano incuriositi e subito si allontanavano frettolosi. Non piangeva, andava
incontro al suo destino invocando a bassa voce la Madonna di Loreto. Gli sgherri glielo avevano
consegnato in modo brusco perch lo confessasse. E con le mani strette intorno a quelle bianche del
ragazzo lo aveva ascoltato e assolto. Il loro dialogo segreto era impresso nella memoria del frate.
Ditemi di mio padre e dei miei fratelli. Vostro padre  morto. Come? Strangolato dal Corella,
alla Pergola. Santa Vergine, aiutami! E Annibale e Venanzio? Sono stati catturati. Venanzio era
riuscito a nascondersi in una cisterna, ma lo hanno trovato. Ora  prigioniero con Annibale a
Cattolica. Aspettano la morte... Come me... Con il cuore afflitto, il padre guardiano lo aveva visto
poi allontanarsi tra i suoi carnefici. Arrestato ingiustamente come Ges: la stessa purezza negli occhi
innocenti, la stessa fine atroce. Era turbato da quel giovane. Ne aveva visti tanti di moribondi,
condannati, disgraziati, eppure Pirro Varano andava a toccare le corde pi fragili della sua anima. Il
vecchio frate singhiozz piegandosi in avanti fino a toccare con la fronte il gelido impiantito. Mio
Dio, non lasciarmi solo! Tu sai che non ho potuto oppormi al volere del papa, ma sai anche che...
Padre la voce di un confratello interruppe le sue preghiere vi aspettiamo per la funzione. ...
S,  finita bisbigli il frate abbassando il capo. Il boia ha fatto il suo dovere, pens il guardiano,
alzandosi a fatica ed entrando in chiesa con la vista quasi annebbiata. Pirro Varano era disteso sopra un
cataletto davanti allaltare. Una fascia bianca gli copriva la gola per nascondere il solco lasciato dal
laccio del carnefice e nel suo viso cereo spiccavano le labbra ancora rosate. Era bellissimo, cos
giovane e cos abbandonato. Preghiamo sussurr il padre guardiano giungendo le mani. Un coro
mesto fece da sottofondo alle sue parole mentre una nuvola dincenso si sollevava dai turiboli. Che
infamia! pens il guardiano, ricacciando in gola le lacrime. Il peccato di quel giovane era il sangue
della sua famiglia, un sangue odiato dai Borgia. E proprio il papa, che doveva pi di tutti seguire il
messaggio divino, che avrebbe dovuto condannare lingiustizia subita da Nostro Signore, ora castigava
questo innocente. Passano i secoli, ma luomo non cambia. Che sia per politica, per paura, per
cupidigia, il potente schiaccia il debole. Il messaggio di Cristo, al quale dedicava la sua vita, sembrava
lontano, pensava mentre accompagnava la litania. Ma lui doveva obbedienza al papa e i Varano erano
considerati ribelli. Un urlo di raccapriccio gli fece sollevare lo sguardo. Il morto stava seduto sul
cataletto con gli occhi sbarrati, muoveva le braccia e tentava di parlare, ma dalla sua gola uscivano solo
rantoli e respiri faticosi. Miracolo! Miracolo! Signore Ges!  risorto! La Madonna di Loreto lo
ha salvato! Le grida e le invocazioni dei monaci risuonavano tra le navate. Il padre guardiano rest
alcuni istanti paralizzato dallo stupore. Presto, portatelo in sacrestia ordin poi a due chierici. E voi
fratello si rivolse al frate cerusico soccorretelo, dategli da bere, insomma cercate di rianimarlo. Vi
chiuder dentro a chiave con lui. Non fate rumore. Il Varano venne trasportato a braccia allinterno
della sacrestia. E ora? Che devo fare? pens dopo aver girato la chiave nella toppa. Devo nasconderlo e
poi farlo fuggire, ma dove? Entr nel parlatoio e si sedette con la testa tra le mani. Padre lo apostrof
il frate pi anziano del convento dobbiamo avvertire... dobbiamo mandare a chiamare...
Spiegatevi. Dobbiamo richiamare don Michele Corella. No! il monosillabo gli usc dalla bocca
con violenza. No! ripet con fermezza alzandosi e camminando per la stanza. La volont del
Signore si  manifestata con chiarezza. Dio vuole che quel giovane viva. Ma, padre, Sua Santit ha
ordinato di... Esiste una legge divina che tutti, tutti!, devono rispettare! Il condannato  stato graziato
dalla Madonna di Loreto a cui  devoto. Chi siamo noi per cambiare il volere di Nostro Signore? Ma
che dir il pontefice? Il padre guardiano aveva gli occhi infuocati. Secondo voi dovrei farlo
giustiziare una seconda volta? Non vorrete nasconderlo qui? Temete una delazione? Qualcuno
oltre a noi ha assistito al fatto? Non lo so. Ne avete parlato agli altri fratelli? S, pensano che
una simile insubordinazione non verr tollerata mormor il frate. Il papa non ci dar tregua se non
ubbidiremo. Il padre guardiano lo fiss disperato. Il confratello aveva ragione. Il Borgia e suo figlio
non avrebbero perdonato: la vita del giovane Varano valeva quella del convento. Sentiva il cuore
imprigionato in una tagliola. Doveva scegliere e qualunque scelta era una condanna. Datemi ascolto,
mandate a chiamare il Corella quanto prima il vecchio lo implorava a mani giunte. I soldati del
Valentino non hanno rispetto per niente e per nessuno, e sono vicini. Stanno devastando anche i paesi
qui intorno.  meglio non contrariarlo. Basta! Anche i Borgia dovranno sottomettersi alla legge di
Dio afferm con voce rotta il guardiano. Non avete scampo! lo interruppe il confratello con un
guizzo improvviso. Non potete ribellarvi. I Varano sono nemici della Chiesa e... La porta si apr e,
preceduto da due soldati, entr Michele Corella. I nemici della Chiesa vanno eliminati! concluse
luomo del Valentino guardandosi intorno. Il padre guardiano fulmin con lo sguardo il vecchio frate
che scosse il capo. Chi vi ha chiamato? Non ha importanza. Ditemi invece cos accaduto. Siete
qui, quindi lo sapete. E allora lasciatemi finire quello che non ho concluso. No! Dio ha voluto
salvarlo,  un miracolo! Non cercate di imbonirmi! Consegnatemi il Varano per qualche istante e poi
seppellitelo con tutti gli onori. Considerate la circostanza straordinaria... Consegnatemi il
Varano! Parlate prima con Sua Santit. Sono certo che gli conceder la grazia. Il pontefice ha
ricevuto offese e danni dai Varano. Sono ribelli, non hanno pagato i giusti tributi alla Chiesa. E voi
siete in peccato difendendoli. Ma Pirro  solo un ragazzo!  un ribelle e non merita piet! Vi
hanno forse stregato i suoi occhi dolci? Il guardiano arross mentre i due sbirri sghignazzavano. Non
costringetemi a usare la forza gli alit in viso Michele Corella minaccioso. Se ci tenete ai vostri
monaci e al vostro bel convento. Vi prego fratello il vecchio frate appoggi una mano sulla spalla
del guardiano fatelo per il nostro convento.  orribile, pens il padre guardiano mentre depositava la
chiave della sacrestia nelle mani del boia. Sto tradendo il Cristo e la mia fede. Nessuno, mai, potr
assolvermi. Io per primo.
27
La violenza
Dintorni di Fossombrone
9 ottobre 1502
Allimbrunire
Il governatore di Romagna non portava lelmo. Sentiva la frusta dei capelli grigi scarmigliati sul volto
sudato per la cavalcata. Accanto a lui Michele Corella galoppava pensieroso sul suo destriero. Meglio
taciturno che ironico e supponente comera spesso nei suoi confronti, pens Ramiro. Cesare aveva
impartito disposizioni precise a entrambi: ritirarsi dal ducato di Urbino e correre ai ripari verso la
Romagna. Prima di eseguire quegli ordini per, lui e il Corella avevano deciso di punire la citt di
Fossombrone, sovversiva e infedele. Una volta tanto si erano trovati concordi nel compiere unazione.
Micheletto si credeva indispensabile per il Valentino, Ramiro invece era certo che nella necessit
Cesare si sarebbe rivolto a lui. Riconosceva a Michele una certa abilit nelluccidere, ma di lui lo
indisponevano il fare altezzoso, quellostentata invulnerabilit, la dedizione che rasentava lidiozia.
Eppure non era diverso dagli altri uomini. Anche lui doveva avere un prezzo! Ripens allultimo
colloquio sostenuto con Paolo Orsini: quel maledetto ipocrita sapeva troppo e se avesse parlato con
Cesare sarebbero cominciati i guai. Forse si era compromesso pi del dovuto con il romano. Un
informatore gli aveva riferito che gli Orsini stavano gi cercando di dissociarsi dalla congiura di
Magione e che Giovan Battista aveva scritto al papa per ribadire la estraneit della sua famiglia alle
rivolte di Urbino. Il vecchio camaleonte non voleva marciare su Bologna, ma era disposto a rimettersi
agli ordini del papa per qualunque altra impresa e a trattare per la pace. Ramiro doveva impedire nel
modo pi assoluto che la rivolta si propagasse anche in Romagna. Una bella punizione avrebbe fatto
capire agli insorti chi comandava, pens, e lui con quellazione si metteva anche a posto la coscienza
con il Valentino. Il vecchio Varano lavete scaricato? chiese al Corella con un sorriso tirato. S, lho
fatto buttare gi dalla Pergola come una carogna rispose Michele. E questa mattina ho giustiziato suo
figlio Pirro. Spero che il messaggio sia chiaro per Camerino e per questi maledetti ribelli. Dai retta a
me aggiunse Ramiro e non sprecheremo neanche un colpo di cannone. Manda avanti un gruppo
senza insegne e fagli gridare Feltro. Vedrai che ci apriranno le porte senza riconoscerci. Michele
annu e poi dando di sprone segu i suoi uomini. Ramiro entr alla testa dei suoi. Come aveva previsto,
le porte si erano spalancate e le armate della Chiesa erano entrate in citt devastando tutto quello che
riuscivano a trovare sul loro passaggio. In poco tempo tutte le strade erano diventate scivolose di
sangue e leco delle urla si era mischiata con le risa dei soldati. Era stato magnanimo con le truppe, le
aveva lasciate divertire un po. Non voleva superstiti, aveva detto loro, e potevano prendersi tutte le
donne. Sapeva che Gianmaria Varano e Guidobaldo stavano tornando da Venezia per capeggiare la
rivolta, ma le navi del papa incrociavano al largo del Conero pronte a catturarli. Vide Micheletto
avvicinarsi. Lo accompagnava Diego Ramires che portava una donna in groppa al cavallo. Chi ?
chiese al Corella. La prigioniera lo incuriosiva. Aveva lunghi capelli biondi e gli ricordava Lucrezia.
La moglie di un nobile. Diego lha trovata mentre consegnava un messaggio da portare a Magione.
Assassini! gridava la donna. Il nostro duca ve la far pagare! I miei uomini hanno giustiziato suo
marito e i suoi figli disse il Corella. Ora sto pensando come punire lei. Ramiro not lespressione
crudele dentro gli occhi di Michele. Facevano bene a chiamarlo boia, era evidente che godeva a
uccidere. Non era un soldato, ma solo un assassino. Gli avrebbe tolto questa soddisfazione,
mostrandogli che sapeva far meglio di lui. Portatemi delle torce ordin Ramiro, e poi rivolgendosi a
Diego. Falla spogliare, legala a un palo e metti sotto la legna. Vi faccio divertire! Guarda,
Micheletto. La donna scalciava e graffiava gridando atterrita, ma Diego la teneva stretta. Vediamo
diceva intanto Ramiro scrutando la donna. S, assomigliava a Lucrezia, la stessa alterigia, se non gli
stessi lineamenti. Vederla sfrigolare sarebbe stato un piacere. Vediamo se il tuo Guidobaldo ti sente
urlare fino a Venezia, brutta puttana! Il de Lorqua appoggi una torcia prima sul pube della donna e
poi sui capelli che presero subito fuoco. Senti come siamo caldi noi spagnoli! Godi, vacca! I soldati,
accalcati intorno alla scena, ridevano. Anche il Corella assisteva con un ghigno compiaciuto sul volto.
Solo Diego Ramires, nauseato, se ne stava in disparte senza guardare. Il de Lorqua si accorse di quel
suo smarrimento e lo derise. Ramires, non ti piace larrosto? Diego non rispose e si allontan,
seguito dai fischi di alcuni soldati. Ramiro invece si volt sghignazzando verso il rogo. Della donna
restava solo un corpo carbonizzato.
28
Il disaccordo
Cartoceto, chiesa della Misericordia
2 novembre 1502
Paolo Orsini prese la sua bisaccia e affid il cavallo allo scudiero imitato dalluomo incappucciato che
lo accompagnava. Avvolta nella nebbia, la facciata della Misericordia sembrava sospesa nellaria. Il
giorno dei defunti non poteva avere un clima pi infame, pens Paolo dirigendosi con il compagno e
alcuni uomini verso il piazzale. Ma nulla evocava la quiete e il riposo dei morti: fuori dalla chiesa un
manipolo di uomini di Vitellozzo presidiava il portone. Avevano saputo che in quel giorno si gettavano
le basi per un accordo coi Borgia e manifestavano il loro disappunto e la loro determinazione a
continuare la guerra. I soldati brandivano le spade e gridavano minacce e improperi contro lOrsini.
Paolo inghiott amaro e si blocc. Il suo compagno alz un braccio e fece avvicinare la scorta, poi si
rivolse a Paolo. Non fatevi spaventare da questi ubriaconi disse mentre la scorta li circondava.
Avanti, i nostri ci faranno ala. Il suo volto non si vedeva, ma bastava la voce a trasmettere autorit.
Paolo strinse al petto la borsa e avanz sotto le infamie e gli sputi. Idioti, pensava, voi e il vostro
generale. Non capite che vi sto salvando dal massacro? Entrarono a fatica nella chiesa e, al colpo secco
che chiuse il portone, Paolo riprese a respirare. Alcuni chierici avanzavano lenti tra le navate
salmodiando le litanie dei defunti e spargendo lincenso. Seduti sulle panche vicine allaltare erano
radunati gli altri convenuti: il Baglioni, Vitellozzo e Guidobaldo attendevano raccolti in preghiera
mentre i loro seguiti stavano in piedi con alcuni delegati di altre citt. Paolo li raggiunse e si
inginocchi a sua volta senza perdere di vista linviato di Cesare Borgia, il quale, appoggiandosi a un
confessionale, gli fece un cenno per invitarlo a parlare. LOrsini si alz e and al centro della navata,
con le spalle allaltare. Amici esord aprendo le braccia grazie di essere venuti. Sono qui per
convincervi che la lega non ha pi ragione di esistere. Dobbiamo scioglierla. Nella chiesa si levarono
commenti stupiti. Giorni fa a Magione ho incontrato quattro cardinali inviati dal papa continu Paolo
scandendo le parole. Le trattative coi Borgia sono avviate. In Romagna sono arrivati i francesi per
affiancare Cesare e ci saranno addosso in poco tempo se non corriamo ai ripari.  unimpresa
disperata. Sei stato tu a farci perdere tempo quando invece potevamo vincere! grid allimprovviso
Gianpaolo Baglioni. Ora Cesare si  riarmato. Dovevamo sfruttare la sorpresa della rivolta di Urbino e
attaccarlo quando il suo esercito era dimezzato! Baglioni, non urlare! Se hai buonsenso farai bene a
fidarti di me. Sono disposto a fare il mediatore e a perorare la nostra causa con il Valentino. Ho portato
il primo abbozzo di un accordo di pace tocc la bisaccia che portava a tracolla. Ne ho una copia per
ciascuno di voi. Leggetelo, apportatevi le modifiche che vi paiono necessarie e poi firmatelo. Noi
Orsini disconosciamo la lega di Magione e cos dovreste fare anche voi. Paolo inizi a elencare le
clausole di quel contratto e le sue convenienze. Menzogne! lo apostrof il Baglioni. Ho appena
saputo che a Pesaro Micheletto ha impiccato e squartato cinque nobili accusati di appoggiare la nostra
rivolta! E quello che hanno fatto a Fossombrone?  cos che vogliono fare pace con noi? Non
metter pi a rischio la vita della mia gente solo per orgoglio ribatt Paolo abbassando la testa.
Lascia perdere lorgoglio! Noi siamo soldati, tu solo un politicante! Come se Gianpaolo non lo
avesse interrotto Paolo continu: Anche Giovan Battista sta cercando accordi con Roma. Sei folle
se pensi che ci fideremo dei Borgia! grid il Baglioni. Vitellozzo, non ero con te quando ci hanno
mandati ad Arezzo e poi ci hanno scaricati minacciandoci di toglierci le terre se non obbedivamo?
Guidobaldo, non  a te che ha tolto la terra di notte dopo averti giurato di giorno di amarti come un
fratello? E quella lettera alla quale tu, per la tua cecit, non hai voluto credere, non esprimeva la chiara
volont del papa di intrappolarci? Te lo dico chiaro, Orsini, non firmer. C un modo solo per il
Borgia di avermi: con le armi, sulla piazza di Perugia! Il Baglioni usc a testa alta seguito dalla sua
scorta. Quando il portone si apr lovazione dei soldati del Vitelli echeggi nelle navate della chiesa.
Vitellozzo era stato in silenzio fino a quel momento. Mentre ascoltava il contrasto di Paolo con il
Baglioni, dentro di s duellava con il Borgia. Gli pareva di sferrare colpi possenti contro larmatura
lucente di Cesare, vedeva gli occhi feroci del Valentino diventare mansueti e imploranti mentre alzava
la spada sul suo petto. Vitellozzo si pass una mano sulla fronte. Cesare non cera pi. Lui era in chiesa
e il Baglioni gridava. Sent il sudore colargli lungo la schiena e si rese conto di non indossare
larmatura e di non ricordare come fosse arrivato fin l. Le voci gli giungevano lontane, come riportate
da uneco. Gli Orsini volevano ritirarsi, questo lo capiva... vide Paolo togliere alcuni rotoli di carta da
una bisaccia che stava ai suoi piedi. Vitellozzo lo ascoltava distratto finch sent una mano appoggiarsi
sulla sua spalla. Guidobaldo lo scrutava con apprensione. Vitellozzo, posso aiutarti? gli chiese il
Montefeltro.  la febbre... rispose il Vitelli asciugandosi il sudore con la mano. Ti capisco, anchio
sono malato. Hai sentito? I romani ci stanno mollando. Gli Orsini sono traditori. Solo Francesco
Orsini non vuole fare pace coi Borgia. Ancora per poco, vedrai. Paolo lo convincer. E cos far con
gli altri. Il Baglioni urla e strepita, ma poi ci ripenser se vuole tenersi Perugia. La scelta  presto fatta:
o ci buttiamo allo sbaraglio contro i francesi e mandiamo le nostre genti al macello o firmiamo questi
ridicoli capitoli. Io non posso fare nulla per salvarmi. Cesare vuole la mia terra e sono io la merce di
scambio. Paolo mi ha gi ceduto. Il Vitelli rest in silenzio per qualche istante osservando il viso triste
e nobile del signore di Urbino. Sentiva gli sguardi fissi su di lui mentre i suoi pensieri correvano
confusi. Se avesse ceduto, i suoi soldati gli avrebbero sputato in faccia, con ragione. Tremava e sarebbe
potuto cadere a terra da un momento allaltro, ma si alz e prese dalle mani di Paolo il rotolo degli
accordi gridando: Chi vuol firmare firmi! Il Valentino non avr me! Stracci i fogli e li lasci cadere
a terra. Poi ergendosi in tutta la sua altezza si diresse verso luscita. I suoi uomini gli spalancarono le
porte. Era di nuovo solo, comandava il suo esercito, non pi quello di una lega. Meglio. E forse quel
duello che aveva vissuto nella mente si sarebbe svolto davvero. Sotto lombra del cappuccio Michele
Corella aveva visto e sentito ogni cosa. Le urla del Baglioni e le sceneggiate del Vitellozzo non
lavevano affatto impressionato. Anzi, era contento di poter riferire a Cesare che la discordia
serpeggiava a Magione. E dove c disaccordo c debolezza.
29
Il veleno
Cittadella di Forl
20 novembre 1502
La notte era ormai alta e lui non avrebbe tardato. Dorotea scost le coltri e si alz dal letto. Indoss
una tunica di seta rossa come la fascia che le tratteneva i capelli lucenti e infil i piedi in pianelle di
pelle dorata. Non portava gioielli, ma il suo corpo pieno era profumato con unessenza esotica
dallaroma di arancio. Aveva fame. Erano passate ormai molte ore dal suo ultimo pasto e il breve sonno
aveva ridestato il suo appetito. Sapeva che con Cesare sarebbero arrivate anche pietanze prelibate. Lui
di notte mangiava, riceveva ambasciatori, riuniva consigli di guerra, scriveva lettere, faceva quello che
gli passava per la mente e che non era concesso agli altri. La porta si apr ed entrarono due paggi e due
fantesche per apparecchiare la tavola. Tovaglie candide, stoviglie decorate, vino, frutta, carni fumanti,
dolci. Veniva trattata come una regina. Aveva tutto. Tranne la libert e lamore. Il ricordo di Diego si
insinu nel suo cuore. Non riceveva notizie da settimane e il dubbio metteva radici in fondo ai pensieri.
Come poteva Diego lasciarla nelle mani immonde del Borgia? Perch le suggeriva prudenza invece di
passare allazione? Aveva persino provato a fare un confronto inverosimile... Se Cesare, e non Diego,
fosse stato il suo amante? Era sicura che il Borgia non avrebbe esitato a compiere unazione folle: non
lavrebbe mai dimenticata nelle mani di un altro! Eppure anche lui aveva una moglie prigioniera del re
di Francia e non faceva nulla per andare a riprendersela. Forse perch non lamava. Gli uomini sono
diversi, pens Dorotea, una donna innamorata  capace di tutto, mentre un uomo  sempre frenato dalla
ragione. Comunque fosse, lei restava chiusa in una prigione dorata. Era un trofeo, n moglie n amante,
solo un capriccio. Chi era, invece, il Valentino? I potenti lo adulavano, le donne lo blandivano, i
familiari lo temevano e lo assecondavano, ma lui sfuggiva. Si rifugiava in un mondo di conquiste
infinite, di battaglie interminabili combattute contro i nemici e contro la morte. La morte che lui sfidava
e non temeva. Morir presto le aveva confidato in un raro, intimo momento, mostrandole il tarocco
che teneva nella tasca della giubba. La morte  sempre con me. Perci fammi godere... la vita 
breve. Dorotea non poteva scordare lo sguardo che aveva accompagnato quelle parole. Era giusto,
pens, un uomo come Cesare non poteva invecchiare e finire consumato in un letto. Per allontanare
quello spettro doveva combattere, complottare, espugnare terre e donne che non amava, ma che voleva.
Il suo destino era una cometa, fugace e ardente. Il rumore di passi noti le annunci il suo ingresso. Lo
aveva visto poche volte alla luce del giorno. Da lei andava solo la notte e preferiva nascondersi nella
penombra, forse per non mostrare gli sfregi, a volte le ulcere, che lo segnavano. Il suo corpo era magro,
muscoloso e ben disegnato, ma aveva il viso deturpato. Chiss se questo incupiva lumore? Dorotea
pens con un brivido di orrore che non avrebbe saputo vivere col viso cos sfigurato. Ma per un
guerriero come Cesare forse non era altrettanto importante. Lo osserv mentre con gesti precisi si
toglieva gli abiti. Se non fosse stato per le cicatrici che le solcavano, le sue mani nervose erano ben
fatte. A volte erano fasciate da bende per proteggere le piaghe infettate o infilate nei guanti quando
erano in via di guarigione. Dorotea provava ribrezzo per quelle mani sfacciate alle quali doveva cedere.
Odiava la sua bocca che la baciava con violenza e possesso, senza dolcezza. Togliti la tunica e
sdraiati le ordin. Voglio guardarti. Ha un profumo dolciastro e pungente, deve essere nervoso, ha
bisogno di questo per eccitarsi, pens Dorotea. Aveva imparato a riconoscere il suo umore non tanto
dallespressione del viso o dai gesti, ma dallodore che emanava il suo corpo. Lo odio, fu il suo
secondo pensiero, Dio, quanto lo odio! Intanto, sfilata la tunica, si sdrai sul letto fingendo uno sguardo
complice. Apri le gambe e toccati. Dorotea lo assecond, fissandolo. Ti sorrido, ma vorrei vederti
morto! Pens. Il Valentino, immobile, la esaminava. Ora girati e chinati le intim. Dorotea sent il
suo alito sul collo e il suo membro che la penetrava. Almeno in quella posizione lui non poteva
scrutarla con i suoi occhi indiscreti. Oggi poi, pens Dorotea mentre Cesare raggiungeva lorgasmo, se
tu mi leggessi dentro! Poche gocce del potente veleno che la sua serva fedele le aveva procurato, poche
stille insapori e incolori e il grande Cesare sarebbe soffocato in un attimo. Erano mesi che cercava il
coraggio di compiere quel gesto, ma la paura di venire scoperta e il terrore delle conseguenze
bloccavano la sua mano. Intanto il Valentino si era staccato da lei e stava supino e appagato al suo
fianco. Presto si sarebbe alzato e avrebbe chiesto di essere servito. Tutto come sempre, nella monotonia
e nel disprezzo dei sentimenti. Questa volta trover la forza, si ripromise Dorotea rivestendosi e
sfiorando con le dita la fiala nascosta nella tasca della sua tunica. Devo farlo... devo... Sei stanca di
questa vita? La voce di Cesare e soprattutto la domanda la colsero di sorpresa; era la prima volta che
le parlava con quel tono. Io... no... La risata dapprima sommessa e poi fragorosa di Cesare la
stupirono ancora di pi. Preferiresti il vecchio Caracciolo? Credi che saprebbe farti godere come ti
meriti? O pensi ancora a Ramires? Sopraffatta dalla verit di quelle parole Dorotea taceva. Tolse le
dita dalla fiala diventata per lei rovente mentre unombra di sudore velava la sua fronte. Non era
possibile che avesse intuito la sua intenzione. La paura la faceva sragionare, doveva riprendere il
controllo. Ho fatto qualcosa che vi ha infastidito? chiese mettendo tutto il miele possibile nella voce.
Intanto Cesare aveva indossato una veste araba. Chiama i valletti e vieni a mangiare le ingiunse
sedendosi a tavola. Dorotea, tremante, fece entrare i servitori. Cesare si avvent sul cibo senza
rispondere alla sua domanda e senza degnarla di uno sguardo. Lei cerc di apparire serena,
chiacchierando con naturalezza, ma inghiottiva a fatica il cibo. Quando il pranzo fu terminato e i servi
si furono allontanati, Cesare si ributt sul letto. Era il segnale che anche lei avrebbe dovuto fare
altrettanto. Questo demonio non pu aver indovinato i miei pensieri, devo cercare di confonderlo, si
diceva. Non pu aver anticipato la mia intenzione... e perch mi ha parlato di Diego? Con mosse
seducenti si tolse la veste cercando di catturare lo sguardo di Cesare. Si chin su di lui e gli prese il
membro tra le labbra. Sapeva che al Borgia piaceva molto. Il Valentino si lasci sfuggire un gemito di
piacere. Dorotea chiuse gli occhi per nascondere le lacrime. Era umiliante compiacerlo cos, odiandolo
e progettando di ucciderlo. Ma per sopravvivere non aveva scelta, doveva continuare a fingere.
30
La duchessa
Castello di Issoudun
23 novembre 1502
Ancora neve. Scendeva ormai da ore, lenta, a grosse falde. Si appoggiava leggera sugli alberi secchi,
sulla terra scura, avvolgendo il bosco in un velo candido. Ammirare quello spettacolo dalle finestre di
un caldo salone sarebbe stato poetico, pens Diego. Ma trovarsi in mezzo alla bufera da ore non lo era
affatto. Era esausto. Aveva percorso le ultime miglia al galoppo per evitare che la tormenta
nascondesse le strade e i punti di riferimento, e il freddo gli rendeva doloroso anche respirare. La pelle
del suo viso, sferzata per ore dal vento, era tesa e sensibile e le labbra, coperte da fitti tagli, bruciavano.
Lo scudiero che lo accompagnava non era in condizioni migliori. La sua cavalla lo seguiva distinto,
dando a Diego la sensazione che le briglie fossero state da tempo abbandonate. Tir le redini e si
avvicin al ragazzo dicendogli: Siamo arrivati, tra due o tre miglia ci riscalderemo. Il castello di
Issoudun apparve ai loro occhi come una visione. Affidati in fretta i cavalli agli stallieri, i due
viaggiatori si precipitarono nelle cucine. Diego Ramires scroll il giubbone e gli stivali vicino al
camino e affid il ragazzo al cuoco. Per s chiese una stanza e subito una coppa di vino caldo. Non
poteva presentarsi alla signora in quello stato, voleva prima ripulirsi e cambiarsi. Unora dopo chiese al
maggiordomo di essere annunciato alla duchessa Charlotte. Le porte del salone si aprirono piano e
Ramires con una mano ferm il cameriere che lo accompagnava. Voleva guardarla per qualche istante.
La vide stringersi addosso lo scialle elegante mentre si allontanava dalla finestra facendo ondeggiare
con grazia la veste azzurra. Ne osserv poi i movimenti armoniosi mentre si sedeva accanto al camino.
Louise Borgia giocava davanti a lei con la giovane balia e un cucciolo. Le risate della bimba e i guaiti
gioiosi del cane riempivano la stanza di serenit. Charlotte sorrideva e guardava la figlia come si
guardano la ragione della propria vita e il proprio futuro. Il calore di quella scena domestica riscald
Diego pi del vino che aveva appena bevuto: rappresentava ci che lui non aveva e forse non avrebbe
mai avuto. Charlotte non era bella, almeno non secondo i suoi gusti, pi inclini alla bellezza delle
donne spagnole e italiane, ma i suoi lineamenti erano delicati. Aveva la pelle bianca, punteggiata da
minuscole lentiggini, gli occhi chiari e distanti, il naso piccolo e rivolto allins, le labbra sottili. I
capelli, di un biondo sbiadito, erano raccolti in una crocchia e lasciavano nudo il collo nobile. Una
donna affascinante, pens Ramires. Non gli suscitava desiderio, ma tenerezza. Cesare aveva anche lei.
Poteva avere Dorotea e le sue forme provocanti e anche perdersi nellargento degli occhi di Charlotte,
ammirarne la grazia semplice, riceverne le carezze leggere. Nel guizzo di un istante pens a una perfida
vendetta: consolare quella ninfa solitaria. Il suo ardore spagnolo poteva sciogliere le nevi della
solitudine... ma mentre lei si alzava, venendogli incontro con un sorriso timido, cap che non avrebbe
potuto usarla. Nemmeno per vendicarsi delluomo che lo aveva ingannato rubandogli lamore. Diego
Ramires si pieg in un inchino. Siete voi! esclam Charlotte porgendogli la mano. Era sincera
nellesprimere la gioia di rivederlo, ma Diego sapeva che non era lui a provocare il suo sorriso, ma il
contenuto della sua bisaccia. Sedettero accanto al fuoco mentre la balia si ritirava in un angolo del
salone tenendo in braccio Louise. Diego porse subito due lettere a Charlotte che le ripose in grembo. A
Ramires non sfugg la delicatezza con cui lei le aveva prese. Sembrava accarezzare chi le aveva scritte,
toccate, sigillate firmandole, almeno in quellistante, con il cuore. La immagin nella sua camera, nel
momento in cui le avrebbe lette, e pens che era valsa la pena di patire tanto freddo per regalarle un
attimo di piacere. Sono lieto di vedervi in buona salute, duchessa. Sua Eccellenza il duca si era molto
preoccupato quando, dopo la mia visita precedente, gli riferii che eravate indisposta. Charlotte
abbass gli occhi arrossendo. Ora sto bene, capitano Ramires. E mio marito invece? Sono molto in
ansia, ho saputo che i suoi condottieri si sono ribellati. Raccontatemi, vi prego.  vero, dai primi di
ottobre  in atto una rivolta. Orsini, Vitelli, Eufreducci e Baglioni si sono riuniti in una dieta contro il
duca. Perch? Si sono rifiutati di conquistare Bologna, ma questa  solo una scusa. Temevano che
Sua Eccellenza volesse privarli dei loro possedimenti. Ora tutto sta rientrando nella normalit. I
condottieri hanno sollevato un gran polverone, ma alla fine hanno capito di aver sbagliato. Proprio in
questi giorni stanno firmando un trattato di pace. Il duca li ha perdonati, volete dire? Diego annu.
S,  superiore dintelletto e molto pi forte. Charlotte guardandolo compiaciuta disse: Mi fa piacere
che lo apprezziate tanto. Diego sospir con amarezza pensando allassurda situazione in cui il
Valentino lo aveva messo. Non solo doveva fingere di apprezzare luomo che lo aveva ingannato e
offeso, ma anche convincere Charlotte a raggiungerlo in Italia. Sono un suo capitano cerc di
riparare. Tranquillizzatevi, il duca non ha pi nulla da temere dai suoi condottieri. Ora cercano di
adularlo in ogni modo. E questo che senso ha? Il motivo del loro ripensamento  la netta
supremazia di forze del duca. I congiurati speravano di tirare Venezia dalla loro parte ma... Basta
cos, vi prego. Ho capito che Cesare deve guardarsi dai nemici e anche dagli amici... e questo mi
rincresce.  il prezzo del potere. Ditemi qualcosa di lui sussurr Charlotte avvicinando il suo
viso a quello di Diego. Non sono sempre al suo fianco, duchessa. Come vedete, mi affida incarichi di
fiducia, ma anche lontani dal suo quartier generale. Vi posso dire che la sua salute  buona e che il suo
pensiero corre spesso a voi. Ve lo ha detto lui? Mi ha pregato, come laltra volta, di convincervi a
raggiungerlo. La vostra presenza allevierebbe la sua solitudine. Charlotte arross, ma poi, con lieve
dispetto, sussurr: Non  cos solo! Perdonatemi se vi pongo una domanda imbarazzante, ma vi
scongiuro di rispondermi... si fece ancora pi vicina. Chi  questa Dorotea?  davvero cos bella? E
ditemi... lui la ama? Il volto di Ramires avvamp. Avrebbe dovuto anche parlarle di lei! Forse
Charlotte sapeva? No, non era capace di fingere. Linnocenza e la sincerit le si leggevano in volto.
Non volevo mettervi a disagio, capitano soggiunse Charlotte. Siete tanto fedele al vostro duca da
confondervi alla mia domanda, come se la colpa fosse vostra.  normale che il duca frequenti altre
signore, ma sono curiosa, lo confesso, di avere notizie di questa donna. Voi mi siete tanto caro, vi
prego... rispondetemi. Ramires abbass lo sguardo cercando di riprendere il contegno, ma quello
sforzo non ebbe successo. No... io non la conosco mormor imbarazzato. Non pretendo che me la
descriviate minuziosamente insistette Charlotte. Ma sono certa che ne avete sentito parlare. Persino
qui in Francia  giunta voce del suo rapimento.  molto bella, s disse Ramires guardando il tappeto
ricamato che stava ai suoi piedi. Ma per il duca  solo un capriccio. Lei  sposata a un comandante
napoletano agli ordini di Venezia. E questo marito non se la riprende? chiese Charlotte stupita.
Non si tratta di una cortigiana! Non so perch, signora. Saprete almeno se  mora o bionda,
grassa o magra, alta o bassa... Lultimo sguardo che aveva dato a Dorotea congedandosi da lei dopo
una notte di amore disperato torn vivo nella mente di Diego. Poteva descrivere a Charlotte lodore di
femmina che esalava dalle carni morbide di Dorotea? Poteva parlarle dei suoi capelli che come una
cascata di riccioli pizzicavano il suo torace quando lei gli stava sopra muovendo i fianchi generosi?
Dirle che i suoi occhi dopo lamore erano umidi di piacere? Charlotte non poteva capire le sensazioni
che Dorotea suscitava in un maschio.  una bellezza italiana, bruna e alta. Ma non ha il vostro fascino
e la vostra nobilt. La vostra gelosia non ha motivo di esistere disse in un fiato. Non sono gelosa,
capitano, mi chiedevo se... Perch non tornate da lui? la interruppe Diego prendendole le mani.
Perch ve ne state qui, sola, in questo castello sperduto tra i boschi? Siete giovane, bella e avete il
marito pi potente dItalia. Se voi foste con lui nessuna Dorotea scalderebbe il suo letto. A quelle
parole Charlotte si irrigid e lo fiss sgomenta. Le sue mani si sciolsero dalla stretta di lui. Diego cap.
Anche lei aveva bisogno damore. Non posso ancora partire il suo tono era diventato duro. Louise
non  pronta. Ho un dono per la piccola duchessa Diego frug nella bisaccia ed estrasse una
bambolina di pizzo che porse a Charlotte. Il duca desidera conoscerla. Non privatelo di sua figlia.
Inoltre mi ha pregato di ricordarvi che le trattative per le nozze con il piccolo Federico Gonzaga
continuano. I Gonzaga sono una nobile famiglia italiana, per vostra figlia significherebbero un futuro
stabile. Charlotte annu e stringendo al petto la bambola lo conged sussurrando: Vi ringrazio
capitano Ramires, presto vi consegner la mia risposta per il duca. Le porte della confidenza si erano
chiuse, pens Diego mentre baciava la delicata mano di Charlotte. Si allontan osservando Louise che
correva sorridente dalla madre.
31
Le parole
Imola
28 novembre 1502
Agapito Geraldini avvicin il candeliere per vedere meglio. Il pomeriggio era piovoso, e nello studio
dove lavorava la luce era scarsa. Radun i fogli che aveva davanti e decise di ricontrollare che fossero a
posto prima di archiviarli. Erano gli accordi definitivi tra i congiurati e Cesare che due giorni prima
Paolo Orsini aveva portato firmati dai condottieri ribelli. Li scorse in fretta. Primo: Urbino e Camerino
tornavano alla Chiesa. Agapito pens a Guidobaldo, quellinfelice duca che andava e veniva dal suo
Stato seguendo gli eventi decisi da altri. Per lui provava pena, ma non per i Varano, ribelli che
meritavano di perdere Camerino. Secondo: i confederati riottenevano i compensi precedenti. Come se
niente fosse accaduto. Terzo: i condottieri non erano obbligati a partecipare con Cesare alle sue
campagne, era sufficiente che ci fosse uno di loro. Per quel che contava la loro unione, sospir Agapito.
Quarto: il cardinale Giovan Battista, gran maestro della secessione, poteva rientrare a Roma quando
voleva. Agapito sorrise: la paura di incorrere nelle ire del papa laveva tenuto lontano dallUrbe e dai
suoi interessi, ma ora poteva rituffarsi nei piaceri e negli intrighi. Quinto: Bologna era salva. Un
triumvirato di saggi avrebbe esaminato la questione con i Bentivoglio. Sesto: i confederati si
impegnavano a consegnare a Cesare, quando ne fossero richiesti, un figlio o un consanguineo per il
tempo che lui riteneva opportuno. Agapito pens a Oliverotto: non gli sarebbe costato sacrificare un
altro parente, se ne avesse trovato ancora uno vivo! Settimo: il pi imbarazzante, data la poca
correttezza imperante. I confederati garantivano di informarsi reciprocamente di qualunque
macchinazione sospetta. Ottavo: chi non avesse rispettato le clausole veniva considerato nemico e gli
altri avrebbero concorso alla rovina sua e dei suoi Stati. Con il nono il papa restituiva ai confederati e ai
loro seguaci quello che era stato loro tolto prima di Magione. Questo era stato accettato e firmato.
Eccellenza un servitore entr di corsa. Il duca chiede di voi. Agapito copr i fogli con un libro e,
percorso un lungo corridoio, si present al Valentino. Il Borgia stava valutando le stoffe che due
mercanti veneziani gli mostravano elogiandone i colori, loriginalit e la ricercatezza. Cesare spendeva
senza freni per gli abiti ed era molto esigente. Quel giorno indossava un corpetto di velluto scuro con
maniche a strisce dorate, calze di seta nere e alti stivali di cuoio. Sul capo portava un cappello piumato
fissato da uno spillone davorio. Dopo aver riflettuto, il Valentino indic alcune pezze e conged i
mercanti che, raccolta la loro mercanzia, si accomiatarono con esagerate cerimonie. Vieni Agapito
gli disse accogliendolo e porgendogli alcuni fogli. Leggi queste lettere. Il Geraldini le esamin.
Erano di Vitellozzo. Vi si leggevano sviscerato affetto e sottomissione, accompagnati da promesse di
chiarimenti. Che ne pensi? Il Vitelli usa un tono molto diverso da quando, come mi hanno riferito,
ha stracciato la prima bozza degli accordi. Hai letto il passo in cui dice che, quando ci incontreremo
di persona, mi dimostrer che non ha mai fatto nulla per offendermi e danneggiarmi? Pieg le labbra
in un sorriso sarcastico e battendo un pugno sullo scrittoio grid: Capisci Agapito, quel traditore mi ha
accoltellato alla schiena e ora pensa di guarirmi con le parole! Il Geraldini ascoltava in silenzio senza
muovere un muscolo. Questi sono gli amici che mi circondano continu il Valentino rivelando nello
sguardo un rabbioso dolore. Questa mattina sono arrivati due messi del Baglioni a offrirmi la corona
della Toscana! scoppi in una risata amara. Quando mi serviva il loro appoggio me lhanno rifiutato
e ora mi vogliono re! Che devo fare di loro? La domanda sorprese il segretario. Era sicuro che Cesare
avesse gi in testa la risposta. Fece un respiro e disse: Signor duca, io vivo in mezzo alle parole e per
questo ho capito quanto sono effimere. Le usiamo come fossero catene, ma sono solo polvere.
Inganniamo noi e gli altri quando vi facciamo affidamento. Contano le azioni, e gli uomini si giudicano
in base a quelle. Esaminate il comportamento di Vitellozzo: il suo corpo  malato e la sua mente
vacilla, e quindi a volte vi scrive cos indic i fogli che aveva appena letto. Poi, dimenticando quello
che ha firmato e giurato, si dichiara vostro nemico. Dovrei giustificarlo perch  pazzo? No, sembra
pazzo e si comporta da pazzo, ma sa quello che vuole. Ed  ancora il capo dei miei condottieri.
Considerate i fatti, duca, ora sia il Vitelli sia gli altri sono tornati ai vostri ordini. Hanno strepitato per
mesi, litigando tra loro come comari al mercato, senza concludere niente se non coprirsi dinfamia e
dodio per le crudelt che hanno compiuto sulle popolazioni. Alla fine hanno capito che solo restando
al vostro fianco avrebbero mantenuto cariche e onori, e si sono dovuti inchinare. Questa  la realt. Con
il vostro e i loro eserciti nessuno potr contrastarvi e potrete attuare i vostri progetti. Le parole volano,
ma i soldati restano. Cesare gli appoggi le mani sulle spalle. Uomini come te mi riconciliano con
lumanit. So che non sei un adulatore. Penser a quanto mi hai detto. Mentre il Valentino schioccava
le dita per fare entrare altri mercanti, Agapito si inchin e usc. Entrato nel suo studio vide il plico dei
trattati ancora sul suo tavolo. Li riordin e li leg con una lista di pelle prima di riporli al sicuro.
Scuotendo la testa pens che anche un bambino avrebbe riso di quegli accordi.
32
La soffiata
Roma
28 novembre 1502
Quando gli altri segretari, raccolti i voluminosi incartamenti, uscirono dalla sala del Pappagallo,
Alessandro Quarto fece cenno al Troches di seguirlo. Ho bisogno di muovermi gli disse il papa
mettendosi sulle spalle il mantello che un chierico gli porgeva. Scendiamo al Belvedere. Il Borgia si
avvi a passo veloce verso i giardini, rifiutando la compagnia dei cardinali e dei prelati che affollavano
la sua anticamera. Giornata fredda, a dispetto del sole comment alzando gli occhi al cielo terso. E
tu Francisco mi sembri poco vestito guard con disapprovazione il leggero mantello del suo
segretario. Vi ringrazio dellinteressamento, Santit, ma questa cappa  sufficiente per me rispose il
Troches sorpreso e guardingo per questa attenzione. Il Borgia non parlava mai a caso. Mi servi sano,
Francisco, sai che ti stimo, e avr ancora bisogno di te. Francisco abbass il capo e arross. Quei
complimenti solleticavano la sua ambizione. Cercava da tempo di convincere il papa a nominarlo
cardinale. Sono molto soddisfatto per come ci hai rappresentato a Siena continu il pontefice. Ci
piace vincere le battaglie, e non solo sul campo. Un campanello dallarme suon nella testa del
segretario. I complimenti adesso erano troppi. Gli accordi con i traditori sono stati firmati e io respiro
meglio afferm Rodrigo. Ma la mia collera non  ancora sbollita, se mai lo sar. Lo sguardo del
papa non aveva la solita bonariet, anzi lespressione dura del volto ricord al Troches quella del
Valentino. Abbiamo perso soldati e mesi preziosi per questa alzata di cresta. Gli Orsini sono uomini
da poco, solo topi che ruggiscono! Mentre mi voltava le spalle e congiurava per far fuori Cesare,
Giovan Battista mi scriveva parole damore degne di una vergine! Rodrigo scoppi a ridere. E gli
altri? Vitellozzo scrive lettere sottomesse a Cesare, e Oliverotto lo assicura che in realt non aveva mai
smesso di stare dalla nostra parte! Sembra impossibile una tale doppiezza mormor il Troches
cercando di assumere unaria stupefatta. In realt non si stupiva affatto. Laltalena delle alleanze era
una consuetudine talmente radicata che nessuno se ne meravigliava pi. Negli ultimi mesi per era
stato quasi impossibile tenere il passo con quei continui voltafaccia. Rimpiango il passato. Ho dato
fiducia alla Francia, ma ora mi sento chiuso in una tenaglia. Luigi XII a nord ha Milano e lalleanza
con Firenze e ora vuole prendersi Napoli. La mia Chiesa sta nel mezzo... forse dovrei unirmi a Venezia
e cercare di frenare questo progetto. E un riavvicinamento alla Spagna potrebbe servire a tener testa ai
francesi nel Sud. Sono convinto della fedelt che re Luigi porta alla Santit Vostra e dellamicizia
che lo lega al duca Valentino disse il Troches in tono deciso. Bologna resta nei nostri progetti e
Firenze completerebbe il tutto prosegu il papa ignorando le affermazioni del segretario. Ma le rois
non ne vuole sentire parlare, ha bisogno dei banchieri fiorentini e li protegge. Si ferm vicino a un alto
albero e appoggi una mano sulla corteccia del tronco. Vedi questo albero, Francisco?  molto pi
vecchio di me, se ne sta ritto e superbo sugli altri. Dominare non gli costa fatica. Io invece mi sento
stanco Rodrigo sospir con tristezza. Quanto mi resta ancora da vivere? Vorrei lasciare a Cesare uno
Stato sicuro... dobbiamo riparlare con il nuovo ambasciatore veneziano, domani lo manderai a
chiamare. Ora rientriamo. Mi aspetta una lunga fila di postulanti. Lasciato il papa, il Troches
attravers piazza San Pietro e si infil nei vicoli del Borgo. Dopo quel colloquio impegnativo sentiva il
bisogno di mescolarsi alla folla. E quella a Roma non mancava mai. Venne travolto dalla solita
confusione. Gli stendardi dei pellegrini e le bancarelle dei mercanti si confondevano in un carosello di
colori. Accattoni e imbroglioni cercavano vittime da truffare, mentre preti, puttane e faccendieri si
scambiavano saluti e si davano appuntamenti. Pass il Ponte SantAngelo dirigendosi verso il ghetto.
Non rimpiangeva la Spagna, si trovava bene a Roma e gli piacevano gli incarichi diplomatici, le
trattative legali, le mansioni delicate accompagnate da un pizzico di rischio, anche se talvolta si sentiva
soffocare dalle spire di un gioco sempre pi pressante. Aveva capito che il papa meditava un
riavvicinamento alla Spagna e questo significava una rottura con la Francia. Improvvisamente una
mano lo afferr per la gola e un uomo, senza dargli il tempo di reagire, lo trascin in un vicolo. Lo
malmenarono in due, gli frugarono le tasche e dopo avergli rubato quanto portava addosso fuggirono
lasciandolo a terra pesto. Era il rischio che si correva girando da soli a Roma, e soprattutto in quel
quartiere. Ma era vivo, e salvo, pens Francisco alzandosi. Qualcuno entro breve, in fondo al vicolo
malfamato e sozzo che stava percorrendo, gli avrebbe aperto la porta e lo avrebbe fatto entrare.
Pregustava il sapore forte delle vivande che gli avrebbe servito e anche il calore delle cosce che gli si
sarebbero aperte. Pochi passi e arriv. La sua giovane amante lo accolse con un grido di spavento e gli
offr subito un liquore forte. Mentre veniva medicato dalla donna, unidea continuava a ronzargli in
testa: scrivere a Luigi XII.  Sire, sapete quanto Vi stimo, e proprio per questo mi sento, da umile
diplomatico, di metterVi sullavviso. Purtroppo in questa penisola la parola data vale meno di un
soldo. Alleanze in apparenza solide si sgretolano in pochi attimi per poi ricostituirsi di nuovo per
convenienza... spesso sulla pelle di chi non centra. Io, che ho avuto modo di sperimentare la Vostra
benevolenza, Vi assicuro che cercher di informarVi su possibili cambiamenti che possano
danneggiarVi. La mia stretta collaborazione con i Borgia mi permette di coglierne le intenzioni prima
che diventino fatti. Sembra che ora lago della loro bussola, dimenticando i patti stretti con la Vostra
grande Nazione, si sposti di nuovo verso la Spagna...
Francisco interruppe limmaginaria stesura della missiva. La prudenza gli suggeriva di cassare
lultima parte, per non esporsi troppo. Quelle parole potevano portarlo alla rovina, ma avrebbero anche
potuto fare la sua fortuna. In cuor suo sapeva che questa volta avrebbe rischiato. Si accorse che le mani
della giovane avevano smesso di medicarlo e lo accarezzavano in modo lascivo. La doppiezza era una
malattia contagiosa come la peste, pens attirando a s la donna. O forse lunico modo per
sopravvivere.
33
Lesproprio
Dintorni di Urbino
2 dicembre 1502
Da giorni lurlo del vento batteva le montagne e si insinuava gelido sotto i mantelli e gli abiti,
raggiungendo anche le anime dei viaggiatori. Paolo Orsini ripercorreva le strade tortuose che portavano
a Urbino, da Guidobaldo, per ufficializzare il passaggio di consegne: Urbino era la posta che il
Valentino aveva preteso per accettare la pace coi condottieri. Vitellozzo cavalcava in silenzio accanto a
lui, con lo sguardo remoto. A volte sembrava che la sua mente febbricitante vagasse in un altro mondo,
trasformandolo da predatore crudele in agnello smarrito. Il Vitelli si sforzava di essere quello di
sempre, ma a nessuno era sfuggito il suo tormento. Convincerlo a fidarsi di Cesare era stata unimpresa
pi ardua di una battaglia. Si era persuaso che il Valentino volesse la sua morte e che dietro la stesura
degli accordi ci fosse una trappola. Non capiva che la pace era fondamentale, a loro soprattutto, se
volevano recuperare la fiducia del Borgia. Anche Oliverotto e il Baglioni erano stati duri da piegare.
Soldati fino in fondo e poco inclini alla diplomazia, pensavano di poter sistemare le questioni sul
campo, con le armi. Ormai la conclusione era vicina e Paolo se ne riconosceva il merito. Senza di lui la
congiura sarebbe sfociata in un macello; ora invece gli equilibri si stavano ristabilendo: Bologna era
rimasta ai Bentivoglio, Firenze non li aveva soccorsi, ma nemmeno si era alleata con i Borgia, Venezia
era rimasta neutrale e gli Orsini avevano ricostituito le relazioni con la Chiesa, comera da secoli e
secoli. Ancora una salita. I cavalli, stanchi, avanzavano a testa bassa fendendo il vento contrario che
stava rinforzando. Paolo diede di sprone. Questa volta sperava di ricevere migliore accoglienza a
Urbino. Il Valentino laveva mandato a convincere Guidobaldo ad arrendersi e non a fargli guerra.
Poche settimane prima, quando era venuto a parlamentare, era dovuto passare tra i soldati e il popolo
del Montefeltro. Convinti di resistere e salvare Guidobaldo, gli urbinati avevano abbattuto le fortezze
intorno alla citt per impedire che venissero prese e usate come avamposti. Un gesto coraggioso, ma
inutile. Traditore, vigliacco! Prendiamolo e mangiamoci le sue carni! Guerra! Guerra! Feltro! Feltro!
Paolo ricordava ancora le parole della folla che gridava a pugni alzati. Aveva frenato a stento la sua
scorta che voleva avventarsi su quel popolo temerario e ostinato. Non voleva uno scontro con i
contadini, ormai aveva fatto labitudine agli insulti degli ignoranti. Erano ragli dasino. Si sent fiero
del suo operato: la storia lo avrebbe ricordato per quel peso grave che si era messo al collo. Guard
Vitellozzo chino sul cavallo. Anche Guidobaldo era malato. Durante la sua precedente visita lo aveva
trovato a letto, sfiancato dalla gotta. Con lui Paolo si sentiva a disagio. Nonostante fosse ancora
giovane, Guido parlava come un vecchio saggio e, a dispetto della podagra, sembrava camminare a un
metro da terra. Avrebbe dovuto fare il prete, pens Paolo, e lasciare Urbino al Borgia, visto che non
poteva avere eredi legittimi. Paolo non se la sarebbe mai scordata quella debole voce da infermo che
parlava di onest, di fiducia nella gente, di lealt. Dunque non avete proposte scritte? gli aveva
chiesto con un sorriso e Paolo gli aveva spiegato che non erano affatto necessarie, bastava la sua
persona ad assicurarlo. Si sarebbe fatto lui garante delle parole del Borgia: se avesse lasciato il ducato
rinunciando al titolo, gli urbinati non avrebbero subito alcuna rappresaglia per la ribellione, e lui ne
avrebbe spuntato unonorevole indennit. Aveva parlato per mezzora senza che laltro interloquisse.
Poi, sedendo sul letto, il Montefeltro gli aveva ripetuto che avrebbe accettato solo una proposta scritta e
conveniente. La sua gente laveva vista, no? Aveva dimostrato di non avere paura. Durante il pranzo
che Guidobaldo gli aveva offerto Paolo aveva ingoiato amaro. Preferiva trattare con uomini come
Ramiro de Lorqua. Poteva scapparci qualche bestemmia, un pugnale poteva sgusciare dal fodero, ma si
parlava tra uomini, non tra santi. Guard avanti, i torricini del castello gi si intravedevano. Paolo
strinse i denti. Laveva spuntata anche con quelli che non volevano firmare e ora mancava solo il
Montefeltro. Vitellozzo gli si affianc. Il suo viso spettrale era contratto. Guardandosi alle spalle gli
disse: Qui potrebbero tenderci unimboscata... siamo troppo pochi. No, non  possibile. Ho
mandato avanti i miei a controllare, hai visto anche tu. E poi Guidobaldo non ha pi nessuno che lo
difenda. Lascia che gli parli io. Mio fratello Giulio gli vuole bene e anchio lo stimo. Cosha di
tanto speciale?  un uomo a met, senza coglioni, ora anche senza Stato, eppure tutti a indignarsi se gli
si torce un capello! Anche voi Orsini lavete trattato bene quando era vostro prigioniero. Lui non 
come noi... Per Dio, basta! Lo stiamo salvando! Perci non ti fare intimidire dalla sua faccia pallida.
Piuttosto, portalo a casa tua come convenuto, ma ricordati: ci pu ancora servire. Orsini, cambia tono
con me! Per un istante negli occhi di Vitellozzo si accese il bagliore selvaggio di un tempo.
Guardandolo Paolo ebbe un leggero brivido e rispose in modo pacato: Ti ricordavo solo i nostri
accordi. Le porte della citt si presentarono aperte ai due condottieri e al loro seguito. Urbino smetteva
di essere dei Montefeltro e tornava ai Borgia, di nuovo.
34
La carestia
Rocca di Cesena
11 dicembre 1502
Che quel giorno Cesare fosse di malumore lo capiva solo chi gli viveva accanto da anni. Niente nel
suo comportamento lo tradiva se non uninnaturale staticit mentre sedeva in attesa di ricevere in
udienza i rappresentanti del popolo. Per chi era sempre in movimento come un lupo ramingo
quellimmobilit era lannuncio di una tempesta di cui non si poteva valutare la furia. Micheletto
conosceva la causa di quellumore nero. Erano arrivati il giorno prima da Imola con lesercito,
attraversando campagne e borghi a cavallo, osservando e valutando con attenzione la gente, le bestie, i
campi. Lo stato di miseria e di rovina aveva impressionato anche lui, ma soprattutto aveva irritato
Cesare. La sua Romagna era prostrata, i bambini erano tristi ed emaciati, le donne magre e sciupate, i
vecchi scheletrici e rassegnati. E negli occhi stanchi degli uomini si scorgeva la sconfitta di chi sa di
non poter provvedere ai familiari. Eppure al suo passaggio quello stuolo di disperati si era animato, lo
aveva salutato rispolverando sorrisi, gesti di giubilo, parole di plauso. Il Valentino guardava e assentiva
e, anche se non aveva perso il suo incedere fiero, Michele ne aveva colto il turbamento. Le porte della
sala si aprirono lasciando passare un gruppo di popolani. A un cenno di Cesare si fece avanti un uomo
sulla cinquantina, vestito meglio di chi lo seguiva. Mio signore, vi parlo con sincerit sapendo che voi
ascoltate sempre la voce del vostro popolo che vi ama e voi lo sapete... Cesare fece un impercettibile
cenno di assenso invitandolo a proseguire. Abbiamo fame, duca, e siamo stremati. Dio non ci ha dato
buoni raccolti e gli eserciti ci hanno spolpati. Lasciate che la vostra gente vi parli dei suoi dolori... La
piccola comitiva di affamati che lo accompagnava fece un passo in avanti. Michele and loro incontro
per tenerli a distanza. La voce tagliente di Cesare lo ferm. Lasciali avvicinare! Un contadino, che
tormentava il berretto tra le mani, si decise a parlare. Duca, i soldati si sono fatti fuori anche i sassi,
che diamo noi ai bambini? Mi sono morti due figli, boia di un mondo, che non mangiavano mai e qui le
donne non hanno latte, sono secche... indic due giovani esangui che tenevano in braccio due neonati
cos grigi e grinzosi da sembrare morti. I soldati sono qui per difendere anche voi.  vero
Eccellenza... ma i francesi hanno insozzato le nostre case, sono dei... dei... Sono soldati! Non santi!
Ditemi piuttosto del grano... Il grano c! Un vecchio si avvicin a Cesare che ferm con lo sguardo
due guardie armate di alabarda pronte ad allontanarlo. Io non ho paura di parlare, duca, mi resta poco
da vivere... penso ai miei figli che ci muoiono. Il grano c, ma lo nascondono e lo vendono a chi lo
pu pagare pi caro, e cos non ne resta per noi! Chi lo nasconde, vecchio? I signoroni di qui,
Eccellenza. S,  vero! Giustizia, signore! E pane! Il coro dei postulanti si alz alto, ma
allingresso improvviso di Ramiro si ammutol. Il de Lorqua si inchin a Cesare con il busto rigido e
gli occhi infuocati. Il silenzio gel la sala. C altro? chiese il Valentino che non aveva degnato di
uno sguardo il suo governatore. Nessuno parl, solo il portavoce si fece avanti e con voce tremante
disse: Ci sarebbe la questione di un litigio per un podere che... Di questo si occuper il tribunale.
Ora andate. Il vostro duca far giustizia. E voi avrete il pane. Quando i popolani a testa bassa si furono
allontanati, Cesare balz in piedi e per qualche momento cammin per la sala. Poi parl. Elenc ai
segretari i nomi di chi riteneva responsabile dellaccaparramento del grano e ordin che venissero
convocati allistante. Il de Lorqua lo lasci finire poi, cercando di addolcire il tono della sua voce,
disse: Duca, voi date troppo ascolto a chi... A chi, Ramiro? La voce di Cesare era cos pacata, che
persino il de Lorqua se ne stup. Mi ritieni un sentimentale, uno che si fa impietosire da quattro
pezzenti lagnosi che marciano sulla loro povert per non pagare le tasse? continu con una leggera
sfumatura di delusione nel tono. Pensi che non abbia gli occhi per vedere in che stato  ridotta la
Romagna? E per conoscere i nomi dei responsabili? Il de Lorqua taceva mordendo il freno. Se quel
grano c, lo far saltar fuori, e distribuire a basso prezzo. Voglio un popolo fedele perci non lo devo
affamare. Se quel che dici  vero,  giusto che tu lo faccia. Avresti dovuto farlo tu, Ramiro. Il
Valentino lo guard con bonaria riprovazione, poi scoppi a ridere e, dandogli una pacca amichevole
sulla spalla, gli disse: Ramiro, yo no soy mas un chico, soy un hombre! Sei cresciuto in fretta!
ribatt il de Lorqua rilassandosi. Mi spiace, significa che sto diventando vecchio! Non cos vecchio
da non fottere pi le donne, per! Questo mai! Soy espagnol, mi sangre es caliente! Cesare rise
con lui e senza aggiungere altro usc. Micheletto, prima di seguirlo, si ferm davanti a Ramiro che
confabulava con i segretari e lo fiss sogghignando. Che hai da guardare? chiese il de Lorqua.
Cerco di capire come mi sentirei nei tuoi panni rispose Michele provocatorio. Occupati dei tuoi e
corri dietro al tuo padrone, se sarai bravo ti getter un osso! Micheletto gli fece un esagerato inchino e
usc celando un sorriso ironico. Il de Lorqua aveva colto una brezza dove stava per scatenarsi una
tempesta.
35
La giustizia
Cesena, Palazzo Comunale
22 dicembre 1502
Notte fonda
Gli occhi del vescovo Agapito Geraldini erano cerchiati di stanchezza. Aveva da poco terminato la
stesura delle prime relazioni che il duca gli aveva richiesto, ma sapeva che entro poche ore la mole di
lavoro sarebbe aumentata. Usc dalla cancelleria per prendere un documento e fu subito fermato dal
Machiavelli che attendeva notizie insieme con altri oratori. Eccellenza, non mi chiedete di aspettare
ancora! lo supplic il segretario fiorentino. Agapito lo guard con simpatia. Quelluomo sparuto e
intelligente era l fuori da ore, in piedi, senza nemmeno aver mangiato. Accompagnatemi disse al
fiorentino. Vi dir quello che posso, ma non  molto. Mi baster.  vero che i francesi sono
esasperati perch il Valentino li manda via? O  Luigi XII che li rivuole a Milano? Agapito alz una
mano. Le truppe francesi lasceranno la Romagna perch ormai hanno svolto il loro compito e il re le
ha richiamate. Resteranno comunque le armate di monsignor dAlbret. Al duca sono sufficienti i suoi
uomini ora che ha recuperato Urbino e Camerino. Si dice invece che Cesare Borgia mandi via i
francesi perch il popolo  stanco di nutrirli. Non c pi grano perch gli eserciti si sono mangiati
tutto. Scrivete a Firenze che il Valentino sta colpendo i grandi speculatori, svuota i loro magazzini e
fa vendere le granaglie a basso prezzo. Per questo la sua gente lo ama. Ma non  lui ad allontanare i
francesi, rassicurate il vostro governo. La sua alleanza con Luigi XII  pi salda che mai. Adesso
ditemi:  vero che si svolger un processo? Chi  limputato? Ho appena redatto gli atti per un
processo eccellente e queste indic i fogli sono le prove che ho raccolto a Pesaro.  unottima
occasione per dimostrare come funziona il tribunale che abbiamo appena istituito. I cittadini della
Romagna possono riacquistare fiducia nella giustizia, grazie a Cesare Borgia. Ma non voglio rovinarvi
la sorpresa. Ora, perdonatemi. Sono arrivato. Si ferm davanti a un portone protetto da due sentinelle
armate. Aspettate, ditemi di pi! Machiavelli cerc di trattenerlo ancora, ma il Geraldini con una
stretta amichevole lo conged. Cesare lo attendeva seduto accanto a un camino, sorseggiando una
coppa di vino rosso.  tutto pronto, Agapito? gli chiese il Borgia. Il Geraldini not la sua usuale
eleganza e il suo aspetto riposato. Come poteva vivere a quei ritmi, sempre sveglio la notte,
onnipresente a feste, banchetti e impegni di governo senza mostrare segni di cedimento? Assomigliava
a suo padre: tempra forte e volont di ferro. S, duca rispose. Il presidente  gi in aula. Possiamo
andare. Il Valentino si alz e dopo aver vuotato la coppa disse: Non voglio presenziare.
Osserveremo e sentiremo senza essere visti. Venite, vi faccio strada. Raggiunsero una sala laterale
mentre la pubblica accusa iniziava a leggere le imputazioni. In catene, fiancheggiato da due alabardieri,
con il viso stravolto e gonfio, Ramiro de Lorqua ascoltava il giudice. Ramiro de Lorqua, siete
accusato di corruzione, estorsione e rapina ai danni del ducato di Romagna. Inviato a Pesaro in
missione speciale per riportare le derrate di grano richieste per sfamare esercito e popolazione, ne avete
fatto uso personale speculando a vostro vantaggio contro linteresse dello Stato. Confessate il vostro
crimine? Ramiro mormor alcune parole incomprensibili. Parlate in modo chiaro! Sono
innocente afferm Ramiro con voce strozzata. Il segretario si volt verso il Valentino e osservandone
il volto impassibile si chiese in che stato danimo affrontasse quel tradimento. Aveva sempre pensato
che Cesare provasse amicizia nei confronti di quelluomo spietato, ma gi da qualche tempo lo vedeva
adombrarsi quando si parlava di Ramiro. Agapito aveva creduto che il malanimo di Cesare fosse
dovuto ad alcuni commenti di Lucrezia a proposito del comportamento tenuto da Ramiro durante il
viaggio verso Ferrara. Il Valentino non tollerava che si mancasse di rispetto a sua sorella, ma il ruolo di
Ramiro era troppo prezioso perch il Borgia potesse intervenire solo sulla base di una lamentela di quel
genere. In realt non era successo niente e Cesare aveva scelto di passarci sopra. Ora il de Lorqua
veniva sacrificato alla ragion di Stato e Cesare acconsentiva. Ramiro aveva davvero rubato, lui stesso
ne aveva in mano le prove, ma trovare un funzionario pubblico del tutto cristallino era raro. Lalta
carica e lappartenenza a unimportante famiglia spagnola avrebbero potuto salvare il de Lorqua. Ma il
Geraldini sapeva che cera dellaltro, qualcosa che Cesare non poteva perdonare. In qualit di
governatore di Romagna percepivate un altissimo compenso, ma nonostante ci, per avidit, avete
tradito il vostro signore rubando alle sue spalle continuava il pubblico accusatore. Decidetevi a
confessare, sar meglio per voi. Ramiro girava gli occhi per la stanza. Cercava Cesare. Immaginava
che fosse nascosto ad ascoltare e infine grid: Non ho nulla da confessare! Ho sempre fatto quello che
mi  stato chiesto. Questa  la gratitudine con cui vengo ripagato? Non alzate la voce, non siete nella
condizione di farlo. Fornite invece le prove della vostra innocenza il presidente si volt verso un
segretario per invitarlo a scrivere. Dunque, siamo in attesa. Quali prove volete? Io non ho fatto
niente! Siete voi che dite di averne, esibitele e le confuter! Guardatevi intorno: in questa regione
strade, porti, ordine pubblico, tutto  opera mia, e ora voi mi accusate di aver rubato qualche manciata
di grano!  vergognoso! S,  vergognoso che un uomo nella vostra posizione rubi il grano sapendo
che il popolo ha fame. Vedo che non siete disposto a collaborare fece un cenno verso le guardie che
presero il de Lorqua per le braccia. Ci che non volete dire a noi lo direte al boia. Non potete!
grid Ramiro. La legge dice che se avete le prove non potete torturarmi! Non rispondete alla
territio verbalis, vi concedo la territio realis. Il presidente si volt verso i carcerieri che portarono via
il de Lorqua. Il condannato prima della tortura poteva vedere il carnefice e quello che avrebbe dovuto
subire. Se anche dopo aver conosciuto il supplizio che lo aspettava non si decideva a dichiararsi
colpevole, il boia poteva passare ai fatti. Cesare si avvicin ad Agapito e gli bisbigli allorecchio:
Deve confessare... Agapito si alz e si incammin verso la sala delle torture situata nei sotterranei
del palazzo. In un angolo conversavano il medico e il cancelliere. Il giudice lo inform che laccusato
non aveva ancora parlato perci sarebbe stato sottoposto al supplizio della corda. Il boia stava
preparando i suoi strumenti. Le mani di Ramiro erano legate dietro la schiena con una fune passata in
una carrucola fissata al soffitto che si arrotolava intorno a un cilindro. Al comando del boia il
condannato sarebbe stato sospeso per aria e poi lasciato cadere di colpo. Il boia stava attaccando dei
pesi alle caviglie del de Lorqua per rendere ancora pi atroce la pena. Il governatore di Romagna aveva
lo sguardo atterrito. I suoi lunghi capelli brizzolati si incollavano alla fronte, gocciolando sudore. Nella
stanza il caldo, alimentato dalla fucina, era insopportabile. Agapito si avvicin al giudice che
presiedeva le operazioni e gli sussurr degli ordini. Agapito! url Ramiro. Non andartene! Voglio
parlare con Cesare! Perch non si fa vedere? Presto, portami da lui! Agapito! Il Geraldini non lo
guard nemmeno. Il tradimento per lui non era concepibile. Da quando era entrato al servizio dei
Borgia aveva sposato la loro causa senza mai giudicare. Vedere quelluomo senza contegno lo
disturbava e rafforz la sua decisione di non trovarsi mai nella stessa situazione. Se ne and prima che
la tortura avesse inizio, era certo del suo buon esito. Raggiunse Cesare che era rimasto ad aspettarlo. Il
giudice mi ha assicurato che la confessione sar completa, Eccellenza. Dovr pagare il suo
tradimento. Si  venduto agli Orsini come farebbe lultimo dei servi. Ma questo deve restare segreto.
Lo renderemo noto solamente a tempo debito, come voi desiderate. Hai lavorato bene, Agapito. Il
Geraldini si inchin. Intanto il giudice era rientrato. Signori esord il magistrato rivolto al resto della
piccola giuria. Sono bastati pochi tratti di corda e il prigioniero ha confessato. Cancelliere, mettete
agli atti. Limputato ha occultato una gran quantit di grano appartenente allo Stato per farne uso
personale a scopo speculativo e ha ammesso anche di aver cospirato contro il suo duca e il suo
governo. Lo dichiaro perci colpevole. Tra poco sar resa nota la pena. Il Borgia chiam un servo che
attendeva in disparte reggendo una cappa di velluto amaranto. Mentre la indossava si rivolse ad
Agapito con un sorriso ironico: Sono atteso a casa di Roberto Bencini che dopo avermi consegnato
Ramiro mi onora con un banchetto. Tu scrivi subito i dispacci che ti ho chiesto. Non mi piace tenere gli
altri alloscuro del mio operato. Il Valentino chiuse il bavero del manto con un fermaglio a forma di
serpente e usc nella notte. Agapito invece si diresse di nuovo verso la Cancelleria. Quella notte
sembrava interminabile. Per un attimo pens a Cesare che danzava con la moglie del Bencini, la bella
Cleofe Marescotti, una bolognese che godeva dei suoi favori negli ultimi giorni. Lui s avrebbe
terminato quella lunga giornata in modo piacevole! Entrato nello studio, il segretario si lasci cadere
sulla sedia e, strofinandosi gli occhi stanchi, cominci a dettare al suo scrivano: Magnifici e fedeli
nostri diletti, sapete tutti che siamo per natura alieni da ogni avarizia e non abbiamo mai voluto imporre
nuove tasse ai nostri sudditi, gi troppo gravati e danneggiati dalla guerra. Perci potete immaginare
fino a che punto ci abbiano infastidito le esazioni, le corruttele e le repressioni operate in questo nostro
dominio da Ramiro de Lorqua. Lo avevamo gi ammonito, ma non ci ha ascoltato. Perci si trova ora
rinchiuso in un fondo della Rocca in attesa di giudizio. Solo una regolare azione giuridica pu
soddisfare il nostro onore e quello delle persone da lui offese ed essere monito ed esempio per tutti gli
altri ufficiali, presenti e futuri... no, aspetta si interruppe. Dobbiamo sistemare la forma, voglio che
sia impeccabile.
36
Il ballo
Cesena
22 dicembre 1502
Micheletto Corella aspettava il Valentino alluscita del Palazzo Comunale. I cavalli e i muli della
scorta scalpitavano, desiderosi di rientrare nelle stalle al riparo dallaria fredda e umida della notte. Era
tardi, ma Micheletto non congedava gli uomini perch il Valentino non gli aveva comunicato
cambiamenti di programma. Infine lo vide uscire. Il Borgia, avvolto nel mantello, calzava un cappello
largo e nero. Non sorrideva e non lo guardava. Prese le redini del cavallo che Micheletto gli porgeva e
balz in sella senza parlare. La strada per raggiungere il palazzo di Roberto Bencini era breve e il
percorso si svolse in silenzio. Giunti a destinazione e lasciati i cavalli ai servitori, entrarono
nelledificio. La sala del ricevimento, illuminata da centinaia di candele, era affollata. Allentrata di
Cesare la musica si ferm e gli ospiti si inchinarono, ma il Valentino con un cenno della mano ordin
di proseguire e si diresse verso il padrone di casa. Micheletto not il volto arrossato del Bencini, il
podest di Cesena, mentre chinava la testa davanti a Cesare; era un ambizioso ossequiante, pens il
Corella e, anche se odiava Ramiro de Lorqua, prov ribrezzo per il modo in cui il Bencini lo aveva
tradito. In un frusciare di sete profumate apparve dietro al Bencini la sua bella moglie, Cleofe
Marescotti. La donna, piccola ma ben fatta, aveva la pelle bianchissima e lunghi capelli biondi raccolti
ad arte sul capo con ghirlande di fiori e perle per lasciare scoperti il collo flessuoso e la scollatura
piena. Il suo naso, un po schiacciato, era impertinente e le labbra, rosse e turgide, ispiravano pensieri
poco casti. La Marescotti sembrava creata per il sesso e lo sapeva. Micheletto non pot impedire al suo
sguardo di soffermarsi sui seni della bolognese che affioravano sontuosi lasciando intravedere i
capezzoli rosei. Un invito al quale Cesare non si sarebbe sottratto. Cleofe diede uno sguardo distratto al
Corella e invece piant gli occhi verdi in viso al Borgia che le prese la mano e se la port alle labbra.
Pi bella che mai disse Cesare inchinandosi. Micheletto guard con disprezzo il volto compiaciuto
del podest. Per riverire un potente gli offriva sua moglie su un piatto doro. Daltra parte il Bencini
non aveva scelta: per conservare la carica e il potere doveva sopportare le corna. Intanto erano
sopraggiunte altre dame e altri nobili che si misero in posizione attorno a Cesare e a Cleofe per dare
inizio alla danza, una branle. Micheletto, prima di prendere la mano che una signora bruna gli porgeva,
diede unocchiata a tutti i presenti. Riconobbe molti dei cittadini pi in vista di Cesena, ma not con
disappunto alcuni volti sconosciuti. Questo avrebbe richiesto doppia attenzione. Non si fidava di quelli
che conosceva bene e meno ancora degli estranei. Un uomo biondo guardava spesso nella sua
direzione, ma aveva un volto cos scialbo e poco intelligente che Micheletto non gli diede importanza.
Un altro, vecchio, alto e smilzo, osservava Cesare con insistenza, di certo perch aveva bisogno di
qualche favore ma non sapeva come avvicinarlo. Dopo tanti anni al seguito del Borgia, Micheletto
aveva affinato una dote naturale: il giudizio sulle persone. Era difficile che si sbagliasse e aveva messo
diverse volte alla prova le sue sensazioni. Le donne erano pi numerose nella sala e avevano formato
dei capannelli di conversazione. Era evidente che commentavano labito del Valentino e il gioco di
sguardi che si svolgeva tra lui e la padrona di casa. Continuando a osservare gli invitati, Micheletto
scorse un uomo che non ricordava di aver notato a Cesena. Era grosso e tarchiato e portava i capelli
lunghi raccolti in un codino. Lo vide avvicinarsi a una signora e prenderle la mano per la danza. Una
maschera scura gli copriva gli occhi, ma bast un attimo a Micheletto per imprimere a mente la figura
dellestraneo. La musica della branle si alz nella sala. I ballerini si inchinarono e iniziarono a
comporre le figure in modo lento e cadenzato. Micheletto e la sua dama finivano spesso accanto a
Cleofe e al Valentino e il Corella non poteva evitare di sentire ci che dicevano. Non cera traccia di
inquietudine sul viso del Borgia, solo eccitazione. Cesare era un buon ballerino, quella sera per non
curava leleganza dei movimenti, era pi interessato a circuire la Marescotti. Anche lei lo incoraggiava,
indugiando pi del dovuto con la mano sulla sua spalla nel cambiare figura e quando venivano separati
dal procedere della danza non distoglieva gli occhi dal Valentino. Tocc poi a Micheletto il turno di
stringerle la mano bianca. Conosceva le donne e percep subito il desiderio sulla pelle di Cleofe.
Talvolta lui e il Valentino si erano divertiti a sfruttare la loro somiglianza nei giochi amorosi. Si chiese
se anche in quelloccasione Cesare avrebbe proposto alla bolognese un gioco a tre. Lo vide mentre si
inchinava sorridente verso unaltra nobile, non bella come Cleofe ma altrettanto compiacente. Il fascino
che Cesare esercitava sulle donne era notevole. Il suo nome giocava in suo favore, era inutile negarlo,
ma cera dellaltro. Era abile nello scegliere la strategia anche nelle conquiste amorose: sapeva con
quale donna essere galante e con quale sbrigativo, e aveva la fortuna di essere instancabile anche a
letto. Come se il Valentino leggesse nei suoi pensieri, Micheletto lo vide fare un cenno al maggiordomo
perch spegnesse la maggior parte delle candele. Il Corella sent la tensione crescere dentro di s, gli
piaceva avere la visuale completa delle persone che circondavano Cesare. Intanto la danza proseguiva e
i ballerini continuavano ad alternarsi seguendo le cadenze e le pause della musica. Di nuovo Cesare e
Cleofe si trovarono vicini. Lei gli sussurr qualcosa allorecchio e lui rise. Micheletto guard negli
occhi la sua compagna, era ancora la bruna di prima, che ammicc. Se fosse stato meno in ansia
avrebbe potuto anche lui quella sera... la donna lo sfior col braccio nudo e Micheletto ricambi il
gesto stringendola a s. Ma poi, sollevando gli occhi, si accorse che Cesare e la Marescotti non erano
pi nel cerchio. In fretta scrut i danzatori per vedere se qualcun altro si fosse allontanato. Il vecchio
danzava distratto e luomo biondo e quello col codino non erano nel salone. Senza spiegazioni lasci la
bruna e si precipit verso luscita della sala. Dannazione! Avrebbe dovuto accorgersi della direzione
che avevano preso. Diede una rapida occhiata al salone in penombra prima di uscire. Non cerano. Vide
solo il Bencini ubriaco che sghignazzava con altri ospiti. Controllando di avere lo stiletto ben infilato
nella cintola usc dal portone presidiato da due sentinelle e chiese loro notizie del duca. Gli uomini lo
rassicurarono che nessuno era uscito dalla sala. Con il cuore in gola Micheletto percorse il corridoio
che conduceva alla scalinata. Non cerano anditi ed era ben illuminato, ma di Cesare e Cleofe non cera
traccia. Che si fossero infilati di nascosto in qualche sala era possibile, ma comerano potuti uscire
senza che le sentinelle li notassero? Rientr nel salone che, per contrasto col corridoio luminoso, gli
parve molto buio. Soltanto poche coppie continuavano la branle nella semioscurit. Un gruppo di
uomini, tra cui il Bencini, beveva e rideva. Erano usciti per forza. Di sicuro la Marescotti conosceva il
modo per allontanarsi senza farsi notare, doveva esserci un altro passaggio. Micheletto come un gatto
inizi a strisciare ai lati della sala finch scorse un tendaggio pesante che nascondeva un piccolo uscio.
Scost la tenda, spinse la piccola porta che era aperta e si ferm. In fondo era logico che prima o poi
avrebbero cercato di appartarsi, ma perch Cesare non lo aveva avvisato almeno con lo sguardo? Forse
lo aveva fatto, ma lui era troppo distratto a guardare il seno della donna con cui ballava. Infastidito dal
senso di colpa decise di proseguire, preferiva sorprenderli in modo importuno, ma sentirsi tranquillo. A
passi felpati prosegu lungo uno stretto corridoio che terminava in una sala piccola e poco illuminata.
Micheletto sent il battito del suo cuore placarsi. Sopra un divano stava distesa la Marescotti e Cesare le
baciava il collo. Le sue mani si perdevano nelle pieghe dellabito. Micheletto sorrise pensando a quanto
una donna sa essere imprudente quando  dominata dalla voglia. Cleofe era in casa sua, a pochi metri
dal marito e come laveva vista lui la potevano vedere tutti, eppure... Si gir per tornare nel salone, ma
un fruscio sospetto lo trattenne. Da una tenda di velluto alla sua destra usc allimprovviso un uomo
armato di pugnale che rapido si avvent su Cesare per colpirlo alle spalle. Lo stiletto del Corella vol
fulmineo conficcandosi nella schiena dellaggressore che lasci cadere il pugnale e rotol a terra.
Cesare si rialz di scatto e prima che la Marescotti urlasse le chiuse la bocca con la mano. Zitta! Per
Dio! Zitta! Vuoi far arrivare tutti qui? La donna lo guard con gli occhi sbarrati per alcuni secondi,
poi annu. Micheletto prese una torcia dalla parete e illumin il volto dellassalitore. Era luomo con il
codino. Chi ? chiese Cesare con voce stridula. Non lo so. Era in sala e non lho mai visto prima
rispose Micheletto chinandosi a osservarlo con un vago compiacimento, unaltra volta aveva centrato il
cuore. Luomo era morto allistante.  solo? Se cera qualcuno con lui a questo punto sar fuggito
il Corella estrasse dalla schiena delluomo il suo stiletto e lo pul sullabito del morto. Cesare raccolse
da terra larma dello sconosciuto. Questo pugnale ti dice qualcosa? Micheletto lo prese e lo rigir tra
le mani.  una lama di Toledo. Il che non significa che sia spagnolo... ce ne sono tante in giro di lame
come queste. Torna in sala ordin Cesare alla Marescotti e dimentica quello che hai visto. La
donna si diede una sistemata allabito e si allontan senza dire altro. Star zitta? chiese Micheletto.
Non ci tiene che il Bencini sappia quello che stava facendo qui con me, e ne ha gi viste tante nella
sua famiglia, sa che  meglio tacere. Pensi che labbia mandato Ramiro? aggiunse Cesare dopo una
breve esitazione. Con lui non lho mai visto, me ne ricorderei, ma Ramiro reclutava scagnozzi ogni
giorno... pu essere. Scopri chi  il mandante, non tralasciare nessuno della cerchia del de Lorqua e
nemmeno degli... altri. A Micheletto non sfugg lamarezza con la quale Cesare pronunci il pronome.
Lagguato era una prova ulteriore che la sua vita era in costante pericolo. Chiamo i nostri uomini
disse infine il Corella controllando dietro i tendaggi. Porta qui anche il Bencini. Lui mi risponder
della presenza di questuomo in casa sua. Ma prudenza, voglio che la festa continui. Il Borgia si
avvicin a Micheletto e guardandolo gli strinse forte un braccio. Il Corella ebbe un fremito. Ti devo la
vita lo sguardo di Cesare era riconoscente. Vai ora, e fai presto. Il Borgia si chin di nuovo sul
cadavere per osservarlo meglio. Micheletto annu e rientr nel salone per chiamare il Bencini. Vide la
Marescotti che ballava. Lo sguardo della donna si incup solo per un breve istante quando incroci i
suoi occhi. Poi si gir e sorrise al giovane cavaliere che le stava davanti.
37
La strenna
Cesena
25 dicembre 1502
La mattina di Natale Agapito si alz dal letto infreddolito. Le poche ore di sonno non erano bastate a
rinfrancarlo e lumidit della stanza gli aveva gonfiato le ossa. Si strinse addosso la pesante vestaglia e
apr unimposta. Il pungente nevischio che aveva flagellato Cesena per tutta la notte era cessato. La
citt velata di bianco aveva un aspetto magico. Ma quel giorno Agapito non avvertiva niente di santo o
natalizio attorno a s. Richiusa la finestra, strinse le mani gelate intorno alla tazza di latte caldo che il
servitore gli aveva portato. Stamane il pane non ve lo posso portare, Eccellenza gli disse il servo con
aria abbattuta. Il fornaio non si  visto e neppure le fantesche. Chiss dove sono finiti!  Natale,
perdoniamo loro questo ritardo. Il Natale si  festeggiato ieri sera, oggi c qualcosa di strano in
giro. Un tocco deciso alla porta annunci lingresso di un giovane scrivano. Eccellenza, presto!
Vestitevi e scendete in piazza, vi prego. Il Geraldini non chiese altro. Si lev in fretta la vestaglia e,
indossato un mantello di pelliccia, si affrett dietro lo scrivano e una scorta. Una folla multiforme e
agitata convergeva verso la Rocca. La scorta gli fece largo e il Geraldini pot vedere il motivo di
quellassembramento. La testa di Ramiro de Lorqua era infitta sulla punta di una lancia: gli occhi erano
sbarrati, la bocca piegata in una smorfia oscena, i capelli e la barba incrostati di sangue rappreso. Ma
quello che destava pi orrore era il corpo diviso in due tronconi ancora coperti dal damaschino
dellabito, e lasciati su una stuoia come cibo per cani. Accanto ai resti cerano un pezzo di legno e un
coltello insanguinato che davano modo, a chi lavesse voluto, di infierire sul cadavere. Agapito distolse
lo sguardo da quel macabro spettacolo mentre dietro di lui una donna liberava lo stomaco. Un silenzio
attonito cal sulla piazza finch si alz una voce:  morto quel porco! Lunga vita a Cesare Borgia
nostro signore! Allora il silenzio si trasform in grida di giubilo. Una gioia selvaggia si impadron
della gente di Cesena. Il popolo  come una puttana, pens il Geraldini allontanandosi a capo chino,
che chiama amore un uomo e lora dopo chiama amore il suo nemico. Il denaro  il suo unico padrone.
Cesare lo aveva capito. La testa di Ramiro valeva la fedelt della Romagna. Agapito sent di non
provare piet per larrogante governatore che aveva dato sfogo alla sua ferocia e alla sua avidit
sfruttando la protezione dei Borgia. Ma non era stata la sola cupidigia a trascinarlo su quella stuoia
intrisa del suo sangue. Il Valentino non perdonava i traditori e Ramiro, uno dei suoi, uno spagnolo, uno
che lui aveva innalzato a unalta carica, aveva congiurato alle sue spalle. Il Geraldini sent un brivido
attraversargli il corpo. Pur vivendogli accanto da tanti anni non si era mai soffermato a giudicare le
scelte di Cesare. Si limitava a servirlo come meglio sapeva. Ora si sarebbe presentato da lui per
ricevere i suoi ordini e augurargli un buon Natale.
38
I fiorentini
Dintorni di Fano
27 dicembre 1502
Un mantello frusto come il suo non bastava a riscaldarlo. Niccol Machiavelli se lo strinse addosso
con scarsa convinzione. Aveva ceduto la comoda stanza che occupava nella locanda a un alto ufficiale
del Valentino e la nuova camera, spoglia e attraversata da spifferi, non aveva nemmeno un braciere
acceso. Si accost a una bugia e rilesse la lettera disperata di Marietta. Sua moglie lo richiamava a casa
con insistenza e anche lui provava nostalgia per la famiglia. Dopo tre lunghi mesi passati dietro al
Borgia che si spostava di continuo non si sentiva pi allaltezza della situazione, ma le sue relazioni
soddisfacevano il governo di Firenze e doveva rimanere. Forse il Borgia progettava una nuova
conquista, e al solito avrebbe colto tutti di sorpresa. Nellaria cera tensione, pens Machiavelli
soffiando sulle mani per scaldarle. Era attratto dallimprevedibilit di Cesare. La politica, secondo le
sue teorie, aveva leggi ferree, e cos andava studiata e interpretata, ma la genialit era una variabile da
tenere presente. Le ribellioni e le alleanze dei condottieri di Cesare, intricate e ripetute come anelli di
una spirale, parevano senza senso eppure erano parte integrante del progressivo cambiamento della
storia: i piccoli signori dovevano rassegnarsi alla loro fine e a quella dei loro piccoli feudi. Lera dei
particolarismi stava per tramontare e si apriva la via della formazione di grandi Stati. Due colpi bussati
alla porta lo fecero trasalire. Un uomo dai lunghi capelli grigi fece capolino sulla soglia. Posso farvi
visita? Il Machiavelli si alz e and ad incontrare Leonardo da Vinci stringendogli le mani.  un
onore! Questa stanza per  una ghiacciaia. Scendiamo al piano di sotto, staremo meglio. La locanda
era affollata e impregnata di odori. La violenta bufera che spazzava il litorale aveva fatto correre al
riparo molti soldati. I due fiorentini, spintonando, trovarono posto accanto al camino. Intorno a loro i
servi si facevano largo portando vassoi e bevande. Siete appena arrivato, Leonardo? S. Ho sfidato
la tempesta per stare accanto al Valentino! Un uomo singolare, non  cos? Leonardo annu. Loste
intanto aveva portato cibi e vino caldo. Machiavelli affamato vi si butt sopra con voracit. Sono mesi
che lo seguo disse dopo aver terminato una scodella di minestra in poche cucchiaiate e mi sono fatto
una mia idea. Davvero? chiese Leonardo incuriosito prendendo un mucchietto di noci e iniziando a
sgusciarle. Quale sarebbe?  un uomo nuovo e potrebbe cambiare molto in questo paese. Infatti
sta creando scompiglio. Gli altri signori sono spiazzati dalle sue originalit e si comportano senza
logica. Vedete come i condottieri gli si sono ribellati per poi pentirsi e ora... gli promettono di nuovo
lealt. Le promesse degli uomini! esclam Leonardo mettendosi in bocca un gheriglio intero.
Meglio credere alla voce del vento. Il segretario fiorentino annu. Ah, questo  certo. Ma il duca
non si accontenta di promesse, persegue il suo obiettivo fino in fondo. E allora dov la stranezza?
Voi politici avete la capacit di rendere contorte anche le situazioni pi semplici. Il Machiavelli rise a
questa battuta e ribatt: A proposito di gesti senza senso apparente, che ne pensate della fine di
Ramiro de Lorqua? Terribile. Ma geniale! Sacrificando il mastino di cui si  servito per domare la
Romagna, Cesare si  guadagnato lamore dei sudditi. Leonardo approv con un cenno del capo e
aggiunse: Per Firenze questo significa un vicino pi potente e pericoloso... Ma sar sincero con voi: la
politica non mi interessa. Mi incuriosisce molto di pi la parte umana del Valentino. Sapete che da
mesi progetto di ritrarlo e ancora non ho tracciato una linea? Quando ci incontriamo cerco di fissarlo
nella mente, ma poi i miei ricordi si cancellano.  come se unombra maligna mi coprisse i suoi
lineamenti. Avete ragione,  inafferrabile. Compare, scompare, riappare.  un uomo, ma pare un
demonio. Non so mai come sar la volta dopo. Una lezione imparata da suo padre che a quanto mi
dicono  una e tante persone insieme. Affascinante, molto affascinante... mormor Leonardo
spalancando gli occhi celesti. Affascinante per voi che dipingete! Quando per si devono riferire a un
governo le coordinate politiche questo polimorfismo diventa ostico da spiegare! Vi do ragione,
Niccol, ma se pensate alla noiosa piattezza delle persone comuni... e non mi riferisco al volgo, ma ai
signori stessi, il polimorfismo, come lo chiamate voi, dei Borgia, diventa interessante. Almeno il papa e
suo figlio sembrano seguire un... disegno, un progetto. Questi altri Leonardo indic la sala con un
gesto hanno solo la piccola presunzione di arricchirsi fregando il prossimo. Sono macchie di colore
sparse a caso su una tavolozza. Gli occhi di Machiavelli divennero curiosi. Cesare vi ha parlato del
suo progetto? Non penserete di carpirmi qualche segreto? Sono felice se il Borgia grazie alle mie
invenzioni vince le sue battaglie, ma non gli chiedo fino a dove si spinger. Voi sapete pi di quanto
ammettete lo incalz Niccol con sguardo malizioso. Quelluomo stuzzica la mia curiosit. I suoi
occhi per esempio... Sono duri. No, non sempre. Osservateli meglio, sembrano quelli di un
animale selvatico. Sono sempre in movimento, non si fissano mai, come se cercassero il nascondiglio
pi vicino. Il suo sguardo per non  sfuggente.  uno sguardo allenato alla difesa, ma la sua natura
vorrebbe spaziare molto pi in l... Vi giuro che non ho mai pensato al Valentino in questo modo.
I pittori devono leggere dentro le menti per poter ritrarre i volti, e forse a volte ci immaginiamo anche
quello che non esiste. Io sono certo che Cesare  meno forte di quanto sembri. Il Machiavelli lo
ascoltava attento. Ora noi lo vediamo allapice del suo successo prosegu Leonardo. Il re di Francia
lo porta in palmo di mano, il papa lo idolatra perch sta realizzando il suo piano di ridare potere alla
Chiesa, il popolo lo ama perch  giovane, bello, potente e le donne lo cercano. Ha tutto quanto un
uomo pu desiderare, ma a me non sembra felice. Forse perch non ride mai? Ride, ma senza
allegria. Secondo me pensa alla morte. La teme? No, penso che abbia paura di morire senza aver
compiuto e goduto abbastanza. Una carica vitale tanto intensa e unansia tanto costante di... fare, fare,
fare non le ho mai trovate in nessun altro.  questo che lo rende unico. Ed  per questo che la sua
immagine ci sfugge, non  mai quella dellistante prima,  gi proiettata nel futuro,  gi... unaltra. Mi
seguite? Vi seguo e concordo.  una condanna vivere sempre inseguendo qualcosa... fiss lo
sguardo verso un orizzonte lontano. Non vivete cos anche voi? gli chiese il segretario fiorentino
scrutandolo coi suoi piccoli occhi intelligenti. Leonardo distese il volto in un sorriso. Non saprei
vivere altrimenti! Machiavelli annu e guard la brocca del vino ormai vuota. Avete ancora sete? gli
domand Leonardo premuroso. Niccol abbass gli occhi. La Repubblica mi manda digiuno a trattare
coi signori. Non ho di che pagare il conto. Oggi siete mio ospite disse Leonardo chiamando una
servetta e ordinando ancora cibo e vino. Non sia mai detto che lascio morire di sete un fiorentino!
39
Il doppiogioco
Senigallia
30 dicembre 1502
Vitellozzo Vitelli, sdraiato sopra una branda, avvolto in una coperta di lana, ripensava ai fatti dei
giorni precedenti. Appena arrivati avevano occupato la citt senza fatica. La Rocca per resisteva. Il
castellano li aveva informati che Giovanna, reggente della Rocca di Senigallia, era indisposta e che
avrebbe comunque consegnato la citt solo nelle mani del Borgia. Per ripararsi dal gelo invernale
avevano occupato un palazzo mentre i loro soldati erano accampati nelle campagne circostanti. Fa un
freddo cane! esclam Vitellozzo. Vitello, fai mettere pi legna nel camino ordin al nipote. E fai
portare anche il vino gli grid dietro Paolo Orsini sfregandosi le mani con aria soddisfatta. E del
cibo, eh, che ne dici, Oliverotto? E perch no? rispose lEufreducci aggirandosi per la sala
maggiore, scrutando ogni angolo e osservando con ammirazione arazzi, arredi e tappezzerie di seta.
Da quando sei il signore di Fermo ti interessi anche allarte? gli chiese Paolo Orsini sarcastico dopo
aver trangugiato con soddisfazione un intero boccale di vino. Ti piacerebbe strappare ai Della Rovere
anche questo palazzo, ammettilo! Oliverotto rispose con una smorfia rifiutando il vino e addentando il
pesce fumante che i servi avevano portato. Li voglio vedere strisciare! E se prendo la prefettessa
Giovanna la guarisco dallindisposizione coi miei sistemi... e il suo figlioletto me lo lavoro a dovere,
poi... si interruppe vedendo lo sguardo tagliente di Vitellozzo. Che hai? Oliverotto gli si avvicin.
Da quando siamo partiti, vedi difficolt anche dove fila tutto liscio. Ricomincia a bere i tuoi intrugli,
ne hai bisogno! Il Vitelli grugn una risposta incomprensibile per prendere tempo. Stava male e le
prediche che si faceva da solo non servivano ad alleggerirgli la tensione. Da qualche giorno i dolori alle
gambe si erano affievoliti e poteva di nuovo cavalcare, ma le piaghe sul capo e sulle mani
peggioravano. Il tormento peggiore era per dato dalla sensazione di vivere due vite. A volte era lucido
come non era mai stato e riusciva a giudicarsi come se si vedesse dallalto; altre volte, e sempre pi di
frequente, non ricordava come fosse arrivato in un posto o perch ci stesse o non capiva se stesse
sognando o vivendo. Aveva fatto un maledetto sogno... lei era tornata, parlava e piangeva, aveva un
velo bianco in testa, se da suora o da sposa Vitellozzo non lo capiva. I suoi occhi color del mare erano
impauriti e le sue mani candide si muovevano indicandogli qualcosa... Era soggiogato da un maleficio,
non cera altra spiegazione; doveva chiamare un prete per scacciare il demonio. Intanto vedeva gli
sguardi perplessi degli altri su di s. Lavevano sempre considerato il loro capo e lui non poteva
mancare proprio adesso. Non mi va questa storia sbott alla fine agitandosi sulla branda.
Sembriamo pecoroni dietro al pastore! Dovevamo venire. Tu, soprattutto, che hai lesercito pi
forte rispose Paolo Orsini. Mi meraviglia la tua diffidenza. Fra noi e il Valentino non ci sono pi
dissapori. E a Roma Giovan Battista ha ripreso a frequentare il papa. Sono inseparabili, me lo ha scritto
mio fratello Giulio proprio ieri. Sono io che mi meraviglio della tua ingenuit! esclam Vitellozzo.
I Borgia non dimenticano. Nemmeno io esclam Oliverotto avvicinandosi. E visto che siamo qui
con i nostri eserciti i suoi occhi ebbero un bagliore crudele e siamo tanti mentre lui  solo e non ha
pi nemmeno i francesi... Vitellozzo gett via la coperta e url: Vuoi farlo fuori? Io ci sto. Lo scanno
con le mie mani. E il papa? A lui ci pensi tu? Cominciamo dal giovane, al vecchio penseremo dopo,
se non crepa da solo Oliverotto parlava con la bocca piena fissando suo cognato. Ma non dite
idiozie! si intromise Paolo Orsini. Sono due mesi che lotto per la pace e voi volete ricominciare?
Per un istante nessuno fiat. Vitellozzo e Oliverotto continuavano a guardarsi. In quel momento
Francesco Orsini entr quasi correndo nella sala agitando un foglio e dicendo: Un dispaccio del
Valentino! Conferma che domani partir da Fano e sar qui con le artiglierie per prendere la Rocca, ci
chiede di... Ci chiede o ci ordina? lo interruppe ironico Vitellozzo. Falla finita e lascialo
continuare! Allora, dice che... Comanda che... lo corresse ancora Vitellozzo. Basta! sbott
Paolo Orsini. Commenterai alla fine. Dobbiamo lasciare Senigallia e portare i nostri soldati nei
castelli vicini riprese il Gravina scorrendo il foglio. E poi chiudere le porte della citt, tranne quella
verso Fano per lasciarlo entrare. Io non me ne vado da qui! Oliverotto scagli i resti del suo pasto
per terra. E i miei soldati restano con me! Labbiamo presa noi Senigallia! Ma se Cesare dice di...
intervenne Paolo Orsini. Cesare, Cesare e sempre Cesare! lEufreducci balz in piedi facendo cadere
la sedia. Siamo suoi alleati, non suoi servi! Senza il nostro aiuto non fa nulla! Hai ragione approv
Vitellozzo. Oliverotto rester qui. Non si  deciso che uno solo comandi limpresa? Sar lui. Noi
invece faremo come ha stabilito Cesare. Tutto qui? sibil Oliverotto. Questo  quello che faremo,
ma con gli occhi bene aperti e pronti allevenienza disse Vitellozzo. Pensate che voglia fregarci?
chiese Francesco Orsini guardandoli uno a uno. Se  cos sarebbe meglio preparare un piano. S,
non sono tranquillo il Vitelli stava quasi per dire: Ho una strana, terribile sensazione ma poi si
trattenne. Se non lo avete ancora capito ve lo ripeto: dobbiamo farlo fuori. Vi ricordate le parole del
Baglioni prima che il dragone divori tutti noi? gli occhi maligni di Oliverotto brillavano. Intanto il
Baglioni non  qui.  malato, ma se occorre ci sosterr. Balle!  a letto, s, ma a fottere sua
sorella! Si tiene alla larga da Cesare perch ha paura! Paolo Orsini gli grid in faccia: Quando sei
andato da Cesare a Cesena volevi farlo re, e adesso vuoi farlo fuori? Senigallia sar comunque tua, te
lha promessa lui stesso. Promesse di un mezzo prete! Ormai la citt me la sono presa e me la tengo.
Non aspetter che arrivi lui a portarmela via. Sei una bestia! Abbiamo firmato perch contro Cesare
e i francesi non potevamo vincere. Non capisci? Tu ti sei venduto e ora te la fai sotto perch non sai
cosa gli ha detto Ramiro prima di essere squartato! Ramiro lavevo sganciato gi da tempo. Cesare si
fida di me. Cesare non si fida di nessuno! E io nemmeno intervenne Vitellozzo. Stiamo parlando
di un Borgia si intromise Francesco Orsini. La loro parola non vale molto. Se volete incastrarlo io ci
sto. Ricordati che Giovan Battista... sbrait Paolo. Io non sono disposto a inchinarmi al Valentino
lo interruppe Francesco. Fallo tu, se ti piace! Vitellozzo li ascoltava litigare e intanto la testa gli
scoppiava. Listinto, prima di partire, gli aveva suggerito di fortificare la sua citt. Temeva un attacco e
non voleva fare la fine del topo. Ma anche Paolo non aveva torto e lui stesso aveva firmato i patti. E
aveva firmato anche di peggio. Ricord con vergogna le lettere di pentimento che aveva inviato al
Valentino nella speranza di blandirlo e di convincerlo delle sue pacifiche intenzioni. Ci che aveva
fatto prima, per consuetudine, ora gli ripugnava. La voce gli insinuava riflessioni nuove. La salute e la
serenit, per non parlare della vita stessa, gli parvero pi importanti della ricchezza e delle terre da
governare. Guard ancora i compagni: ognuno di loro difendeva il proprio orticello senza guardare pi
in l. Basta disse piano, quasi a se stesso. Teniamoci pronti se far una mossa falsa. LEufreducci
usc con passo marziale seguito da Francesco Orsini. Paolo, prima di andarsene, si ferm vicino a
Vitellozzo. Tuo cognato rischia di rovinarci gli disse. Vuoi farlo ragionare? Non preoccuparti,
Oliverotto non far niente senza il mio consenso rispose Vitellozzo prima di assopirsi in un turbine di
sogni angoscianti. La nenia nella testa si era calmata.
40
La riunione
Senigallia
31 dicembre 1502
Prima di scorgerlo Vitellozzo ne sent il rimbombo pesante: lesercito di Cesare era vicino. Il fragore
delle artiglierie e dei carri tirati dai buoi, i passi cadenzati dei fanti e gli ordini urlati dagli ufficiali
erano rumori e voci molto familiari per lui che aveva passato la vita tra i soldati. Paolo, Francesco e
Roberto Orsini cavalcavano al passo, distanti tra loro, senza parlare. Portavano un elmo a viso scoperto
e un pettorale leggero. Erano solo a tre miglia da Senigallia e con poca scorta stavano per riunirsi con
Cesare. Le loro truppe erano rimaste nei castelli vicini come aveva stabilito il Valentino. Solo
Oliverotto si era fermato a presidiare la citt con i suoi uomini. Il Vitelli, pallido e malconcio,
indossava una gabbana nera e consunta coperta da un mantello foderato di verde e chiudeva la fila.
Aveva rifiutato il destriero che gli avevano sellato; non gli piaceva perch aveva un muso tozzo e una
groppa scomoda. Senza badare alle occhiate sorprese del palafreniere, era montato su una vecchia
mula. Che gli importava di presentarsi al Valentino in pompa magna? Preferiva lasciare le commedie a
Paolo Orsini che sembrava un pavone con la ruota aperta. Non aveva nessuna voglia di rivedere Cesare,
era solo incuriosito dalla piega che avrebbero preso gli eventi. Poche centinaia di metri pi avanti
comparvero i cinquecento elmetti che formavano lavanguardia guidata da Micheletto e dagli altri
capitani del Borgia, seguita dalle bandiere dei fanti svizzeri e guasconi. Poi apparvero le cinquanta
lance della guardia personale del duca di Romagna che con unabile manovra a ventaglio si schierarono
ai lati per liberare il centro. Splendente nella sua armatura argentata, il capo protetto da un elmo
piumato, Cesare avanzava superbo su un cavallo arabo. Paolo, amico mio! grid fermandosi e
alzando un braccio in segno di saluto. LOrsini mise il cavallo al trotto e si avvicin. Siamo di nuovo
insieme! esclam Paolo esibendo un sorriso sottomesso che Cesare ricambi con calore.  giusto
cos disse il Valentino. Ora che ci siamo riuniti niente potr separarci! Ma dov Vitellozzo? Paolo
si volt cercando con lo sguardo il Vitelli e appena lo scorse si sbracci facendogli segno di
avvicinarsi, ma il Borgia lo precedette e gli and incontro fermando il cavallo di fianco a lui. Vitellozzo
sotto il suo sguardo si sent misero. Tent di smontare dalla mula, ma Cesare glielo imped e si sporse
per abbracciarlo e baciarlo. Finalmente ti rivedo! esclam il Valentino. Il Vitelli gli lanci uno
sguardo corrucciato, senza dire niente. Mi aspettavo un saluto pi caloroso gli sussurr il Borgia.
Mi sei caro come un fratello e in questi mesi di lontananza mi sei mancato. Il Vitelli sorrise
debolmente e pronunci un forzato: Anche tu che risuon metallico. Intanto erano sopraggiunti
Roberto e Francesco Orsini che attorniarono Cesare con saluti festosi. La citt ha ceduto in fretta
disse il Gravina. Resiste solo la Rocca. La prefettessa Giovanna ci ha mandato a dire che vuole
consegnarla a te in persona. Ed  giusto cos. Tu rappresenti la Chiesa. Allora andiamo da lei! disse
Cesare dando una pacca sulla spalla del cavalier Orsino. Domani per, perch oggi ha preso la purga e
si sente male rispose Francesco seguito da una risata degli altri. Ha fatto bene a purificarsi anche
Cesare rideva. Non si sa mai! Andiamo, ora! Vitellozzo not labilit con la quale gli ufficiali
coglievano i segnali del loro comandante. In pochi minuti le avanguardie si ricomposero pronte a
partire e la guardia personale si dispose intorno al gruppo dei condottieri che procedeva serrato. Dopo
qualche minuto Cesare si arrest di colpo e alz un braccio per dare di nuovo lalt. Manca Oliverotto.
Dov? chiese in tono secco.  rimasto in citt rispose Paolo. Senza di lui la nostra riconciliazione
 incompleta! Michele, vai a chiamarlo ordin irritato Cesare al Corella che cavalcava subito dietro di
lui. Michele part al galoppo con una decina di uomini. Il Vitelli avrebbe preferito andarsene con lui,
invece di restare ad ascoltare Cesare che conversava con gli altri. Il Borgia aveva la lingua molto
sciolta, sembrava contento di rivederli ed eccitato per la nuova impresa. A Vitellozzo invece
quellentusiasmo e quelle smancerie insolite sembravano forzate. Il Valentino sapeva essere cordiale
quando voleva... in fondo aveva molti motivi per essere felice: la congiura di Magione era sfumata
come una bolla daria, lui aveva di nuovo i migliori condottieri al suo fianco, si era ripreso Urbino e ora
ingrandiva i suoi domini. Perch non avrebbe dovuto essere cordiale? Forse, pens Vitellozzo, i suoi
timori erano acuiti dalla sofferenza fisica. Oliverotto gli aveva rimproverato di vedere difficolt anche
dove non cerano... Lo vide sopraggiungere al fianco del Corella. Gli parve di intravedere un
impercettibile cenno di assenso tra il Valentino e il suo braccio destro e osserv Cesare stringere la
mano a suo cognato. Non potevo entrare in citt senza di te afferm Cesare guardando Oliverotto
dritto negli occhi. Devono vederci uniti. Oliverotto sorrise. Un sorriso che nel suo volto duro e
volgare apparve a Vitellozzo pi come una smorfia. Ripresero a cavalcare lungo il fiume Misa finch
arrivarono in prossimit del ponte. Allora parte dellesercito si schier su due file creando un corridoio
attraverso il quale filtr il resto delle milizie. Per ultimo pass il drappello dei comandanti. Vitellozzo
tir le redini e si ferm. La voce della donna urlava dentro di lui. Non posso continuare... non posso,
pens tremando. Paolo Orsini accorgendosi della sua titubanza gli si accost. Perch ti sei fermato?
Non passo il fiume... torno indietro. Che ti salta in mente? Mi sento male. Paolo lo guard
irritato. Resisti ancora per qualche ora. Il tuo rifiuto potrebbe risultare sospetto. Vitellozzo lo fiss
con occhi spenti e non avanz di un metro. Avanti, non farti pregare... Cesare ci sta guardando. Il
Valentino infatti aveva fermato il cavallo e li osservava. Che succede? grid. Paolo Orsini, dopo aver
fulminato il Vitelli con lo sguardo, raggiunse Cesare. Vitellozzo  molto stanco e chiede di poter
rientrare ai suoi accampamenti. Perch non  venuto lui stesso a dirmelo? Vitellozzo! Cesare si
volt verso il Vitelli che si avvicin nervoso. Ho la febbre disse al Borgia. Preferisco tornare
indietro. Ma non c ragione, amico mio. Non devi affrontare nessuna fatica stasera. Ci tengo solo a
cenare con voi e a discutere del nostro futuro insieme. Se rifiuti mi fai un affronto gli occhi del Borgia
lo pregavano mansueti. Possiamo parlare anche domani rispose il Vitelli. Non vorrai offendere
Cesare? Andiamo! Paolo Orsini con un sorriso di circostanza fece cenno agli altri di entrare in citt
dietro di lui. Vitellozzo guard le manovre dellesercito che si metteva a protezione del ponte levatoio.
Non era la prima volta che prendeva una citt e capiva benissimo le intenzioni del comandante.
Attravers in fila con gli altri. Gli ingranaggi scricchiolavano. Appena lultimo soldato fu dentro le
mura della citt, il ponte venne sollevato. Nessuno parlava pi, ma tutti si guardavano alle spalle
sospettosi. Nella mente di Vitellozzo le grida e il pianto non si erano mai spenti. Quella donna forse era
un demonio e lo chiamava dallinferno.
41
Il gioco
Roma, Palazzo del Vaticano, appartamenti Borgia
31 dicembre 1502
Giovan Battista Orsini, con un sorriso beato, appoggi la testa sul velluto rosso del divano. Il
massaggio che le mani esperte della cortigiana gli stavano prodigando avrebbe ben disposto chiunque.
La voce di Rodrigo Borgia, alterata dal vino che durante la cena era circolato abbondante, risuon nella
sala. Il tuo timore di rientrare a Roma era ingiustificato, amico mio, e la mia accoglienza lo
testimonia. LOrsini assent. Il papa era un buon anfitrione e il banchetto, riservato a loro due, al
Troches e ad alcune cortigiane, era stato il piacevole bentornato del Borgia. La vostra ospitalit 
superba, Santo Padre disse reverente chinando il capo. Niente cerimonie tra amici di vecchia data,
Giovan Battista. Questa sera siamo due vecchi compagni che si ritrovano. Di nuovo lOrsini assent.
Rodrigo aveva ragione. Erano stati due giovani e impetuosi cardinali sfrenati nei piaceri, intriganti e
potenti, alleati per interesse, nemici per stirpe. Ma avevano vissuto anni in cui tutto sembrava possibile,
bastava volerlo e corpo e mente rispondevano pronti ai richiami della vita. Ora invece... Inutile
intristirsi pensando al passato, si disse il cardinale. Voleva concentrarsi sul presente e godere ancora.
Gli spiaceva non poter distinguere i lineamenti della giovane che gli stava accanto, ma palpando il
corpo morbido della donna cap che era una vera bellezza. Lasciate il Troches! esclam Rodrigo ad
alta voce rivolto a due cortigiane che intrattenevano poco castamente il suo segretario. E tu, Francisco,
unisciti a noi. Voglio fare una partita. Quanta vitalit, pens lOrsini. Il giorno di Natale Rodrigo era a
letto malato e adesso era in salute e pieno di energia. Aveva costruito la sua carriera con tenacia,
sfruttando le sue doti, le sue conoscenze e soprattutto la cupidigia degli altri. Ununica debolezza:
lamore smodato per i suoi figli. Ed era una debolezza che andava sfruttata. Quando aveva ordito la
rivolta di Magione, Giovan Battista si era sentito importante. Per la prima volta la sua voce aveva fatto
vacillare il vecchio toro che sognava suo figlio re. Ma poi... non si pu portare a termine una congiura
con quattro miserabili! pens stizzito il cardinale Orsini. Dopo gli accordi di pace, per, il Valentino
aveva dovuto abbassare le sue pretese, almeno in questo gli Orsini avevano raggiunto lo scopo. Mi
rallegro con te per la tua voglia di vivere disse al papa con una lieve sfumatura di invidia. Le voglie
sono tante, ma devo accontentarmi di carezze, ormai. Ringrazio comunque lOnnipotente che ha voluto
conservarmi la vista per ammirare simili capolavori. Rodrigo si inchin alle fanciulle che lo
circondavano. Sono un umile peccatore, e questo non lo dico per modestia,  risaputo. Daltra parte 
impossibile eguagliare la purezza di Nostro Signore: sarebbe un peccato di presunzione. Giovan
Battista rise assentendo a queste affermazioni. Accompagnato da una giovane cortigiana si avvicin al
tavolo e sedette alla sinistra del papa. Giochiamoci qualche ducato disse Rodrigo e dimentichiamo i
nostri dissapori. Quali dissapori? Non ricordo nessuno screzio tra noi! Lironia dellOrsini fece
scoppiare a ridere Rodrigo. Hai ragione, nessun problema tra noi. Troches, c qualche novit dalla
Romagna? Il duca ha fatto giustiziare qualche altro traditore? Francisco, sotto lautorit di quello
sguardo, arross pensando alla lettera che aveva scritto al re di Francia e che aspettava di essere inviata.
Se il Borgia avesse sospettato di lui... Ma la battuta forse era rivolta al cardinale, che non poteva vedere
la perfidia dipinta sul viso del papa mentre pronunciava la parola traditore. Il Borgia aveva intavolato
con lui un gioco perverso. Sembravano fratelli che si ritrovano dopo tanto tempo, ma era difficile
credere alla loro reciproca cordialit dopo quanto era accaduto a Magione. Il duca  a Senigallia
disse Francisco riprendendo il controllo. S, la citt  tornata nelle mani della Chiesa conferm il
papa mescolando le carte. I Della Rovere non spadroneggiano pi sulle nostre terre. Ora Cesare
chiuder anche questo capitolo. Lo aspetto a Roma prima di Carnevale. Poi rivolto al cardinale disse:
Spero di spennarti, stasera, Giovan Battista, almeno avr fieno in cascina per quando rientrer quel
puledro selvaggio sempre affamato. LOrsini mise una lieve acredine nella sua risposta. Non ti
lamentare, Cesare non  uomo da spendere senza motivi. Hai ragione. Onorer i suoi successi.
Anche i miei nipoti sono con Cesare il cardinale fiss i suoi occhi spenti in quelli neri del Borgia e
divideranno con lui la gloria dellimpresa. Rodrigo gli appoggi una mano sulla spalla affermando:
Di questo puoi essere certo. I Borgia ripagano sempre con la stessa moneta. Ora per giochiamo. Il
papa prese i tarocchi e inizi a distribuirli. Il cardinale avvert un leggero brivido. Ricord le parole che
lanziana madre da giorni gli ripeteva:Giovanni, non fidarti dellabbraccio del papa, ti stai
intrappolando con le tue stesse mani, non lo conosci ancora, dopo tanti anni? Lo conosceva infatti, ma
nella vita si  costretti a scegliere e si deve sempre scegliere il male minore, si disse lOrsini. Il
tentativo di secessione era fallito e stare dalla parte dei Borgia era per il momento lunica possibilit di
conservare i suoi privilegi. La cortigiana che lo aiutava a leggere le carte gli sussurr un consiglio
allorecchio. Giovan Battista butt una grossa cifra sul tavolo. Stai attento, Battista! esclam il papa.
Il gioco pesante pu rovinarti.
42
Linganno
Senigallia
31 dicembre 1502
Tardo pomeriggio
Il fiacco sole invernale stava per spegnersi dietro le colline. Tutto si spegneva, pens Vitellozzo,
tranne i dolori che gli trafiggevano le gambe e la voce del demonio che urlava nella sua testa. Si
reggeva sulla mula solo con la forza di volont, la stessa che nelle battaglie lo aiutava a vincere. Ma
quella contro se stesso era la battaglia pi ardua mai combattuta. Incurv la schiena in avanti per
difendersi dal vento traverso che spazzava il litorale. Anche il suo sibilo pareva una nenia infausta.
Vide la Rocca. Non conosceva il luogo dove Cesare si era insediato, ma non doveva essere lontano.
Passando accanto alla fortezza ne osserv ammirato limponenza. Di pianta quadrangolare, con torre
centrale e quattro torrioni angolari, la Rocca si ergeva a livello del mare. La proteggevano un largo e
profondo fossato invaso dallacqua del Misa e un solido portone a guardia dellingresso. Sui
camminamenti di ronda si intravedevano le sentinelle che spiavano il loro passaggio. Superata la
Rocca, Cesare si inoltr nelle vie della citt dove sorgevano i palazzi nobiliari. Davanti a uno di questi
Cesare tir a s le redini e alzando un braccio ferm la piccola comitiva. Prima che il Borgia parlasse,
Oliverotto lanci uno sguardo interrogativo a Vitellozzo. Tante volte in guerra si erano capiti con gli
occhi e cos anche questa volta: il Vitelli intu che il cognato voleva chiedergli se dovevano andarsene.
Annu invitandolo con un gesto a parlare. Ora torniamo dai nostri soldati disse infatti lEufreducci.
Non capisco questo atteggiamento ribatt Cesare. Non volete stare con me? Invece intervenne
Paolo guardando i compagni incoraggiante ne siamo felicissimi. Vero? Si volt per cercare
conferma, ma trov solo sguardi fissi a terra. Cesare, smontato da cavallo, li invit con gesti
rassicuranti a fare altrettanto e a seguirlo. Venite, amici, dobbiamo ancora accordarci per domani.
Mentre lultimo raggio di sole si spegneva, Vitellozzo ricord le parole di Oliverotto: Se avremo
loccasione giusta lo faremo fuori... noi siamo tanti, lui  solo. E perch non farlo ora? Lespressione
ossequiosa di Paolo lo nauseava. Oliverotto invece ora non lo guardava pi. La sua spavalderia era
sfumata. Il Vitelli scese a fatica dalla mula imitato con scarso entusiasmo dagli altri mentre il Valentino
faceva spalancare la porta che immetteva nel cortile interno del palazzetto. Vitellozzo sent la nenia nel
cervello aumentare di intensit. Si appoggi a un muro per non cadere. Stava davvero impazzendo.
Vide gli altri varcare la soglia ed ebbe una breve esitazione. Poi, col batticuore, li segu zoppicando. Il
rumore secco che fece il portone richiudendosi gli ricord un colpo di archibugio sparato alle spalle. Il
Valentino si diresse veloce verso la scala che portava al primo piano. Ma arrivato a met della rampa si
ferm, si gir e alz gli occhi. Da un angolo del cortile uscirono una decina tra francesi, guasconi e
spagnoli armati. Vitellozzo non oppose resistenza quando gli si avventarono addosso. Non aveva armi
con s e neppure la forza per reagire. Lasci che due francesi gli bloccassero le braccia dietro la
schiena e rest a guardare gli Orsini che dopo aver estratto le spade capivano linutilit di una difesa e
si lasciavano disarmare. Oliverotto invece tent di difendersi, ma la supremazia dei nemici era tale che
in breve dovette arrendersi. Il Borgia era rimasto fermo a osservare. Il suo volto era di pietra e
lamabilit, sbandierata pochi minuti prima, scomparsa. Cesare! la voce stridula di Paolo Orsini si
lev disperata. Hai firmato i patti! Vogliamo una spiegazione... aggiunse con voce tremante
Francesco Orsini. Ti ho servito come volevi e non puoi farmi questo... Roberto Orsini lo guardava
disorientato. Siamo venuti ad aiutarti, siamo tuoi alleati, porca puttana! Oliverotto scalciava
trattenuto da due spagnoli. Lo sapevo, lo sapevo che non dovevamo fidarci di te... Vitellozzo, Cristo,
fai qualcosa! Ma Vitellozzo non riusciva neppure a parlare. Era soffocato dallodore di paura che
emanava dagli Orsini e da suo cognato. Lui invece non ne aveva, provava una rassegnata disperazione
e anche un avvilente senso di impotenza. Lo devastava la consapevolezza di non avere scelta, di non
avere vie duscita. Il Valentino li aveva incastrati con linganno di un perdono per lui impossibile.
Vitellozzo lo vide salire le scale con passo felino e scomparire oltre la porta.
43
La tortura
Due ore dopo
Strano, ora la voce taceva. Lurlo ostinato della donna era cessato. Vitellozzo, accasciato sopra una
sedia, si pass una mano sulla fronte. La sua testa era libera, vuota. Anche i dolori alle gambe si erano
affievoliti. Forse la certezza della fine prossima gli regalava questo insperato benessere. Non si dice
che i moribondi poco prima di morire si sentano meglio? Anche lui quindi aveva le ore contate, il che
non gli dispiaceva. Guard di sottecchi Oliverotto che si muoveva per la stanza ansimando e
digrignando i denti. Sembrava uno di quegli orsi bruni delle fiere che legati al palo si difendono dagli
assalti dei cani rabbiosi. Uno spettacolo che lo aveva sempre affascinato per lincertezza dellesito: a
volte lorso con i suoi artigli lacerava i cani, altre volte erano i cani a vincere a morsi lorso... e loro chi
erano? Lorso o i mastini? E Cesare? Se avessi tra le mani quella madonna Paola! ringhi
lEufreducci con gli occhi fuori dalle orbite. Quel traditore! Lo stritolerei! Dove hanno portato gli
Orsini? chiese a uno dei quattro sgherri che li piantonavano. Che ti importa? Se la stanno facendo
sotto come voi, questo  certo! rispose quello sghignazzando con gli altri. Voglio uscire! Ci sono i
miei soldati l fuori! Si scagli contro la porta, ma le guardie lo presero per le spalle e lo buttarono per
terra, sferrandogli due calci nelle reni. Oliverotto gua contorcendosi e bestemmiando, tra gli sberleffi
dei soldati. Dove pensi di andare? Non sai che ne abbiamo fatti fuori cinquanta dei tuoi e che gli altri
si sono arresi? Sei fottuto! E i miei? Vitellozzo aveva alzato la testa di scatto. Il carceriere lo guard
con rispetto. Lo conosceva di fama e un tempo avrebbe voluto combattere ai suoi ordini. I vostri si
sono difesi bene, ma Senigallia  solo nostra! Vitellozzo abbass il capo. La speranza era svanita.
Chiss se gli Orsini se la sarebbero cavata, pens, se la potenza della loro famiglia avrebbe trattenuto la
vendetta dei Borgia? Immagin Giulio che correva dal papa e iniziava un vortice di promesse e offerte.
Ma che importava ormai, erano finiti tutti in trappola come dei conigli, e pensavano di essere volpi!
Scoppi in una risata isterica. Sei un vecchio demente! gli url dietro Oliverotto mordendosi le mani.
Ti ho dato retta e guarda dove sono finito! Che idiota sono stato! Dovevo ascoltare il Baglioni. Lui
aveva capito che Cesare ci stava ingannando! Vitellozzo non lo ascoltava pi. Pensava ai nipoti che
aveva affidato ai suoi fedeli perch li proteggessero insieme con la sua casa e il suo patrimonio. Forse
avrebbero fatto tesoro delle virt dei loro avi. Si strinse addosso il mantello, aveva freddo anche se nel
camino il fuoco scoppiettava. La porta venne spalancata ed entrarono tre togati seguiti da due scrivani,
un frate e un boia. Il giudice pi anziano sedette al centro del tavolo affiancato dagli altri. Il frate e il
boia restarono in piedi in un angolo buio della sala. Vitellozzo Vitelli! Oliverotto Eufreducci! Siete
accusati di tradimento nei confronti del duca Valentino proclam con voce nasale. Poi prese alcuni
fogli ed elenc le accuse. Confessate le vostre colpe! Intanto il boia aveva estratto le sue tenaglie e le
stava riscaldando sul fuoco. Vitellozzo Vitelli, ammettete di aver tramato contro il duca Valentino col
defunto traditore Ramiro de Lorqua? No. Il monosillabo di Vitellozzo non impression il giudice.
Procedete ordin il magistrato al boia. Due guardie tennero fermo Vitellozzo mentre il boia gli
stringeva un braccio nella tenaglia. Il grido del Vitelli risuon a lungo. Vitellozzo Vitelli, ripeto:
ammettete di aver tramato contro il duca Valentino col traditore de Lorqua? Ammettete di aver
promesso il dominio di Cesena agli Orsini con il benestare del qui presente Oliverotto? No. Questa
volta il no fu pronunciato con voce dolente. Al cenno del giudice il boia pinz un polpaccio del
Vitelli. Lurlo di Vitellozzo fu simile allululato di una bestia ferita. Confessate, Vitelli, o andremo
avanti a oltranza intim il giudice mentre il boia stringeva pi forte. Vitellozzo emise un gemito e
perse conoscenza. Procedete con laltro accusato sibil con voce monocorde il giudice pi giovane.
No! Non mi avrai vivo! Oliverotto si scagli su una guardia e gli sfil uno stiletto. Rapido cerc di
pugnalarsi, ma venne disarmato da due guardie e colpito da pugni e calci. Rotol a terra ai piedi dei
giudici. Nessuno dei presenti si era scomposto e aveva parlato. Procedete ripet il giudice al boia che
si avvicin. LEufreducci url e si dimen con tutta la forza che aveva, ma non riusc a evitare le
tenaglie del boia.
44
Lanello
Al piano superiore
La stanza dove li avevano rinchiusi era ben riscaldata e arredata con gusto. Su due pareti, drappeggiate
di damasco giallo, erano appesi alcuni quadri che riproducevano paesaggi marchigiani; la terza era
coperta da un arazzo con scene di caccia al cinghiale. Due candelabri sopra un tavolo di legno pregiato
rischiaravano lambiente. Francesco Orsini in piedi, immobile, fissava le fiamme del camino che si
allungavano verso il nero della cappa. Da quando li avevano rinchiusi non aveva aperto bocca. Paolo
invece si aggirava a passi nervosi asciugandosi con un fazzoletto le mani e il viso sudati. Deve esserci
uno sbaglio. Cesare non pu trattarmi... trattarci cos! biascicava convinto. Che cosa ne pensi? Io
dico che vuole punire solo Vitellozzo e Oliverotto... ha fatto portare Roberto da unaltra parte... Lui
lha servito bene ed  un Orsini, interceder per noi... Sei un illuso! Ci far fuori. N lui n il papa
perdonano. Aspettavano solo il momento giusto per vendicarsi. Francesco venne interrotto
dallingresso di due servi che in silenzio imbandirono la tavola con carni e pesci arrosto, pani candidi,
confetti e una brocca di vino. Si gir di scatto e, afferrando per il corpetto uno dei due servitori, grid:
Chi vi ha ordinato questo banchetto? Eh? Chi? Il tuo padrone vuole farci ingrassare? Per poi scannarci
come maiali? O invece ti ha ordinato di condire con il veleno questo ben di Dio? Parla, zotico!
Smettila! Lascialo andare! Paolo cerc di calmare il cugino che non mollava la presa, ma non pot
evitare lingresso dei soldati che piantonavano la stanza. Sono le nostre ultime ore, vero?  per questo
che ci offrite una cena cos? url Francesco trattenuto da una guardia. Sono un Orsini, per Dio! I
miei soldati verranno a prendermi. Chiamate il Borgia, gli devo parlare! Ma gli sgherri tacevano e,
dopo averlo spinto da parte, uscirono richiudendo a chiave la porta. Che ti salta in mente? esclam
Paolo affrontando a pugni chiusi il cugino. Non parli con me per poi dare in escandescenze con i
servi? Tu sei un infame, madonna Paola! esplose il Gravina. Tu e la tua vocetta da castrato, tu che
infili il naso tra gli intrighi convinto di essere onnipotente, tu con le tue rassicurazioni sullamicizia di
Cesare! Guarda dove ci hai portati! In trappola! Ho fatto di tutto per ricomporre la nostra amicizia
con i Borgia... Francesco ruppe in una risata. Sei stato tu, serpente, il primo a mettere zizzania tra noi
e il Valentino, a tramare alle sue spalle, a chiamarci a Magione e poi a tornare strisciante da Cesare con
gli accordi! La colpa  tua, solo tua! Rosso in volto si accasci sulla sedia gemendo come un animale
nella tagliola. Paolo tacque per alcuni minuti guardandolo confuso. Sono certo che quando Giovan
Battista sapr della nostra cattura correr dal papa e ci far liberare subito mormor con voce
tremante. Si tratta solo di una bravata di Cesare per spaventarci e... Non mangio alla mensa dei
Borgia! grid Francesco prendendo la tovaglia per un lembo e trascinandola a terra. I cibi e le
stoviglie rotolarono con uno schianto. Ai suoi strepiti entrarono di nuovo le guardie. Una di loro
portava un vassoio che reggeva una piccola scatola. Appoggiandola sul tavolo uno sgherro disse: Da
parte del duca Valentino. Appena restarono soli Francesco si avvent sullo scrigno e lapr. Il suo urlo
di raccapriccio fece impallidire Paolo. Il dono di Cesare era un dito livido e putrefatto con ancora
infilato un grosso anello nobiliare.  di Ramiro de Lorqua! esclam allibito Paolo guardandolo.
Riconosco il suo stemma. Quel traditore ha confessato che cospirava con noi... Francesco torn
davanti al camino scosso da un tremito, poi si gir e con voce rotta dalla disperazione disse:  finita,
capisci? Finita per sempre! Questa volta Paolo abbass il capo e rimase in silenzio.
45
La confessione
Una secchiata dacqua gelida risvegli Vitellozzo. Le sevizie erano durate quasi unora. Era distrutto e
non poteva resistere oltre. Perch poi allungare quellagonia? S, ho tramato contro il Borgia
confess.  vero quello di cui mi accusate. Se avessi potuto lavrei strozzato io stesso, con le mie
mani. Cadde a terra scosso da un brivido febbrile. Io no! grid Oliverotto in ginocchio davanti ai
giudici che parlavano tra loro.  tutta colpa sua, lui  il vero colpevole! indic con mano tremante il
Vitelli che, disteso a terra, lo ignorava. Mi ha ingannato, mi ha costretto a seguirlo...  un pazzo,
guardatelo! Piet per me, piet, vi prego... io sono fedele al Valentino, diteglielo, sono innocente... deve
salvarmi, vi prego diteglielo! Si aggrapp alla toga di un giudice, ma questo lo allontan con un
calcio. Poi due sgherri lo sollevarono e lo buttarono in un canto. Potete confessarli ora decret il
giudice anziano al religioso prima di uscire seguito dagli scrivani e dal boia. Il frate si avvicin a
Vitellozzo che respirava a fatica. Voglio il perdono di Dio, padre disse il Vitelli mettendosi a sedere
e stringendo i denti per non urlare dal dolore. Ho insozzato di morte tutta la mia vita. Voglio
confessare il male che ho fatto, ma voi dovete farmi una promessa: chiederete per me al papa
lindulgenza plenaria. Anche se  lui stesso che mi manda a morte io rispetto la sua tiara. Giuratemi che
lo farete. Voglio morire da buon cristiano. C qualcuno che voglio rivedere... lass. Il religioso annu.
Allora ascoltate... il Vitelli inizi piangendo la sua confessione. Il frate a capo chino interveniva con
rassicurazioni e domande mentre Vitellozzo gli stringeva con frenesia le mani. Unultima richiesta.
Ditemi:  possibile che gli uomini ricevano messaggi dallaldil? Non capisco, spiegatevi. Per
mesi una donna che ho amato e che mor giovane in convento ha parlato nella mia mente. Non capivo
le sue parole, ma intuivo la sua angoscia. Voleva avvertirmi del male che mi aspettava? Io non le ho
dato ascolto... era forse la voce di Dio? Vi prego, rispondetemi. Il frate riflett qualche istante poi
disse: Non so se fosse la voce di Dio. Nostro Signore parla agli uomini in tanti modi, ma essi spesso
non lo riconoscono. Voi per vi siete pentito dei vostri peccati e avete ascoltato la sua chiamata. Egli vi
perdoner. Il religioso alz la mano per benedire. Ego te absolvo in nomine Patris et Filii et Spiritus
Sancti. Il Vitelli si accasci al suolo con gli occhi pieni di lacrime. E voi fratello? chiese poi il
confessore rivolgendosi a Oliverotto che si lamentava farfugliando parole incomprensibili e muovendo
il busto avanti e indietro. Vattene! Levati di torno! LEufreducci lo spinse in modo brusco da una
parte. Non so che farmene di Dio! Si  forse occupato di me il tuo Dio? Ascolta quello che penso di
lui... Con le ultime forze si alz e lo invest con una sequenza di bestemmie, poi ricadde nel suo
angolo. Il frate non parl. Fece un rapido segno della croce alla volta di Oliverotto e richiam le
guardie.
46
La morte
Allingresso del boia Vitellozzo non si mosse. Nonostante il dolore gli straziasse il corpo, era sereno
come non era mai stato. Vedeva con lucidit le sue colpe, le sue debolezze e tutta la sua sciagurata vita.
La voce della donna era tornata, ma trasformata in un canto che ora rasserenava il suo cuore come
prima laveva ossessionato. Doveva arrivare alla fine per capire il senso di quella voce, consider con
amarezza. Quante cose si comprendono quando  troppo tardi per vivere e si pensa alla propria vita
solo al passato, senza poter pensare: domani. Guard Oliverotto sdraiato a terra che gemeva piano e si
leccava le ferite. Chiss quali erano i suoi pensieri... Non era stato per lui un buon consigliere, si
rammaric il Vitelli, o forse la sua indole crudele lo avrebbe comunque portato alla rovina. Solo la
voce di Dio avrebbe potuto scuoterlo, ma non laveva ascoltata e aveva seguito listinto bestiale che lo
dominava. Dominare listinto non era facile. La sua vita era stata un susseguirsi di guerre e odio,
culminata nel fatale incontro con il Valentino. Chi era quel giovane bastardo? Un tempo si era inteso
con lui. Erano entrambi brutali, ma si capivano, si rispettavano e si tenevano a distanza. E allora perch
laveva sfidato alleandosi con uomini di scarso valore? Avrebbe dovuto chiederselo prima di farsi
incastrare. Dentro di s aveva sempre saputo che non sarebbe riuscito a sconfiggerlo, e allora?
Quellimpresa disperata allontanava il pensiero della fine imminente, era cos estrema da scacciare lo
spettro che lo inseguiva. Che cosa aveva Cesare pi di lui? Degli orizzonti pi ampi? Una maggiore
determinazione, o solo una sfacciata fortuna? E il suo avvenire quale risposta avrebbe dato? Vitellozzo
scosse la testa. Tante domande senza soluzione per chi come lui aveva poco futuro... e forse nemmeno
il futuro avrebbe saputo rispondere. Il fascino e la potenza di Cesare stavano proprio nel mistero del
suo essere sfuggente e multiforme. Inutile tentare di capirlo e rovinoso cercare di ingannarlo. Ora s,
mentre la sua vita finiva, male, male come era trascorsa, tutto appariva cos semplice... ma anche
inutile. Quando i giustizieri lo spogliarono lasciandolo solo in camicia non oppose resistenza. Lo fecero
sedere sulla panca con la schiena contro quella di Oliverotto che ormai non si ribellava pi e piangeva
senza emettere suoni. La voce della donna stava cantando in tono sempre pi alto, ed era cos intensa e
dolce che Vitellozzo non pensava ad altro. Si accorse appena del laccio che stringeva il suo collo a
quello di Oliverotto e che diventava sempre pi stretto. Lei gli comparve davanti. Vide i suoi occhi
acquamarina, i lunghi capelli fini, il sorriso infantile e le mani candide che lo invitavano a seguirla.
Langelo della morte  venuto a prendermi fu lestremo pensiero di Vitellozzo. Poi uno spasimo gli
squarci il petto e liber la sua anima. Dopo lultimo strattone il boia e lo sgherro che lo aiutava
lasciarono il bastone intorno al quale si avvolgeva la corda. I due corpi caddero a terra con un tonfo.
Mentre il frate si avvicinava e iniziava le sue preghiere i giustizieri si asciugarono il sudore soddisfatti.
Per allentare la tensione si misero a parlare tra loro. Due traditori in meno. Volevano fregare il duca
e guardali ora questi coglioni! Ho sentito che in citt ci sono stati tumulti disse il pi anziano rivolto
al boia. S, gli eserciti dei traditori hanno opposto resistenza e il Valentino  dovuto intervenire, ma
ora tutto  calmo. Me la sono persa restando qui! In quel momento entr Cesare seguito da
Micheletto. Gli uomini si inchinarono e tacquero. Solo il frate continu a recitare a bassa voce le
orazioni funebri. Il Valentino era accaldato. Un velo di sudore gli imperlava la fronte e i capelli umidi
gli si incollavano al viso. Il suo vestito nero era impolverato cos come il corto mantello di velluto
verde cupo che gli copriva le spalle. Si avvicin ai due corpi senza parlare, e con la punta infangata
dello stivale diede due leggeri colpi al corpo di Oliverotto, poi si avvicin al cadavere di Vitellozzo. Le
sue labbra si incurvarono per un istante in un sorriso. Poi scoppi in una risata liberatoria, imitato dai
suoi sgherri. Micheletto intanto, chinato sopra i cadaveri, li esaminava passando una candela davanti ai
loro visi. Voglio che siano esposti in piazza e che siano lasciati l per tre giorni ordin Cesare. E
degli Orsini che ne facciamo? chiese Micheletto rialzandosi. Il Valentino rispose senza indugio.
Liberate Roberto Orsini. La sua fedelt va premiata. Gli altri due per il momento restano prigionieri.
Chi mi tradisce non ha scampo. Micheletto e gli altri annuirono, mentre il Valentino usciva.
47
Il principe
E per pigliare i suoi nemici al vischio, fischi soavemente,
e per ridurli nella sua tana, questo basilisco.
Niccol Machiavelli
Senigallia
31 dicembre 1502
Il vento salmastro che veniva dal mare portava con s le voci dei soldati ebbri per la battaglia
vittoriosa. Solo, nella notte senza stelle, il Valentino guardava lontano, oltre la finestra aperta.
Respirava a fondo con le braccia abbandonate lungo i fianchi, mentre il vento gli schiaffeggiava il viso.
Avrebbe voluto gridare la sua soddisfazione, ma non ne era capace. Era stato addestrato al controllo
delle emozioni e non si lasciava mai andare. In questo era diverso da suo padre e da suo fratello Juan,
capaci di piangere, ridere, soffrire, amare, liberare le passioni sfrenatamente. Lui taceva. Non poteva
venir meno allimmagine di uomo duro, senza sentimenti, incapace di perdonare e di avere fiducia che
si era creato negli anni. Sent la tensione dei mesi passati cadergli addosso di colpo. Quei bastardi lo
volevano incastrare, ma lui li aveva preceduti. Questa  la dote del vincente, pens, colpire per primo.
Era probabile che quellaccozzaglia di piccoli uomini senza guida e senza progetti volesse approfittare
delloccasione per ucciderlo. Probabile, non provato. Lagguato a cui era sfuggito per miracolo a casa
del Bencini poteva essere un allarme, anche se niente finora collegava lassalitore ai suoi condottieri.
Ricord le parole di Rodrigo: chi  infedele una volta pu esserlo di nuovo, perci va eliminato. Senza
scrupoli, senza piet e anche senza prove. In quellanno il seme del tradimento, piantato da un abile
seminatore, il demonio, era germogliato rigoglioso intorno a lui. E i suoi fiori erano sbocciati con
facilit anche dentro di lui. Taci coscienza! grid tra s. Devo tradire se voglio vivere e devo farlo
prima degli altri. Era stato ingannato dagli amici, dagli alleati, da quelli che aveva reso grandi; ma
infine li aveva eliminati e il mondo non aveva perso nulla, solo uomini feroci con piccole menti,
sfrontati ma non coraggiosi, decisi a distruggere ma incapaci di costruire un mondo nuovo. Chi avrebbe
rimpianto Ramiro? Leco delle sue crudelt si sarebbe presto spenta in Romagna. E Vitellozzo? Un
pazzo senza discendenza, segnato dalla malattia e dalle ossessioni. Per non parlare di Oliverotto,
rabbioso e incarognito, tanto meschino da essere patetico. Gli Orsini? Molti crimini macchiavano il
loro passato, ed eliminare una nobilt vecchia, intrigante e malevola era solo un bene per la Penisola e
per il suo futuro. Nessuno tra loro era un uomo utile. Se non li avesse fermati avrebbero spazzato via il
progetto di suo padre: uno Stato grande e unito sotto le insegne dei Borgia. Suo padre... Lo immagin
ricevere il messaggero che gli portava la notizia del buon esito dellinganno. Avrebbe alzato una coppa
esaltando il suo successo, schiudendo le labbra carnose in un sorriso appagato. Prov una dilagante
soddisfazione nellanimo. Gli stava regalando la realizzazione di un sogno e avrebbe usato ogni mezzo
per raggiungere quello scopo. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarlo, ma doveva fare in fretta e
terminare il suo disegno, fino in fondo, prima che il Destino... prima che la morte... Una folata daria
fredda mosse i suoi capelli. Guardando fuori, nel buio, si chiese se ci avesse davvero un senso. La vita
fa tante promesse, illude, e poi? Un attimo di disattenzione e puoi finire come un cane randagio
squartato su una piazza. La vita  il vero inganno, pens con lucidit, va fregata prima che lo faccia lei.
Frug nella tasca della giubba e ne estrasse la carta che il Beheim gli aveva dato. Gualcito, ma terribile,
il tarocco della Morte lo fissava maligno. Laveva sempre tenuto con s in quellanno difficile ed era
riuscito a sfuggire alla falce di Dio che pareggia ogni cosa. Quel talismano aveva funzionato... No! Era
solo il trucco di un abile ciarlatano. Se era vivo lo doveva solo a se stesso. Di questo era certo e ora non
aveva pi bisogno di illusioni. Gett un ultimo sguardo al tarocco prima di lanciarlo dalla finestra. Lo
vide senza rimpianto perdersi nel buio. Richiuse le imposte e suon un campanello. Voleva dettare
subito ad Agapito la versione dei fatti da far conoscere al mondo. Tutti dovevano gioire con lui e
sentire il cuore tremare al suo nome. Poi si sarebbe fatto portare una donna.
Epilogo
Francoforte
23 maggio 1507
Caro Pirckheimer, amico mio carissimo,
ti spero in buona salute e sempre occupato negli studi classici che danno lustro alla tua casa di
Norimberga, ritrovo di uomini insigni e dotti.
Ti distrarr per qualche minuto dalle tue nobili occupazioni per annunciarti la tragica morte di
Cesare Borgia avvenuta il 12 marzo di questanno.
La vita del Valentino, fugace cometa svanita in un soffio nelle tenebre dellUniverso, ha lasciato
dietro di s la traccia vermiglia del suo passaggio.
Leco delle sue imprese, dei suoi amori, dei suoi tradimenti, di ogni sua azione, risuona da tempo in
tutte le corti e ora anche la sua fine diventer leggenda.
Anni fa Cesare mi chiese di leggere nelle stelle il suo destino. Allora gli nascosi la fine infelice che lo
attendeva, per timore di attirare su di me il suo odio inesorabile. Ti confesso che, sotto lindagine di
quegli occhi invadenti, ho faticato a mascherare la verit che leggevo con chiarezza negli astri. Ho
preferito rivelargli solo la parabola ascendente della sua vita di condottiero, culminata nel dicembre
del 1502, quando riusc a sventare lagguato dei congiurati e a prevenirli con linganno. Ma quello fu
lacme della potenza dei Borgia: la sorte aveva in serbo per loro un epilogo indegno.
Ora ti riassumer i fatti.
Come forse saprai, il caldo torrido dellagosto 1503 coi suoi miasmi pestilenziali e le sue affezioni
malariche si port via in pochi giorni papa Alessandro Quarto e lasci Cesare schiantato dalle febbri.
Inerte in un letto fradicio, con la mente annebbiata e il cuore dolente, il Valentino si dibatteva per
sconfiggere la morte.
Ma premeva lelezione di un nuovo papa e Giuliano Della Rovere, il peggior nemico dei Borgia, lo
blandiva chiedendogli il voto dei cardinali spagnoli. In cambio gli prometteva la conferma del titolo di
capitano delle milizie pontificie.
Cesare, indebolito dal male e privato della scaltra guida del padre, si fid.
Lui, maestro dinganni, credette che le parole degli altri fossero pi sincere delle sue!
E comp il primo errore.
Ma il Della Rovere, diventato Giulio II, non aveva dimenticato le umiliazioni subite da parte di
Alessandro Quarto. E si vendic sul Valentino.
Quando Cesare rifiut di rendere alla Chiesa le Rocche della Romagna lo fece imprigionare in
Castel SantAngelo privandolo del titolo promesso.
Intanto il regno e le chimere dei Borgia si sgretolavano di giorno in giorno. I vecchi nemici
riconquistavano i loro castelli, mentre il temibile esercito del Valentino si andava sfasciando. Solo la
Romagna resisteva.
Il castellano di Forl arriv a sfidare il papa ostinandosi nel rifiuto di consegnare la Rocca senza
avere la garanzia della libert del Valentino.
Durarono mesi le trattative per questa liberazione e infine, grazie allinsistenza dei cardinali
spagnoli e alla consegna dei castelli romagnoli, Cesare fu liberato e trasferito a Napoli sotto la
custodia aragonese.
E qui commise il secondo errore.
Confid a Gonzalvo de Cordoba, gran capitano degli Aragona, il suo progetto di riconquistare
Piombino e la Romagna.
Gonzalvo era unanima nobile, ma la sua lealt ai reali di Spagna, solidali col papa, lo costrinse a
tradire il Valentino. Finse di appoggiare il suo progetto e invece, con il favore di Giulio II, ne
organizz lesilio.
Il 20 agosto Cesare, sotto vigile custodia, fu imbarcato su una galea che doveva portarlo in Spagna.
Dal mare turchino di Napoli salut il suolo italiano. Non sapeva che quel saluto era un addio.
In Spagna conobbe le prigioni delle Maest cattoliche che non avevano mai amato n lui n suo
padre: prima il castello di Chinchilla, aggrappato a una roccia a picco sulla Mancha, poi il possente
castello della Mota a Medina del Campo.
Ma, per quanto poderoso e difeso, quel castello non poteva contenere lansia di libert che ancora
non si era placata nel cuore del Borgia: con coraggio disperato egli si cal con un servo dalla torre
altissima dove stava rinchiuso. La corda per era corta e il servo si schiant al suolo. Cesare invece,
anche se ferito, riusc a sopravvivere e a fuggire a Pamplona, da suo cognato, il re di Navarra
Giovanni dAlbret che lo accolse con affetto.
Era il 3 dicembre 1506.
Amico mio, non credo che, anche sapendolo lontano e in disgrazia, il cuore dei nemici di Cesare
fosse tranquillo. Conoscevano i suoi mirabolanti colpi di scena e temevano che un capovolgimento
improvviso potesse riportarlo al suo fasto. Immagino il papa, il re di Francia, e quello di Spagna, gli
Orsini e pavidi signori della Penisola attendere notizie dalla Navarra...
E il loro timore era fondato.
Cesare ide subito un progetto ambizioso per ricompensare suo cognato: sconfiggere per lui i nobili
ribelli e stabilire una forte egemonia sulla Navarra. Il re Giovanni, per salvare la corona contro
Francia e Spagna, doveva per prima cosa schiacciare il ribelle conte Beaumont che, chiuso nel suo
castello di Viana, lo sfidava.
Viana... tra Castiglia e Aragona, n Francia n Spagna, ma Navarra, paese di confine, ricco di
boschi e di torrenti, figlio dei Pirenei. Terra fiera, di gente silenziosa e scura legata alla nobilt delle
sue origini. Lanima della Navarra, violenta e sfrenata nelle feste e nelle corride, palpitava come
quella di Cesare e poteva accogliere il suo estremo respiro.
Segui con me gli eventi della notte dell11 marzo.
Siamo sotto le mura del castello stretto dassedio dai soldati del re di Navarra guidati dal Borgia.
Un uragano di pioggia si scatena in quella notte maledetta e gli assediati approfittano della allentata
sorveglianza degli assalitori, che Cesare ha posto al riparo, per farsi rifornire di viveri. Ma il
Valentino li sorprende. Allistante prende la fatale decisione: indossa larmatura, impugna la spada,
balza a cavallo e si lancia allinseguimento delle retrovie dopo aver dato lallarme. Urla la sua rabbia
contro chi, di nuovo, lo vuole ingannare.
 solo. Solo, verso il destino.
Come una furia abbatte tre nemici, ma arrivano i loro rinforzi, sono in molti e lui sempre solo. Un
colpo di lancia mortale gli trapassa lascella e lo disarciona. Appiedato, con il corpo trafitto, si batte
ancora. Il suo braccio esausto contro le picche e le lame dei rivali. Crivellato di ferite, sanguinante,
sfigurato, si accascia infine sul suolo limaccioso.
La vampa ardente del suo sguardo si affievolisce e si spegne.
Re Giovanni, accorso troppo tardi, resta impietrito, a capo chino, davanti al cadavere del cognato
mentre il mattino vince il buio della notte.
Che dire, amico mio, di un uomo che muore cos? Si  macchiato di orrendi peccati, le sue mani
grondano sangue di nemici e familiari, ha posseduto tante donne senza amarne veramente nessuna, ha
commesso errori insensati... eppure il suo spirito indomito mi strega ancora e i suoi occhi cangianti
brillano davanti a me come quando mi chiedeva di svelargli il futuro.
Mi chiedo se in quella sua ultima sconsiderata corsa il Valentino si sia ricordato del tarocco della
Morte che gli donai per distrarlo dal mio inganno.
Quali furono i suoi pensieri quando con grida disperate si avventava contro i nemici? Pensava alla
sua stella morente, allimpossibilit di vivere braccato e quindi allurgenza di concludere presto
perch, presto, sempre, aveva concluso le sue imprese? Oppure credeva ancora nella sua fortuna e
confidava nel potere occulto di quel tarocco inutile?
Non lo sapremo mai.
Quello che so  che non lho ingannato presagendogli limmortalit. Lha avuta in dono da Dio, o dal demonio.
Lorenz Beheim.
...
.
...
La fine degli altri.
...
.
...
La famiglia.
...
.
...
Rodrigo Borgia, papa Alessandro Quarto. La sera del 3 agosto 1503 Rodrigo Borgia partecip con Cesare a un banchetto del neocardinale Adriano Castellesi da Corneto in una vigna presso il Vaticano. Tutti i partecipanti, compreso lo stesso ospite, si ammalarono. Alessandro Quarto, dopo giorni di attacchi febbrili alternati a miglioramenti, mor la sera del 18 agosto 1503, a 72 anni e 8 mesi, dopo undici anni e sette giorni di pontificato.
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Alcune cronache riferiscono che in punto di morte invoc solo la figlia Lucrezia, dimentico della sorte di Cesare, che come lui rest a lungo tra la vita e la morte. Molti parlarono di veleno, oggi per si ritiene che la malaria, che mieteva molte vittime in quella calda estate, sia la vera causa della morte. Poco prima erano morti anche due nipoti di Rodrigo, il cardinale Giovanni Borgia e suo fratello Guglielmo Raimondo. Il papa era solito ripetere che il mese di agosto era fatale per le persone pingui e aveva avuto cattivi presagi. Numerosi aneddoti, riportati dai detrattori della famiglia
Borgia, raccontano di presenze strane e demoniache intorno al moribondo: il pontefice avrebbe stretto
un patto col diavolo, scambiando la sua anima con gli undici anni di pontificato. Ci fu chi asser di aver
visto un cane nero aggirarsi per il Vaticano e scomparire solo quando il papa spir. La salma del
pontefice si gonfi a dismisura per il caldo, al punto che la bara non sembrava sufficiente a contenerla.
Infatti fu necessario comprimerla per farvela entrare. Nessuno nella notte vegli il defunto. Venne
tumulato il 19 agosto in San Pietro nella cappella di Santa Maria delle Febbri; le spoglie furono poi,
dopo alterne vicende, trasportate nel 1889, su iniziativa di alcuni nobili spagnoli residenti a Roma, con
i resti dello zio papa Callisto III, nella chiesa di Santa Maria di Monserrato in un piccolo sepolcro
decorato. Ma chi scolp i due busti sbagli lepigrafe mettendo il nome dello zio al posto di quello del
nipote e viceversa. Lucrezia Borgia Lucrezia mantenne sempre rapporti epistolari col fratello Cesare e,
quando questi cadde in disgrazia, fece il possibile per perorare la sua causa presso papa Giulio II, ma
senza successo. Mor di parto il 24 giugno 1519, a 39 anni. Era alla sua ottava gravidanza. Venne
pianta dal marito Alfonso dEste e dai ferraresi come eccellente duchessa. La sua vita tanto discussa e
la sua fama di incestuosa avvelenatrice furono contraddette da una morte in odore di santit: infatti al
momento della sua morte Lucrezia apparteneva allordine terziario francescano. Le sue spoglie si
trovano nel convento del Corpus Domini di Ferrara con quelle del marito e di due figli. Charlotte
dAlbret Charlotte non rivide mai pi suo marito. Dopo la morte di Cesare fece coprire di velluto e seta
neri tutto il castello di La Motte Feuilly dove si era trasferita da Issoudun e l visse ritirata occupandosi
delleducazione della figlia Louise. Mor l11 marzo 1514 a 32 anni, come Cesare. Per sua disposizione
testamentaria il suo cuore venne sepolto nella chiesetta di La Motte Feuilly e il suo corpo nel
monastero delle Annunziate di Bourges, accanto a quello della regina Giovanna.  I nemici
Paolo e Francesco Orsini Furono strangolati a Citt della Pieve il 18 gennaio 1503 da Michele Corella.
Cardinale Giovan Battista Orsini Arrestato il 2 gennaio 1503, fu rinchiuso in Castel SantAngelo, dove,
a causa dellet e della menomazione, manifest presto segni di pazzia. Il 22 febbraio 1503 mor in
cella. Papa Alessandro Quarto, dopo averne incamerato i beni e aver cacciato di casa la vecchia madre
Clarice Orsini con i soli abiti che aveva indosso, lo onor con solenni funerali. Il Borgia ordin che
fosse collocato nella bara a volto scoperto perch tutti potessero constatare che il suo decesso era
dovuto a cause naturali e non al veleno, come si vociferava. Roberto Orsini (cavalier Orsino) Qualche
anno dopo i fatti narrati, fu assalito da quindici scherani che lo stavano aspettando e fatto a pezzi sul
posto. Alcuni sostengono che sia stato scambiato per un altro e ucciso per errore, altri invece ritengono
che sia stato eliminato per motivi politici o per vendetta personale. Giovanni ed Ermes Bentivoglio La
notte del 2 novembre 1506 Giovanni Bentivoglio e la sua numerosa famiglia lasciarono per sempre
Bologna conquistata da papa Giulio II. Dopo essere stato scomunicato e aver girato molte citt, nel
1508 Giovanni fu rinchiuso nel castello di Milano dove mor di crepacuore. Ermes, con i fratelli, tent
varie volte di riconquistare Bologna, ma senza successo. Annibale e Venanzio Varano Furono
strangolati nella Rocca di Cattolica nel febbraio del 1503, alcuni sostengono da Micheletto, altri da un
suo nipote. Gianmaria Varano Dopo la morte di Alessandro Quarto, rientr in possesso di Camerino e vi
govern fino al 1527. Padre guardiano del convento di San Francesco di Pesaro Fu giustiziato per
ordine di Gianmaria Varano che vendic cos il fratello Pirro. Guidobaldo di Montefeltro Rientr in
Urbino in seguito alla fine del papa Borgia e tenne il ducato fino alla morte, 23 aprile 1508. Suo erede
sar Francesco Maria Della Rovere, figlio della sorella Giovanna, gi prefettessa di Senigallia.
Gianpaolo Baglioni Dopo luccisione degli Orsini, fu cacciato da Perugia, ma riconquist la citt alla
caduta dei Borgia. Govern sfuggendo ad agguati e rivolte, finch papa Leone X de Medici lo attir a
Roma con promesse di pace e di nomine. Incarcerato e processato, per molteplici motivi (da quelli
politici a quelli morali) venne decapitato in Castel SantAngelo il 2 giugno 1520, dopo aver chiesto e
ricevuto dallo stesso papa il perdono dei suoi peccati.  Gli amanti
Dorotea Caracciolo Alla morte di papa Alessandro Quarto, il Valentino la fece rinchiudere in Castel
SantAngelo. Liberata il 9 dicembre 1503 da papa Giulio II, rest per un mese in convento chiedendo
alla Serenissima garanzie per la sua vita. Ottenuta lassicurazione che il marito non lavrebbe accusata
dinfedelt, il 4 febbraio 1504 si ricongiunse al Caracciolo a Faenza. Diego Ramires Le ultime notizie
su di lui si hanno il 16 gennaio 1504. In un rapporto del podest di Ravenna alla Signoria si fa cenno ad
alcuni uomini delle truppe venete mandati a Cesena a prendere chi rub sulla strada la moglie del
capitano delle fanterie. Non si sa se venne catturato.  Gli amici
Francisco Troches Poich si lamentava pubblicamente di non essere stato nominato cardinale, il papa
gli chiar che la responsabilit di tale decisione era di Cesare. Lo avvert anche che, a causa delle sue
proteste, era in pericolo. Il 19 maggio 1503 il Troches fugg da Roma, ma fu arrestato in Corsica
mentre tentava di raggiungere la Francia. Ricondotto a Roma con laccusa di aver rivelato a Luigi XII
le trattative in corso tra i Borgia e il re di Spagna, fu interrogato da Cesare e strangolato da Micheletto
su una barca allancora nel Tevere, l8 giugno 1503. Agapito Geraldini La sua lealt ai Borgia 
testimoniata da una lettera scritta da Vannozza Cattanei (madre di Cesare) alla figlia Lucrezia, in cui si
cita la morte del vescovo-segretario, avvenuta verso la fine del 1515. Agapito rest sempre fedele a
Cesare Borgia, soprattutto nel difficile momento seguito alla morte di Alessandro Quarto, quando il
Geraldini rappresent Cesare, malato, davanti ai cardinali giurando fedelt alla Chiesa in nome del
Valentino. Michele Corella Se Agapito fu la mente Micheletto fu il braccio del Valentino. Il
Corella non abbandon i Borgia nemmeno quando la loro stella si spense. Non segu per il Valentino
in esilio. Arrestato sotto papa Giulio II, venne processato per i suoi numerosi omicidi, ma fu
incredibilmente assolto dalle accuse. Su consiglio del Machiavelli, venne assunto dalla Repubblica
fiorentina come capitano della guardia del contado e del distretto, e mor assassinato a Milano nel 1508.
Lorenz Beheim Classicista tedesco, astrologo, ingegnere militare e alchimista visse per ventanni alla
corte di Alessandro Quarto. Alla morte di Cesare, il Beheim scrisse allumanista Pirckheimer, suo amico,
per informarlo della tragica fine del Borgia, riferendo anche le sue osservazioni astronomiche grazie
alle quali si  potuta stabilire la data di nascita del Valentino. Nella Biblioteca civica di Norimberga,
insieme con quella lettera, sono conservati alcuni fogli che riportano una novantina di domande di vario
genere che Cesare fece al Beheim e che testimoniano il suo eclettismo.  Le spoglie di Cesare
La salma di Cesare fu deposta a destra dellaltare maggiore della chiesa parrocchiale di Santa Maria di
Viana. Nel corso dellanno 1507 gli fu eretto un monumento sepolcrale notevole per gli ornamenti
dellurna rappresentanti i re dellAntico Testamento. Sulla tomba era posta la seguente epigrafe del
poeta spagnolo Soria:  Aqu jaze en poca tierra  quien toda la temia; En esto poco se encierra  que
la paz y la guerra Del mundo todo hacia. Oh tu que vas  buscar Cosas dignas de loar; S lo mejor es
mas dino Aqu acaba tu camino No cures des mas andar.
Giace in questo pugno di terra colui che tutta la terra temeva in questo lembo sta chiuso chi nel mondo
decideva la pace e la guerra. O tu che vai cercando storie degne di essere raccontate se il meglio  pi
degno termina qui il tuo cammino e non andare oltre. Ma la furia implacabile dei nemici di Cesare
Borgia, che ritenevano sacrilega la sua presenza nella chiesa di Santa Maria, fece s che verso la fine
del 17esimo secolo il sarcofago venisse distrutto e le ossa del Valentino disperse.
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FINE.